La lunga notte dell’opera

DAVOLI A MERENDA - La lirica? Una cosa giusta ... senza esagerare
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davoli-a-merendadi Filippo Davoli

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È andata addirittura meglio dello scorso anno, la notte dell’opera 2013 (Guarda la galleria fotografica). C’era ancora più gente (un po’ come al pellegrinaggio a Loreto a piedi, dove ogni anno ci sono magari solo cento, ma cento pellegrini in più). Non me la sono persa, ovviamente: c’è così poco da seguire, in città, specie nel centro storico, che la notte dell’opera l’attendevamo tutti con ansia e vivissimo desiderio. Non siamo stati delusi: anzi, è così che vorremmo vedere Macerata durante tutta l’estate, magari nei fine-settimana in concomitanza con la Stagione lirica.

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Tuttavia, un corsivista un po’ burlone che si rispetti (attraverso la penna, anziché i panni bianconeri – quest’anno – o “smokingati” – lo scorso anno – del direttore Micheli) non può lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione per folleggiare un altro po’. Come sempre con simpatia e buonumore, come – sono certo – i miei lettori sanno bene e altrettanto bene decifrano.

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LA LUNGA NOTTE DELL'OPERA fotoritoccoÈ stato bellissimo per il sottoscritto, fermano di nascita, sognare ad occhi aperti. La congiuntura economica così stringente, ahimè, mi rende impossibili le vacanze nella patria natia, ma ecco soccorrermi il primo corteo inaugurale della notte dell’opera: cacchio, mi dico, siamo a Fermo! Arrivano i figuranti del Palio dell’Assunta, introdotti dai tamburini e seguiti dagli sbandieratori! Tutto ciò è fantastico! Non vedo la bandiera della mia contrada, ma deve trattarsi del corteo municipale. È la notte della vigilia dell’Assunta, siamo arrivati senza accorgercene al 14 di agosto (come vola il tempo!…). è stata anche introdotta una variante: oltre a far strada, da opposti lati, al passaggio dei figuranti, ora anche i contradaioli seguono il corteo. Una simpatica mistura tra antico e postmoderno: ci può stare. Del resto, il narratore, che sulla piazza Cesare Battisti introduce i brevi siparietti operistici indossando panni da maschera della commedia dell’arte, sfoggia (deve trattarsi di un refusino…) un simpatico orologetto Swatch (mi ricorda Peter Sellers sul set del cult “Hollywood Party”, proprio nelle prime esilaranti scene). Non se ne avvede per nulla. Del resto, la piazza gronda di popolazione festante e la smarronatina pare davvero l’unica cosa stonata a cui peraltro nessuno fa caso, tranne il fastidioso cronista burlone e gli amici al suo tavolo che glielo fanno notare (evidentemente più fastidiosi/burloni di lui).

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Sono ancora lì che cantano qualche aria, nei panni scenici del Trovatore (bravi cantanti e generosi, per sottoporsi in quelle condizioni un po’ caotiche allo sfoggio delle virtù dell’ugola), quand’ecco che vola un’altra metà del mese. Porca miseria, davvero, come vola il tempo! Eravamo lì che controllavamo l’orologio in plastica dell’omino del ‘700 e ci assestavamo sulla vigilia di Ferragosto, quand’ecco che siamo arrivati direttamente alla Festa delle Canestrelle. Sicché dev’essere passato pure San Giuliano e non ce ne siamo accorti. Certo, una città così vivace deve averci distratto, non siamo più abituati da tanto tempo a ritrovarcela così!

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“Guernica”, video mapping sulla facciata dello Sferisterio

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Sono ancora lì che canticchiano, i bravi interpreti dell’opera – che si supporrebbero protagonisti, nella notte dedicata appunto all’opera – quand’ecco piovere su tutti il corteo dei Pistacoppi in abiti tradizionali maceratesi. Suonano fisarmoniche, battono tamburelli, portano ceste… è il grano della tradizionale festa mariana, dev’essere la processione… e infatti, più che dietro al corteo dei figuranti del palio fermano, ecco un fiume di popolo in religioso procedere, dietro i Pistacoppi. Mancano le autorità religiose (ma del resto siamo in attesa del nuovo Pastore, la sede è vacante). Manca – c’è da dire – anche la rappresentanza municipale con la fascia (il sindaco è stato segnalato nei pressi dello Sferisterio coi suoi sgargianti e aitantissimi jeans gialli, quindi forse ha delegato); mancano anche gli onorevoli passati presenti e futuri che invece, generalmente, queste occasioni non se le fanno sfuggire mai. Oibò, vuoi vedere che non è la processione delle Canestrelle?

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È la notte dell’opera, amici vicini e lontani. E come in ogni buon consesso altamente culturale, a vocazione così spiccatamente musicale e colta, non può mancare il camion della porchetta. In corso Cavour se ne registra una dal profumo talmente invitante da far girare la testa. Anche Azucena avrebbe implorato una pausa per andarsene a spolverare qualche etto, prima di dare corpo alla sua atroce vendetta. Per il resto, il corso presenta una teoria pressoché ininterrotta di tavolate (saranno destinate al coro di “Vedi le fosche notturne spoglie”? Tanto spoglie non si direbbero, considerando l’agitazione febbrile e soddisfatta delle molte ganasce in servizio…).

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In una notte dell’opera che si rispetti non può mancare… Guernica di Picasso. Perfettamente in tema coi muri e le divisioni (e c’è da fare i complimenti a chi ha ideato quell’eccellentissimo spettacolo di luci e immagini in tridimensione, capaci di trasformare e quasi svaporare il frontespizio dell’Arena, trasformandolo in un magnifico sogno d’arte), il capolavoro picassiano c’entra un po’ meno – forse… – con i capolavori verdiani al centro della festa. Ma non si può avere tutto. O meglio, si può e si deve avere tutto: una festa così, in città, c’è una volta l’anno. Infiliamoci tutto quello che è possibile, dall’arte figurativa al poetry slam, dalla porchetta al fritto misto all’ascolana, dal folklore al jazz (fantastico Leo Angeletti con la sua “batteria mozartiana”, suonata cioè in punta di bacchetta, con la pulizia e la delicatezza che è propria dei grandi; fantastico Stefano Conforti e il suo Quartet, in tre ore di frenetico e fantasmagorico jazz-funky). E la lirica?

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Già, la lirica (perché stavamo vivendo la notte dell’opera, è vero! Chi ci ripensava più? Ma del resto, mancavano i banchi delle piadine e il tipo che ogni anno spolvera tutto con i suoi aggeggi miracolosi, quindi non era San Giuliano!) La lirica, dicevamo… una cosa giusta, senza esagerare.

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Fatto salvo qualche esercizio commerciale, dedito ad amplificare a tutto volume il “Va’ pensiero” in anticipo sulla tabella di marcia dell’organizzazione (emozionante, commovente, stimolante la potenza verdiana!), quando è arrivata la fatidica mezzanotte, in piazza Libertà si faceva un po’ fatica a considerarlo un grande coro con tutte le sue valenze ideali e romantiche: un grande sbracciare un po’ derisorio dei coristi (ma del resto, l’Italia non è ridotta granché bene e Macerata non ne parliamo…), amplificati così così (sembravano quei dischi sfrigolanti degli anni ’40 – forse voleva significare un ulteriore omaggio, stavolta alle testimonianze discografiche di Gigli…), ma per fortuna a chiusura l’applauso grato, soddisfatto e partecipe della gente del pubblico. Meglio così.

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