Dipendente comunale suicida
“Quella di mio fratello
una morte annunciata”

MACERATA - Il consigliere Guido Garufi ha commentato attraverso i suoi legali il gesto del fratello Giuseppe. L'avvocato Valori: "L'hanno indotto a uno stato di depressione"
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Gli avvocati Aldo Alessandrini, Federico Valori e Oberdan Pantana

Gli avvocati Aldo Alessandrini, Federico Valori e Oberdan Pantana durante la conferenza stampa di oggi

di Gianluca Ginella

“Si tratta di una morte annunciata”. Guido Garufi, consigliere comunale di Macerata, ha commentato così la morte del fratello con un messaggio che ha affidato ai suoi legali. Sconvolto il consigliere comunale per il tragico gesto del fratello Giuseppe, 60 anni, che si è tolto la vita impiccandosi con un laccio alla serratura della porta di casa. E’ successo alle 13,20 di oggi (leggi l’articolo). E’ allora che gli agenti della polizia di Macerata, che dovevano andare a casa di Giuseppe Garufi per scattare alcune fotografie nell’ambito dell’indagine che lo coinvolgeva, non ottenendo risposta sono entrati in casa, in via Roma 286, e hanno fatto la tragica scoperta. Inutili i soccorsi del 118, per Giuseppe Garufi non c’era nulla da fare. Il dipendente comunale, che da un anno e mezzo era assente dal lavoro per motivi di salute, era indagato per l’incendio all’archivio Urbanistica di Macerata, scoppiato l’11 agosto del 2012. E proprio da quell’incendio erano scaturite altre indagini. Che hanno portato la procura a effettuare perquisizioni, ieri sera, a casa di Giuseppe Garufi e di suo fratello Guido in cerca di un memoriale difensivo scritto dal consigliere comunale in merito alla vicenda del rogo per cui era indagato il fratello. Il memoriale è stato trovato e sequestrato.

Giuseppe e Guido Garufi sono stati convocati in questura e sono stati informati di essere indagati, insieme ad una terza persona. La procura di Macerata contestava a Giuseppe Garufi i reati di peculato e truffa aggravata. Accusa relativa al rilascio di attestazioni di idoneità strutturali di immobili, adibiti ad uso abitativo, ad ospitare persone extracomunitarie munite di permesso di soggiorno. Secondo le accuse si sarebbe impossessato delle somme versategli dagli extracomunitari a titolo di tassa dovuta per il rilascio delle certificazioni (le somme oscillavano tra i 15 e i 20 euro). 132 le pratiche contestate (i presunti fatti sarebbero avvenuti tra il maggio 2011 e il luglio del 2012). Indagata è anche Luisa Mirella Bruni, 60, di Cingoli (assistita dall’avvocato Gabriele Cofanelli). Alla donna viene contestato il reato di riciclaggio: si sarebbe intestata un deposito con le somme, che la procura presume essere illecite, percepite da Giuseppe Garufi. La cifra sotto la lente della procura si aggirerebbe sui 120mila euro. Di questi la procura questa mattina ne ha rinvenuti 80mila in una cassetta di sicurezza, denaro contante tutto in banconote da 500 euro. A Guido Garufi viene invece contestato il reato di ricettazione perché avrebbe ricevuto dal deposito 20mila euro. Denaro che, come detto, per la procura è da verificare se sia di provenienza lecita o illecita. Le accuse vengono contestate sia dal legale di Bruni, che dai legali dei fratelli Garufi, gli avvocati Federico Valori, Oberdan Pantana e Aldo Alessandrini.

Valori in merito al rogo in Comune dice: “A giugno la Scientifica della polizia di Roma ha svolto accertamenti in cui si dice che non ci sono tracce dell’innesco del rogo. Si è accusato Garufi di un reato che non ha commesso”.E annuncia che farà istanza di riesame contro il sequestro del memoriale “dalla lettura del memoriale sono certo che il procuratore troverà elementi tali da chiedere l’archiviazione di Garufi. La morte del mio cliente porterà comunque all’archiviazione della sua posizione, ma noi vogliamo che vi sia una archiviazione nel merito” prosegue Valori. Da un punto di vista umano, il legale dice che “Si è indotto Giuseppe Garufi in uno stato di depressione perché veniva messo in discussione il lavoro di una vita e della provenienza di quei risparmi, i 120mila euro del deposito, che sono quelli di tutta una vita di lavoro. Quei soldi non sono di provenienza delittuosa, ma se di provenienza delittuosa potrà mai parlarsi si tratta, secondo quanto viene contestato, di 20 euro per 132 pratiche che significa 2-3mila euro. Inoltre per quanto riguarda Guido Garufi bisogna provare che il denaro che ha ricevuto dal deposito sia parte di quei 2-3mila euro di presunta provenienza illecita. E’ una ipotesi accusatoria piuttosto labile”.

Il procuratore capo Giovanni Giorgio, sulla morte di Giuseppe Garufi ha tenuto a dire che “Sono dispiaciuto per quanto accaduto ma sono sicuro della correttezza dell’operato mio e delle forze dell’ordine che hanno indagato”.



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