Tra i monti l’addio a Gabor Bonifazi
“Un cercatore di verità”

Sono stati celebrati a Montecavallo, nella chiesetta di Santa Maria Assunta, i funerali del noto architetto, storico ed esploratore delle tradizioni maceratesi
- caricamento letture

funerale Gabor Bonifazi2

funerale Gabor Bonifazi4di Monia Orazi

Si consuma sotto un sole estivo, nell’amata Montecavallo circondata dal verde dei monti ed impreziosita dalle costruzioni a pietra, frutto dei secoli di storia, l’ultimo saluto all’architetto, giornalista e scrittore, Gabor Bonifazi. I suoi amatissimi figli, Eva e Walter, insieme alla moglie Lucia hanno scelto per i funerali la piccola chiesetta di Santa Maria Assunta, nel posto che amava frequentare, sia per decantarne le bellezze naturali e architettoniche, sia per la bontà dei prodotti locali. A celebrare la funzione funebre è stato il parroco Don Nello Tranzocchi, che l’architetto maceratese aveva conosciuto proprio in una delle sue amate scorribande nell’entroterra. A rendergli omaggio sono intervenuti amici e conoscenti, politici, ma anche le tante persone comuni, con cui non si stancava mai di conversare e confrontarsi. Erano il suo “bottino” più bello quelle storie invisibili di gente comune, durante le visite ai piccoli centri dell’entroterra, eppure importanti perchè palesavano le radici e l’essenza di questa terra, episodi di vite altrui, che lui collezionava con grande rispetto, con la soddisfazione tipica di un esploratore che attraversa le esistenze degli altri, nello spazio di un racconto. Il narrato diventava l’occasione per scoprire altre realtà, altri punti di vista, altre possibilità di valorizzare e diffondere la storia e la cultura della propria terra. Lo ha ricordato il sacerdote nell’omelia, definendolo “un cercatore di verità”, dettata dalla grandissima curiosità intellettuale, dall’insaziabile passione per la varietà umana, unita ad un’insolita umiltà nel non palesare il proprio status culturale, ma utilizzandolo per comprendere ancora meglio le contraddizioni e la bellezza dell’esistere.

L'architetto Gabor Bonifazi si è spento sabato mattina all'età di

L’architetto Gabor Bonifazi si è spento sabato mattina all’età di 64 anni

Un’esistenza originale e controcorrente sin dal suo nome, Gabor, tipicamente ungherese, quella dell’architetto maceratese, che univa una vastissima cultura, un eclettismo intellettuale ed uno sguardo cosmopolita come pochi. Parlava indifferentemente di peculiarità storiche solo a lui note, ad aneddoti insoliti (ne ha dispensati a centinaia in questi anni negli articoli e nei commenti su Cronache Maceratesi) come le notti d’amore di Palazzo Bello ai tempi di Leopardi, al misconosciuto pellegrinaggio di un giovane Casanova che passò a Belforte e Caldarola, alla storia locale di un giovanissimo Pertini partigiano che transitò per Pieve Torina nel 1943, delle tradizioni rurali della provincia, apprese girando da piccolo con il padre per via del suo lavoro. Gli era nata così, sin da giovane la passione di scoprire, la curiosità che è diventata approfondimento, coagulato in un vasto archivio personale, finito poi nei libri scritti, tra cui “Oh che bel castello” insieme alla moglie Lucia, gli ultimi dedicati alle taverne ed osterie (L’Osteria dei Pettorossi e L’Osteria del Marangoni), un “mondo” in cui si intrecciavano storie e vite, in quei luoghi di passaggio e frontiera che erano le stazioni di posta. L’ultimo sogno realizzato è stata l’approvazione della legge sui locali storici delle Marche, da lui voluta per evitare che andassero perduti frammenti di quella realtà secolare che è sempre più insidiata da un conformismo commerciale imperante.

funerale Gabor Bonifazi3Aveva una fortissima attrazione per le radici, il filo rosso che ha unito la sua professione di architetto, alla passione di storico, genuino osservatore di quel patrimonio antropologico della tradizione rurale locale, che fa parte di quella che l’Unesco definisce la cultura immateriale. Sta tutta qui, l’importanza della caratura intellettuale di Gabor Bonifazi, nella capacità di osservare ciò che è stato con la consapevolezza del suo significato, guardandolo con lo sguardo nuovo di chi intravede il futuro nel permanere delle vestigia storiche del tempo trascorso. Aveva una variegata platea umana al suo fianco, ma era nei giovani che credeva profondamente e li spronava, dispensando consigli e mettendo a loro disposizione la sua esperienza. Un epitaffio dell’amico Magnalbò è stato letto dalla figlia Eva a suggello dell’ultimo atto della sua vita: “Scrissi di terre, chiese e ville, fui destra e lottai per i popoli. Ebbi qualche amico, a nessuno fui indifferente. Quel che più mi piacque fu burlare ed anche burlarmi”. All’uscita del feretro un lungo applauso l’ha salutato per l’ultima volta, poi il corteo si è avviato a Macerata, dove i suoi resti mortali sono stati tumulati.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X