Mattei, l’ultimo grande sogno marchigiano

Un libro di Maurizio Verdenelli sul fondatore dell’Eni. Domenica 27 la presentazione a Matelica

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Presentazione libro a Camerino

il prof. Dino Jajani, l’avv. Giuseppe De Rosa, Maurizio Verdenelli e il sindaco di Camerino, Dario Conti durante la presentazione del saggio su Mattei nella sala dei Priori a palazzo comunale

 


di Giuseppe De Rosa

Ci voleva un certo ardimento per dare alle stampe, nell’anno del cinquantesimo della morte, ancora un volume sulla vita di Enrico Mattei, uomo dell’industria italiana fra i più celebrati del dopoguerra, la cui smisurata azione vide dispiegarsi fianco a fianco conclamati apprezzamenti e una silenziosa e sorda guerra dall’esito tragico universalmente noto. Il 2012 ha visto la pubblicazione della poderosa raccolta (oltre mille pagine), per i tipi della Rcs Rizzoli, degli scritti e discorsi conservati nell’archivio storico dell’Eni relativi al periodo 1945-1962, con la prefazione di Paolo Mieli; la riedizione, dopo undici anni dalla prima, di “Enrico Mattei”, editrice “Il Mulino”, opera di Nico Perrone, storico che ha lavorato nello staff centrale del fondatore dell’Eni, autore di diverse opere e fine indagatore delle cause del suo drammatico epilogo; infine l’allestimento dello spettacolo teatrale di Giorgio Felicetti dal coinvolgente titolo “Mattei: petrolio e fango”. Forse, accostando tutto ciò alle multiformi interpretazioni del materiale giudiziario minuziosamente assemblato dal pubblico ministero della procura pavese Vincenzo Calia, decifrazioni – spesso ripetitive o inattendibili – che a distanza di alcuni anni dalla sospensione del procedimento penale continuano a perpetuarsi come una glossa al testo fondamentale, non si poteva osare di più. Invece Maurizio Verdenelli, giornalista insieme umbro e marchigiano, ormai “battitore libero” dopo decenni trascorsi nelle redazioni di importanti quotidiani nazionali, ha osato. L’ha fatto con “La leggenda del Santo Petroliere (Enrico Mattei e Matelica. L’ultimo grande sogno marchigiano)”, edito lo scorso mese di dicembre per i tipi dell’editore Ilari di Cingoli. Un’audacia ripagata, perché Verdenelli è riuscito a mettere insieme un volume che sa di nuovo, che partendo dalla periferia ha sempre agevolmente presente la direzione del centro, che riesce persino a scovare particolari inediti della vita dell’industriale marchigiano, ma che soprattutto raccoglie sentimenti: di chi l’ha conosciuto, di chi ci è vissuto fianco a fianco, di chi ha approfondito ora un aspetto della sua vicenda ora un altro. Il taglio è inevitabilmente giornalistico, ma questo è proprio il pregio che ne fa un’opera di godibile e scorrevole lettura. E Verdenelli dimostra anche, con questo volume, tutta la sua generosità: avrebbe potuto intervistare, arte nella quale dà il meglio di sé, raccogliere episodi, assemblarli e  riferirli magari secondo il suo personale stile. Invece una parte del libro l’ha lasciato scrivere agli altri, con i suoi tanti colloqui e qualche necessaria chiosa a far da filo conduttore. Ecco allora interventi diretti di giornalisti importanti che di Mattei vissero l’ascesa e la fine, come Alberto Sensini e Giancarlo Liuti, o di quelli delle generazioni successive, come Ugo Bellesi, Lucio Biagioni, Gianfilippo Centanni, Ennio Ercoli, Giovanni Giacchi e Matteo Zallocco. Ecco firme autorevoli del passato, come Giorgio La Pira e Libero Bigiaretti. Ecco intervenire i tanti matelicesi che come amministratori della cosa pubblica o semplici dipendenti dell’Eni hanno intersecato la strada della loro vita con quella di Mattei.

