Annullata la vendita dell’Antonio Merloni
“Pagata cinque volte meno del suo valore”
Unicredit, Intesa San Paolo, CariFirenze, Carifac, Banca Marche e Popolare di Ancona, tutte creditrici nei confronti della precedente gestione, hanno presentato un ricorso che è stato accolto
La seconda sezione del Tribunale civile di Ancona, presieduta da Edi Ragaglia, ha annullato la vendita della Antonio Merloni di Fabriano al gruppo Porcarelli. Sarebbe stata pagata cinque volte meno del valore reale. Il dispositivo è stato pubblicato questa mattina dopo che per tutta la giornata di ieri sindacalisti di Fiom, avvocati, tra i quali il presidente dell’Ordine Giampiero Paoli (nel collegio difensivo del pool di banche), lo stesso Porcarelli hanno cercato conferma in Tribunale. La sentenza, 35 pagine, annulla tutti gli atti preliminari e il contratto della cessione dell’azienda degli elettrodomestici.
Nessun commento ufficiale per ora, ma grande preoccupazione per comprendere i risvolti – sicuramente pesanti e molteplici – che questa sentenza avrà soprattutto sui 700 operai ex Ardo assunti dalla JP Industries, la newco che è stata costituita da Porcarelli, per acquistare nel gennaio del 2012, il comparto bianco della Antonio Merloni costituito dai tre stabilimenti di Santa Maria e Maragone a Fabriano e Gaifana in Umbria.
Il costo dell’operazione, approvato dal comitato di vigilanza previsto dalla legge Marzano, è stato pari a circa 10milioni di euro, più 3 milioni di crediti a cui Porcarelli ha rinunciato e che vantava nei confronti della precedente gestione della Ardo. La cifra pattuita, però, è stata giudicata bassa secondo un pool di banche – Unicredit, Intesa San Paolo, CariFirenze, Carifac, Banca Marche e Popolare di Ancona, tutte creditrici nei confronti della precedente gestione della Antonio Merloni per circa 178milioni di euro – che hanno promosso una causa per chiedere l’annullamento della vendita effettuata dall’Amministrazione straordinaria allo stesso Porcarelli.
Il 13 maggio scorso è stata depositata la consulenza richiesta dal giudice. Secondo la perizia il prezzo giusto per la vendita si sarebbe dovuto aggirare intorno ai 40milioni di euro. Fino alla tarda serata di ieri, i commenti non potevano essere ufficiali. Ma in molti già stavano studiando i risvolti della sentenza. Certo occorrerà conoscere le motivazioni per comprendere gli spazi per poter appellare la sentenza. Resta il fatto che 700 operai ex Ardo che speravano di aver ritrovato un posto di lavoro solido e duraturo, temono che possano finire come le circa 1.300 tute blu cassaintegrate della Antonio Merloni.
«Un’ordinanza che segna un precedente importante per le aziende in amministrazione straordinaria che potrebbero essere cedute a nuovi acquirenti». L’avvocato Giampiero Paoli, difensore del pool di banche che ha ottenuto l’annullamento della cessione A. Merloni, è «soddisfattissimo per il risultato ottenuto» e sottolinea il nodo del dispositivo firmato dal presidente del collegio giudicante Edi Ragaglia: «I commissari straordinari dell’A. Merloni, Massimo Confortini, Silvano Montaldo e Antonio Rizzi, hanno sbagliato a calcolare la redditività negativa (badwill) del gruppo industriale, determinandola in quattro anni invece che due. In questo modo, il valore dell’A. Merloni è crollato ingiustamente da 54 a 12 milioni di euro».
Un errore nel quale potrebbero incorrere altri commissari ministeriali alle prese con nuove vertenze di aziende in crisi. Nei confronti del gruppo elettrodomestico fabrianese le banche ricorrenti vantano ancora circa 170 milioni di crediti, e non sarà facile, sentenza o meno, che possano recuperarli. Quanto al futuro della ex A. Merloni ora J. P., non è ancora chiaro cosa accadrà: «Teoricamente – osserva l’avvocato Paoli – l’azienda dovrebbe tornare nelle mani dei tre commissari, pur potendo continuare a produrre»

Ma quando le Banche elargivano milioni e milioni di euro, a qualche megadirettore non veniva un sospetto che quei soldi non li avrebbero piu’ visti? Ora tutto il Gruppo viene valutato e venduto al prezzo di un appartamento ai Parioli a Roma. Se i dipendenti della ARDO e un po’ di indotto creano una cooperativa, con 2000 – 3000 euro a testa trovano i soldi per rilevare tutto.