La notte civitanovese si chiamerà Shada
Il nuovo locale aprirà a fine maggio

Aldo Ascani, deus ex machina della movida, svela come cambiera l'ex Mym di Civitanova. Un progetto dal sapore orientale per un salotto sul mare aperto 24 ore su 24
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I lavori nell'area dove sorgerà il nuovo locale Shada

I lavori nell’area dove sorgerà il nuovo locale Shada

Aldo Ascani

Aldo Ascani

di Laura Boccanera

Si chiamerà “Shada”, un nome indiano esotico che riassume il fascino di notti orientali. Sotto questo nome sorgerà l’ormai ex Mym, completamente azzerato per far posto ad un nuovo concetto di locale. Fautori della novità che dovrebbe rivoluzionare l’estate civitanovese è Aldo Ascani e il suo team che gestiranno il progetto portato avanti da una cordata di imprenditori tra cui i maceratesi Stefano Longhi e Sergio Corleoni, con loro anche un imprenditore di Bergamo ma che vive da tempo nelle Marche. “Abbiamo deciso di prendere le redini di questa nuova avventura  – ha sottolineato Aldo Ascani – le ruspe sono già entrate in funzione e in tempi brevissimi, entro la fine di maggio inaugureremo.  L’idea è quella di creare un locale open con tre spazi attivi h 24, servizio spiaggia, club e discoteca, sarà una struttura elegante e raffinata”. A firmare il progetto architettonico la matita di Marco Lucchi, attualmente impegnato anche negli Emirati arabi e architetto di fiducia degli Ascani con i quali ha un sodalizio artistico che nasce fin dai tempi del green leaves. “Il concept che abbiamo dato è quello di un salotto sul mare, una struttura che dialoga con le altre parti ma che ha ingressi divisi e separati. Sono 5 mila metri quadrati dalla spiaggia all’ingresso e sarà un grande sforzo e una grande soddisfazione portare avanti questa nuova idea di movida e benessere, vogliamo che sia un ritrovo per tutte le ore, un luogo elegante ed accogliente per un target adulto over 30”. Non si sa a quanto ammonta l’investimento anche se si parla di cifre importanti e di un locale che secondo il gestore darà lavoro a circa 70-80 persone. Naufraga invece per ora il Babaloo: “la struttura è lì, ma per ora non ci sono le condizioni per operare – spiega Ascani – basti pensare che ogni anno spendevamo solo per riaprire dai 200 ai 300mila euro. Ci spiace perché un progetto che ci è costato sacrifici e denaro, che è nato con noi, ma tra affitti e gestione abbiamo perso tanto e non era più possibile dargli continuità. Ora guardiamo al futuro, Shada sarà impegnativo e una bella sfida”.



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