Verdenelli per tanti versi si rivela un sapiente aneddotista, ma al fondo dell’episodio che racconta (o che “svela”) non ritroviamo tanto il giornalistico gusto della scoop, che pure gli sarebbe congeniale, quanto piuttosto il sentimento di persone che prima, per pudore proprio o per periferica obbligata umiltà, non hanno aggiunto la propria voce a quel pezzo di grande storia italiana. È così, ad esempio, che veniamo a sapere dell’influenza che Mattei ebbe, attraverso un fabbro di Matelica soprannominato “lu Malfattu”, sulla decisione di Aristide Merloni di aprire una fabbrica di bombole (a riferirlo è il senatore Francesco Merloni, in una lunga e avvincente intervista). O delle frequenti visite, accompagnate da carità mai esibita, alle monache del convento della beata Mattia ogni volta che, sia pur brevemente, Mattei tornava nella città della sua giovinezza. Oltremodo evocativo l’incontro con il maresciallo Vescia, che – di stanza presso i carabinieri di Matelica – era la guardia del corpo ogni volta che Mattei si recava nelle Marche e che con la memoria di un ragazzo ricorda di quel giorno dei primi mesi del 1953, quando nella villa Mattei di Senigallia si trovò inaspettatamente a pranzare insieme allo stesso Mattei – che aveva di persona comprato le provviste in un negozietto poco distante – e allo scià di Persia Reza Pahlavi, segretamente (pare proprio con l’aiuto materiale dei mezzi dell’Eni) rifugiato in Italia dopo essere stato costretto a fuggire dalle spinte rivoluzionarie del primo ministro Mossadeq. Un paio di pagine parlano anche della commozione e della felicità di Mattei quando, era il 27 aprile 1960, ricevette la laurea honoris causa di dottore in chimica dall’Università di Camerino. È noto ai più che la sua famiglia tra il 1919 e il 1920 era diretta a Camerino, dove il padre avrebbe voluto far studiare i figli, ma scelse poi Matelica perché lì gli fu possibile trovare un’abitazione dal fitto più abbordabile. Nel ricordare quasi una specie di peregrinazione per Camerino alla ricerca di un alloggio Mattei usa forse un po’ di enfasi retorica adatta a quella circostanza celebrativa. Chissà se davvero le cose andarono proprio in quel modo. Quella di Mattei cittadino camerinese è una storia che non ha avuto modo di avversarsi, un po’ come fantasticare su un 27 luglio 1799 senza il terremoto a provocare sconvolgimenti nell’urbanistica di questa città o su un 2 giugno 1946 in cui il referendum istituzionale fosse stato vinto dalla monarchia. Storia impossibile (gli appassionati parlano di uncronìa, cioè di “nessun tempo”), ma forse, conoscendo l’indole dei camerinesi – almeno di quelli dell’epoca –, l’esito poteva anche essere scontato. E meno esaltante di quello che la sorte riservò invece a Matelica.

Il libro si arricchisce anche di cronache, stavolta rigorosamente reali: da quelle che nel 1962 tanto inchiostro fecero versare a dimostrazione dello sbigottimento dell’opinione pubblica mondiale per il disastro aereo di Bascapè a quelle di cinquant’anni dopo allorché, in una Matelica che quando si tratta di Mattei non è mai distratta, il magistrato Calia e il regista Rosi parlarono del capitolo giudiziario e di quello artistico legati da un inimmaginabile filo. Il titolo (“Il santo petroliere”) è parafrasato su quello del noto racconto di Joseph Roth, anche se Mattei, diversamente da Andreas, il protagonista della novella, non appartiene alla schiera dei vinti che hanno contribuito a dissipare il proprio destino, né può dirsi della sua morte come di una liberazione, se non per le menti criminali che la decisero e provocarono. Il molto che ancora resta in questo volume a metà strada tra storia, sentimento e giornalismo lasciamo che sia il lettore a scoprirlo.

