Poesia per salvare il mondo
Yves Bonnefoy e Mario Luzi
di Donatella Donati
Parigi festeggia oggi (24 giugno) i novanta anni di Yves Bonnefoy, più volte candidato al Nobel. Voce libera e ardita della poesia mondiale, profondo conoscitore e traduttore di Leopardi, si dichiara innamorato delle Marche e di Recanati, dove ha tenuto una orazione storica e ha ricevuto il Premio Leopardi in epoca gloriosa per il CNSL (l’anno scorso il premio è rimasto in casa, è stato infatti assegnato dal comitato scientifico al suo presidente, nonché componente del consiglio di amministrazione , peraltro degnissimo). In uno dei suoi libri più poetici, l’Arrière pays, Bonnefoy ha fatto conoscere le Marche meglio di uno spot. Quello che gli è piaciuto è il tono intimo e vario del suo paesaggio e la molteplicità delle espressioni artistiche. Ancora attivo al Collège de France, è riferimento amichevole di intellettuali marchigiani tra i più schivi , come lui, e ha invitato alla sua festa Enrico Capodaglio, Eugenio De Signoribus e Feliciano Paoli per la cui rivista Istmi, pubblicata nelle Marche, scrive spesso affidandole anche degli inediti. Nel suo studio di via Lepic nella salita di Montmartre i libri italiani sono numerosi sugli scaffali. Lo studio di un poeta è un po’ il suo laboratorio e i libri sono gli attrezzi e i testimoni della sua creatività. Anche il modo in cui sono disposti è indicativo della sua personalità.
Nello studio di Mario Luzi, a Firenze, non erano molti e gli scaffali non erano pieni come quelli di Bonnefoy. Due poeti diversi, arioso e fantasioso nell’uso delle parole, Luzi, grande sperimentatore di una lingua poetica innovativa, denso di significati e quasi un classico Bonnefoy. Li ho conosciuti entrambi e sono stata nelle loro case dopo una telefonata per annunciarmi. In Francia è anche facile prendere contatti con politici e amministratori. André Santini deputato e sindaco di Issy Paris gemellata con Macerata trova sempre il modo di rispondere, magari con un sms, a chi vuol mettersi un contatto con lui e la sua segreteria è cortese e precisa. Avete mai provato ad avere un contatto diretto con il più miserevole dei politici o degli amministratori italiani? Le eccezioni ci sono ma sono una specie rara. Forse solo la grande poesia, quella già scritta e quella dei pochi che oggi sono in grado di essere chiamati poeti, potrebbe salvare il mondo.





No, mi spiace, cara Donatella. Nemmeno la poesia può salvare il mondo: non è nel suo dna. Però può indicare una strada, quello sì. Solo che, nel nostro presente, non c’è più bisogno nemmeno di essere schivi: la poesia o diviene argomento di businness o giace nelle sue stanze, a contatto col cielo e con la terra, ma lontana dagli uomini.