Mogol ai giovani:
“Tutti siamo pieni di talento”
CAMERINO - Il famosissimo autore di testi, già paroliere di Lucio Battisti, è stato ospite dell'Ateneo camerte dove ha parlato del diritto d'autore
di Monia Orazi
“Come può uno scoglio arginare il mare? Come può la legge difendere il diritto d’autore? Perchè non abolire allora la proprietà privata? C’è chi vuole abolire la proprietà privata, regalando le cose degli altri, lo stesso vale per il diritto d’autore con le persone che si sentono più importanti regalando le cose degli altri. Non rispettare il diritto d’autore significa non comporta solo la fine della possibilità di vivere del loro lavoro per gli autori, ma anche la fine della cultura”. Così questa mattina Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha parlato agli studenti dell’università di Camerino nel corso dell’incontro sul diritto d’autore, organizzato dalla scuola di Giurisprudenza. “La qualità della cultura pop in tv è dovuta a giovani meno creativi di un tempo – ha spiegato l’artista – che benché più stimolati, passano solo perché garantiscono un profitto. Il problema è che la cultura passa solo dalle strade segrete del profitto. Nessuno ricorda i dieci album che sono stati necessari al grande Lucio Dalla prima di esplodere come talento per il grande pubblico. Lui è cresciuto lavorando. Oggi un ragazzo, dopo due anni in tv, è già diventato importante. Si sceglie non ciò che ha valore, ma ciò che ha possibilità di passare alla gente, per qualche verso. Qualsiasi fatto che possa ottenere un effetto, è un surrogato dell’arte e va a discapito della qualità”, con le sue idee nette e forti il paroliere che ha fatto sognare intere generazioni ci tiene a raccontare alla foltissima platea dell’aula Arangio Ruiz cosa significa la parola creatività per lui, che nel Cet, Centro Europeo Toscolano, scuola per autori, musicisti e cantanti, in cui ha investito gran parte dei guadagni della sua carriera, è riuscito a formare oltre 2400 giovani.
“Quando si sceglie chi far partecipare a San Remo, ciò che interessa alla Rai è l’Auditel. Mettendo insieme gli spettatori di programmi come X Factor, Amici e The Voice, interessa fare 15 milioni di spettatori, piuttosto che una selezione basata sulla qualità. Non interessa più a nessuno l’aspetto formativo, ma solo i soldi e non la qualità della proposta artistica. Occorre dedicarsi di più alla cultura popolare, ci si dedicava Pasolini ma l’hanno ammazzato, ora non interessa più a nessuno. Essa riesca a diventare nobile, in seguito alla selezione ed alla formazione, diventa più grande con un più ampio respiro che ci avvicina al cielo. Tutto questo si sta inaridendo. Stiamo assistendo, ed in questo internet ci ha messo del suo, alla distruzione della cultura popolare”, ha spiegato il grande paroliere, vestito di scuro, dalla sguardo intenso e la voce forte e scanzonata. La sua preoccupazione più grande riguarda il futuro dei tanti giovani artisti: “Questo è un delitto. Quando si parla dei valori umani, per i giovani è fondamentale creare prima l’uomo e poi l’artista, perchè non esiste un artista senza aver creato prima l’uomo”, ha ricordato Mogol narrando un episodio di venti anni fa, quando scrisse all’allora ministro dell’istruzione D’Onofrio sollecitandolo ad inserire l’ora di educazione civile e non solo quella di religione. “Spesso si parla di talento – ha commentato Mogol – voglio dirvi chiaramente che ce l’abbiamo tutti, ma non dobbiamo precludercelo da soli. A me è stata preclusa la possibilità di studiare e sono culturalmente morto. Convinto di essere un uomo mediocre, ho lavorato e remato di più per stare al passo con gli altri. Non sono un autore, sono un recettore. Noi ci costruiamo le antenne perché poi recepiamo. Ai bambini piccoli dobbiamo dire che nulla è loro precluso”. Le ultime battute sono per l’incontro con un giovanissimo Battisti, l’inizio di un sodalizio artistico che ha segnato la storia della musica italiana, che non decolla con le prime due canzoni, ma con la terza, dal titolo “Settembre”, tutto il resto è ormai storia, note che sono scivolate in milioni di vite, accompagnando la vita di tante persone. Tutti applaudono, soprattutto i più giovani, poi è bagno di folla, con l’artista che si concede per foto ed autografi, poi se ne va schivo, tornando al suo mondo per farci sognare.