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mattei (4)“La leggenda del Santo petroliere. Enrico Mattei e Matelica: l’ultimo grande sogno marchigiano” (Ilari Editore) di Maurizio Verdenelli sarà presentato a Matelica, domenica 27 gennaio alle ore 17 nell’auditorium del Monastero della Beata Mattia Nazzarei. Intervengono il sindaco di Matelica,  Paolo Sparvoli, l’arcivescovo di Fabriano e Matelica, Giancarlo Vecerrica, la scrittrice, ex sindaco, Maria Fiorella Conti e in collegamento telefonico da Milano l’ex presidente Eni Egidio Egidi.  La badessa suor Rosa Maria leggerà tutti i verbali redatti a conclusione delle visite di Mattei al monastero.

Grandi temi nazionali (la sfida mondiale per il mercato dell’energia) ma anche soprattutto ‘regionali’ in questo saggio sull’uomo che ‘vedeva il futuro’ per mutuare il titolo di una fiction televisiva di appena qualche anno fa dedicata a Mattei. E pure quattro esclusive rispetto ai circa 300 saggi già pubblicati sul fondatore dell’Eni. A Matelica c’è un grande monastero, dedicato alla Beata Mattia  Nazzarei, praticamente ricostruito da Mattei a sue spese. Il libro pubblica per la prima volta i verbali delle visite in clausura nel corso degli anni da parte del Grande Benefattore, redatti dalle  Madre Badesse. Il grande monastero stava per crollare e nei verbali c’è tutta la trepidazione per l’attesa di un restauro che rappresenta il ‘monumento’ alla memoria del Santo Petroliere (“solo un chiodo teneva ormai da solo un’intera capriata e i ntecnicio parlano di vero miracolo per una strage scampata’ è scritto).  In esclusiva anche l’intervista a Francesco Merloni: un grande capitolo emozionante sui rapporti tra Aristide Merloni, il figlio maggiore ‘l’ingegnere’ e Mattei. Da quell’incontro cambierà anche la storia dell’industria marchigiana, in particolare, del Centroitalia, e dello stesso Paese in generale.. Esclusiva anche la testimonianza dell’Ombra del Falco, la guardia del corpo matelicese del presidente dell’Eni, il sottufficiale dei Carabinieri Francesco Vescia che rivela tra tanti episodi inediti del Mattei matelicese,  la presenza di Reza Pahlevi a Senigallia, in esilio da Teheran. Inutile sottolineare che dall’amicizia tra lo Scià di Persia e l’Uomo di Matelica nacque l’accordo che sconvolse il mercato mondiale del petrolio. Altro capitolo di grande attualità, il racconto del 50° anniversario della morte di Mattei celebrato a Matelica con la testimonianza di Vincenzo Calia, l’ex PM  di Pavia (ora Procuratore di Genova) che rivelò senza ombra di dubbio la natura delittuosa dell’incidente aereo che pose fine alla vita dell’ultimo grande sogno marchigiano. “Mattei è stato ucciso” ha chiarito il 26 ottobre scorso il magistrato nella sala “Marcello Boldrini’, dedicata alla memoria di un altro grande matelicese che prese di posto di Mattei alla guida dell’Eni e con il quale aveva diviso sin dall’inizio la grande avventura dell’energia che ha lanciato l’Italia tra le grandi Nazioni industrializzate, dopo le rovine post belliche. Altra intervista ‘eccellente’ anche quella del regista Francesco Rosi, il cui ‘Caso Mattei’ riaprì le indagini sulla fine del fondatore dell’Eni. Non a caso Matelica ha conferito a Calia e a Rosi la cittadinanza onoraria. E non a caso l’estate scorsa a Venezia in occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera a questo grande maestro del Cinema, è stato proiettato questo film, restaurato, interpretato da Gian Maria Volontè.

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