Finalmente befania tutte le feste si porta via

DAVOLI A MERENDA - Le nostre tradizioni, la nostra identità

- caricamento letture

davoli-a-merendadi Filippo Davoli

È fatta. Anche per quest’anno l’abbiamo sfangata. Cene, cenoni, sorrisi e regali, auguri per strada anche a gente mai più vista per decenni, quasi che invece la consanguineità quotidiana fosse di casa. È fatta, è fatta! Manca solo l’epifania e finalmente torneremo alla normalità.

*
Certo, l’epifania non è neanch’essa la brutta cosa a cui l’abbiamo ridotta. Gli anziani ricordano che nella nostra tradizione la vecchina che vien di notte con le scarpe tutte rotte non c’era. Da noi, da secoli, c’erano i Re Magi. L’epifania, del resto, è già dal nome la manifestazione del Messia bambino ai pagani che vengono per adorarlo e che hanno riconosciuto la Sua stella nel cielo. L’epifania è, se si vuole, addirittura la festa dei lontani, chiamati anch’essi – e tra i primissimi – all’incontro col Signore neonato. Niente “baloccherie” banalotte, niente prolungamenti del baccano notturno sansilvestrino, niente doppioni al femminile del babbo un po’ rincoglionito ma sempre generoso che arriva con la slitta e le renne e porta i regali a tutti i bambini che hanno fatto i bravi durante l’anno.
L’epifania è una festa sacra che ha un senso bellissimo e di grande apertura; una festa, però, che puntualmente è stata ridotta a un ennesimo mercimonio.

*
la befana pierina e i re mogiChe l’epifania fosse, nella nostra tradizione più genuina, la festa dei Re Magi lo certifica anche a livello locale – il gruppo scultoreo dei “pupi” che dovrebbero prima o poi rivedere la luce al posto dell’orrenda lapide a Vittorio Emanuele II nella Torre dell’Orologio. Sono i Re Magi, quelli lì: non pupi anonimi. Forse chi ci amministra ha deciso di rallentare l’opera di risistemazione proprio dopo aver scoperto che quei “pupi” non hanno niente di laico, o per meglio dire hanno tutto di cristianamente laico. Anche non rimettendoli al loro posto, tuttavia, i pupi urlano a chi conosce questa vicenda come andarono le cose storicamente: come, cioè, al tempio cristiano il Risorgimento sostituì la Stazione ferroviaria (esempio lampante quella di Milano), tempio del progresso e della velocità (a Milano, nelle navate – perché è davvero costruita e strutturata come una chiesa – campeggiano i “santi” della nazione, i padri della patria); e parimenti, un po’ ovunque per il Regno, alle vestigia tradizionali vennero pian piano sostituite le nuove vestigia: qui da noi, al posto di Santa Caterina le Poste centrali, al posto di San Francesco il Palazzo degli Studi, e al posto del meccanismo dei Re Magi il lapidone massiccio e orrendo di Vittorio Emanuele II. Anche questa è storia.

*

Ma noi eravamo rimasti all’Epifania, l’ultima festa della famiglia del serpentone che da Natale si snoda a cavallo dell’anno vecchio con l’anno nuovo. Chi la fa l’aspetti, diceva il proverbio: ed è così che anche la befana (di paganissima memoria) subisce il proprio tracollo, intanto a livello linguistico. Non si contano le pubblicità di questo periodo che approfittando del nome “befana” costruiscono – non senza simpatica e seduttiva elaborazione – nomi alternativi e vendibili tipo “be fun” o “happyfania”. Poi, da noi esiste un tracollo anche della dignità: lo incarna alla perfezione quel poveraccio travestito da vecchia che tutti gli anni è chiamato a calarsi a mo’ di Tarzan dalla Torre di Piazza, accompagnato da una cronaca parlata degna giusto di questa nostra città-equivoco, in mezzo a castagne, vino cotto e – non si capisce perché manchi – porchetta, che col rigore atmosferico di gennaio, sono sicuro ben più di uno consumerebbe con vorace soddisfazione. Nemmeno per i bambini, quella è la befana. Si tratta di un esercizio da circo nemmeno troppo spettacolare (non fosse che per l’altezza della Torre) che, utilitaristicamente, può servire a incamerare qualche altra regalia e dunque sopportiamolo, pazienza… intanto i genitori hanno un’altra chance per ritardare le tristissime passeggiate domenicali nei supermercati della provincia. Si cambia location: si può sopportare.

*

Ma i Re Magi continuano ad arrivare: già molte parrocchie si sono attivate per accoglierli, a vantaggio della loro popolazione infantile. In più, il 6 gennaio alle 14:30 mi giunge voce che raggiungeranno il Seminario Redemptoris Mater in pompa magna, coi vestiti che avevano sul set del Gesù di Nazareth di Zeffirelli, supportati da cavalli, cammelli, paggi e ogni altro ben di Dio. È una bella manifestazione, andateci. Oltretutto è tutto gratis, compresa la cioccolata calda che vi offrono. In questi tempi di crisi (per chi è povero, ovviamente; per i ricchi la crisi non c’è…), non è affatto poco.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X