Si salva (per ora)
il punto nascita di San Severino
Ma continuano le proteste

L'annuncio è stato dato dal sindaco Martini durante un'assemblea infuocata indetta dal comitato per la tutela dell'ospedale Eustachio. A Camerino si è costituito un comitato di ex pazienti del reparto di chirurgia, per intraprendere azioni volte a tutelare la permanenza del servizio
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Presenti al tavolo sulla sanità a San Severino da sinistra Marco Massei, il sindaco Cesare Martini, Pietro Cruciani, il presidente del comitato di tutela dell’ospedale Marco Marchetti, il vice sindaco Vincenzo Felicioli e Mario Chirielli

di Monia Orazi

QUI SAN SEVERINO – Slitta per il momento la chiusura del reparto di ostetricia-ginecologia di San Severino Marche. Lo stop è giunto ieri sera, in un incontro politico a Pesaro tra il presidente della commissione del consiglio regionale sanità Francesco Comi, il presidente della regione Gian Mario Spacca e l’assessore regionale alla sanità Almerino Mezzolani. L’hanno appreso questa mattina da una telefonata di Comi, il sindaco di San Severino  Cesare Martini ed il suo vice ed assessore comunale alla sanità Vincenzo Felicioli, annunciandolo alle tantissime persone accorse questo pomeriggio all’assemblea indetta dal comitato per la difesa dell’ospedale. Non si è mostrata adeguata come scelta logistica la piccola sala Aleandri accanto al teatro Feronia. Lunedì in giunta regionale non si voterà più la soppressione dei punti nascita ma si aprirà un tavolo di confronto con le istituzioni locali, i sindacati e gli operatori sanitari. Tutto dovrebbe restare così sino alla fine del 2014. Il vicesindaco Felicioli ha spiegato che la giunta accoglierà le raccomandazioni inserite nel documento votato dalla commissione regionale sanità, ed i criteri per i punti nascita saranno ridiscussi. Martini ha spiegato che ci sono tutti i presupposti per un ricorso al Tar, dato che la proposta di delibera regionale ormai stoppata, non si rifà a nessuna normativa in vigore, in quanto l’accordo stato regioni che introduceva il parametro dei mille nati l’anno per tenere aperto un punto nascita è scaduto nel dicembre 2012 e il famigerato decreto Balduzzi non è in vigore, trattandosi di decreto legge non convertito in legge ordinaria entro i prescritti sessanta giorni, come messo in luce da Felicioli. “In questa vallata c’è un vero e proprio terremoto – ha detto il sindaco – dobbiamo combattere tutti uniti, non era mai successo sinora che il sindaco di Camerino si esprimesse a favore di San Severino, è segno che sta succedendo qualcosa di grave. Non possiamo permettere che passi la logica dei numeri, ma pensare alla funzione sociale della sanità. Convocheremo presto un consiglio comunale, come chiesto da Chiodi. Dobbiamo mobilitarci in modo intelligente, se c’è da fare la guerra, sono pronto a mettermi davanti a tutti”. Ha portato un contributo alla discussione anche il docente universitario Balducci, ex consulente sanitario della regione, che ha ribadito come prima di fare i tagli occorra fare programmazione sanitaria.

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Moltissimi i presenti all’iniziativa

All’inizio dell’incontro per conto del comitato di tutela dell’ospedale il presidente Marco Marchetti, l’avvocato Marco Massei e Mario Chirielli hanno annunciato la volontà di organizzare una grande manifestazione che possa mobilitare la città, insieme alle istituzioni, davanti all’ospedale, proposta condivisa dal sindaco Cesare Martini e dal capogruppo di minoranza Gilberto Chiodi. “Dobbiamo unirci con i comuni vicini e darci da fare tutti insieme – hanno detto – il criterio numerico dei parti non si può usare perchè questa regione non è una sala da biliardo, storicamente in montagna sono presenti diversi ospedali perchè è una zona disagiata, da tutelare. Se ci basiamo sul criterio dei mille parti, da Tolentino in giù chiude tutto”. Il dottor Marchetti ha poi ricordato come un’eventuale chiusura dell’ospedale causi una perdita di almeno 300 posti di lavoro, con gravi danni per l’economia del territorio. Nel suo articolato intervento il dottor Vincenzo Felicioli, medico presso il reparto di ostetricia settempedano, ha ricordato come nel voler chiudere il punto nascita ci sia stata “un’aggressione mirata al materno infantile, per chiudere anche Camerino, visto che per la permanenza di un punto nascita è prevista la dotazione di un Dea(dipartimento di emergenza)”. Per Felicioli non basta una delibera di giunta regionale per declassare un ospedale di rete quale quello settempedano. Il vicesindaco ha ricordato come per “l’area vasta numero 2 di Ancona di cui è commissario lo stesso direttore generale Asur Piero Ciccarelli, non siano stati applicati i piani di area vasta”.
“Civitanova e Macerata non hanno perso nulla – ha tuonato Felicioli – i criteri nella proposta di delibera per chiudere il materno infantile, sono stati stabiliti dal trio Piero Ciccarelli, Paolo Galassi e Pierluigi Giugliucci, non esiste nessuna normativa che li possa giustificare. Sono stati fatti ad arte per salvaguardare la struttura di Fabriano, che non raggiunge neanche 500 parti l’anno”. Dopo l’incontro di Martini e Felicioli con la commissione sanità guidata da Francesco Comi, è stato votato il documento che ha “fermato” la chiusura di ostetricia, ora i nuovi criteri saranno definiti con l’Anci Marche. Se i mille nati fossero il parametro di riferimento, si potrebbe nascere solo in tre ospedali: Salesi di Ancona, Fano e Macerata. “Occorre mantenere alta la guardia, sedersi attorno ad un tavolo e fare una proposta intelligente, che potrebbe essere quella di fare di San Severino il punto nascita di riferimento a livello provinciale, visto che la sala parto di Macerata non è a norma ed occorrerebbero forti investimenti”, ha concluso Felicioli. I vertici regionali avrebbero annunciato la volontà di reclutare la “guardia pediatrica” con medici per l’ospedale di San Severino. Il consigliere regionale Francesco Massi ha ribadito come non si debbano tagliare strutture che funzionano, inoltre ha esortato i settempedani a riprendere la battaglia per le eccellenze del proprio ospedale, oculistica oltre ad ostetricia. Infuocati sono stati gli interventi dell’ex assessore comunale Cadia Carloni che ha reclamato la presenza di Spacca e Mezzolani, dell’ex sindaco Manlio Rossi e di alcuni cittadini.

