Robert Frost “A una falena vista d’inverno”

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Robert Frost

Eccoti calda una mano appena tolta di tasca,
Ramo tra fronda e fronda sul quale posarti,
Tu dal nero occhio vivido, argenteo-bruna creatura,
Non raccolte le tue ali in riposo, ma aperte.
(Chi saresti, mi chiedo, per tali segni
Se le falene io coltivassi come i fiori?)
E dimmi ora, ti prego: quale fallace speranza
Ti ha illuso a questa avventura d’eterno,
A cercare l’amore in una stagione d’inverno?
Ma fèrmati, stammi a sentire. Io credo sicuro

Che tu così lieve fai troppa fatica a volare,
Troppo spendi di te per sostenerti.
Non troverai l’amore, né lui ti troverà.
Ed è qualcosa d’umano che in te mi desta pietà,
Quell’antico inguarabile essere fuori di tempo,
Sola radice di tutti i mali che sono.
Ma, adesso, va’. Hai ragione. La mia pietà non serve.
Va’ finché madide e morte non siano le tue ali:
Devi essere fatta più semplice e più saggia di me
Per saper la mano che qui impulsiva protendo,
Attraverso l’abisso di tutte le cose vicine,
Può raggiungerti forse, ma non toccare il tuo fato.
Non posso toccar la tua vita e tantomeno salvarla,
io che ho daffare ancora a salvare la mia.
Robert Frost, da Conoscenza della notte, a cura di Giovanni Giudici, Mondadori, 1999


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