Vertex Quintet: un ascolto d’obbligo

"Fermata obbligatoria" è il titolo del cd, pubblicato dall'etichetta marchigiana "Notami jazz"
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Emanuele Franceschetti

di Emanuele Franceschetti

 

Convince e stupisce in toto ‘Fermata obbligatoria’, pubblicazione discografica a cura dell’etichetta marchigiana ‘Notami Jazz’ (da anni attiva nella promozione di materiale inedito di matrice jazzistica) e firmato ‘Vertex Quintet’.

Il quintetto, guidato dal pianista Emanuele Evangelista (autore, peraltro, di quasi tutte le composizioni, ad esclusione di Terza Amalasunta, brano di Roberto Zechini), offre all’ascolto un materiale inedito di ottima fattura, e -viene da dire- non poteva essere altrimenti, vista la consolidata intesa dei muscisti, nata e maturata in anni di collaborazioni negli ensemble più diversi; oltre, inutile dirlo, all’indiscusso livello degli stessi, attivi (e apprezzati) in ambito nazionale e internazionale.

Evangelista, accompagnato da Roberto Zechini, Marco Postacchini, Gabriele Pesaresi e Ananda Gari (rispettivamente chitarra, sassofono, contrabbasso e batteria del quintetto) costruisce un itinerario musicale efficace ma mai pretestuoso, audace senza mai perdite di controllo: fin dall’incipit discreto  di Calma apparente (davvero bella l’apertura col tema al piano che ‘viaggia’ su un ostinato di semiminime del ride, creando continui spostamenti d’accento), tanto nella fisionomia timbrica dei brani quanto nella partitura vera e propria, vige sempre un equilibrio robusto tra forte vocazione melodica (su tutte la splendida Fermata Obbligatoria, nonché Un attimo dopo, dal bel tema esposto in unisono da sassofono e chitarra) ed esplorazioni ritmico-tematiche più complesse (Pmajor, la cui sonorità ibrida, in apertura, ricorda certe ‘evasioni’ à la Esbjorn Svensson, ma anche Terza Amalassunta di Zechini, a tinte impressioniste, con l’insolito accostamento di clarinetto basso e chitarra elettrica).

La sonorità è indubbiamente moderna, pur non mancando di riaffermare il suo legame con la tradizione; la vena acustica, cifra stilistica di gran parte del lavoro, si lascia ben tradire da qualche incursione nell’elettrico: la scelta è sempre vincente, e per accorgersene basta ascoltare la bellissima Vito, traccia posta in chiusura del disco.

‘Fermata obbligatoria’ fugge, complessivamente, un’inquadratura limitante e un orientamento stilistico dominante. La pregevolezza delle composizioni (e della componente improvvisativa, marchio di fabbrica di tutto il quintetto) e le molteplici suggestioni offerte tentano immediatamente ad un secondo ascolto, dichiarando inequivocabilmente l’assoluta riuscita del progetto.

la copertina del cd



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