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Padre Gino ha raccontato la sua esperienza da ammalato

QUI CAMERINO –Si è presentato ufficialmente questa mattina alla stampa il comitato formato da alcune decine di ex pazienti dell’unità operativa di chirurgia di Camerino, diretta dal dottor Giambattista Catalini, che intende attuare iniziative per la salvaguardia di questo reparto di eccellenza, a cui è unita anche la struttura chirurgica dell’ospedale di San Severino. “Siamo un comitato al di fuori di qualsiasi motivazione politica – spiega la portavoce Gabriella Accoramboni di Tolentino – la nostra iniziativa viene dal cuore. Ci unisce il filo conduttore di essere stati curati da questo grande professionista, o perchè abbiamo un parente che lui e il suo staff hanno salvato. Siamo giunti da Tolentino, Porto San Giorgio, Fermo e Montegranaro, ognuno di noi ha la sua Asl di appartenenza, ma siamo venuti a Camerino per scelta. Catalini ha seguito mio fratello sei anni fa, riesce ad instaurare un rapporto di grande fiducia con il paziente ed i familiari, in tutto il reparto c’è grande professionalità ed umanità”. “Diciamo di no ai tagli, vogliamo proteggere un’eccellenza come la chirurgia di Camerino, capisco che è un periodo difficile, ma quando qualcosa funziona bene, si deve fare in modo che continui ad esistere”, conclude la portavoce.
Ha preso poi la parola padre Gino, un anziano frate di Renacavata di Camerino, operato due volte nel 2007: “Sono stato trattato come un principe, ho avuto un’assistenza eccellente, il reparto di chirurgia e l’ospedale di Camerino devono essere conservati perchè l’alto maceratese ha bisogno di questa struttura. Per chi abita a Visso e Serravalle di Chienti, diventa un’avventura raggiungere Macerata se ci sono delle urgenze. Piuttosto si taglino le spese per l’esercito e si spenda di più per la sanità”. Si snocciolano storie, come quella della moglie di un ex infermiere di San Severino malata di linfoma, una signora di Montegranaro a cui il bisturi di Catalini ha tolto un tumore, Mauro da Fermo che ricorda la costante presenza dei medici.
“Quando uno sta male non ha voglia di sentirsi un numero, ma ha voglia di qualcuno che parli con lui – spiega l’altra portavoce del comitato Patrizia Pistagnesi di Porto San Giorgio – quello di Camerino è un ospedale che raccoglie tanti piccoli centri del comprensorio montano. Se uno sta male deve andare a Macerata o Foligno per attendere ore? Qui in situazioni di urgenza si viene subito assistiti. E’ assurdo tagliare ciò che funziona”.
Il docente della facoltà di veterinaria Unicam Massimo Zerani ricorda come in collaborazione tra la facoltà camerte e quella di medicina e chirurgia di Roma, sia stato attivato un master sulle nuove tecniche chirurgiche dell’addome, conferendo a Catalini il ruolo di coordinatore perchè è un grande esperto. Marco Massei e Mario Chirielli del comitato settempedano testimoniano l’intento comune nella battaglia per tutelare i servizi dell’ospedale di Camerino-San Severino, se scompare un reparto di una delle due strutture, è un problema per tutto il territorio. Un uomo che ha ricoverato la moglie parla del reparto camerte come di una “clinica svizzera”, un uomo falciato da un’auto a Piane di Falerone deve la sua vita all’azione congiunta del reparto di rianimazione di Camerino ed allo staff chirurgico di Catalini, dopo che a Fermo l’avevano dato per spacciato. Ultima a parlare una giovane donna, a cui Catalini e i suoi collaboratori hanno salvato la vita, a rischio per un tumore, con parole di grande apprezzamento anche per il reparto di chirugia di San Severino e l’ostetricia settempedana dove sono nati i suoi due figli.

 



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