“Perchè si vuole rottamare l’ospedale di San Severino?”

Il comitato per la tutela e la difesa chiede condivisione delle scelte con i cittadini

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L’ospedale di San Severino

Dal comitato per la tutela e difesa dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” riceviamo:
«Martedì 28 novembre 2012, si è tenuta una riunione del locale comitato direttivo per la difesa dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” di San Severino. Nel corso della seduta – a fronte dell’inaccettabile clima di incertezza generale che regna nel settore della sanità marchigiana – il comitato direttivo ha deciso di sollevare alcune ferme proteste all’operato della direzione dell’area vasta di Macerata.

In primo luogo, è inammissibile che scelte primarie come quella che riguardano la salute dei cittadini siano prese da pochissimi burocrati (a volte solo uno, magari neanche molto presente nella struttura ospedaliera), senza aver concertato o, comunque, condiviso con la popolazione le conseguenze delle nefaste politiche di tagli e/o di riduzione di costi che colpiscono gli ospedali del territorio. Il primo errore madornale che rimproveriamo ai dirigenti che reggono l’area vasta è dunque di metodo: i cittadini della nostra frammentata provincia non hanno diritto di partecipare attivamente alle scelte fatte sulla loro pelle? Per quanto tempo ancora accetteranno di essere trattati come semplici sudditi?
E’ giusto attuare una politica di revisione di spesa (in nome della famigerata c.d.spending review), comprimendo il fondamentale diritto alla salute, cioè il nostro bene più prezioso, senza informare compiutamente i cittadini e, soprattutto, senza tener conto delle singole realtà locali ? Noi crediamo di no, e non ci stiamo!
In secondo luogo, non comprendiamo il merito delle logiche che fanno si che il nostro ospedale (da sempre un fiore all’occhiello della sanità marchigiana) sia “amputato” pezzo a pezzo a favore di altre realtà limitrofe (leggasi, nosocomio provinciale).
Ora, in una situazione di incertezza generale, in cui lo stesso Presidente del Consiglio Monti lancia un allarme che mette a repentaglio, per il futuro, la stessa sopravvivenza del servizio sanitario nazionale, per quale arcano motivo – anziché ragionare a “bocce ferme”, rimanendo in attesa di un piano unitario Regionale coerente, in cui i sacrifici siano equamente distribuiti da tutti i nosocomi – si tenta continuamente (ogni mese, o addirittura ogni settimana) di smembrare qualche “reparto” del nostro ospedale cittadino, operando dei trasferimenti da un nosocomio (sempre da San Severino) verso un altro ? Perché le nostre eccellenze, anche sotto il profilo professionale, vengono dirottate in altri luoghi? Quale è la ragione di tale persistente impoverimento?
Il nostro piccolo comitato, portavoce comunque dell’intera cittadinanza, sebbene sia un semplice “Davide” contro “Golia”, dice no e non ci sta.
La direzione dell’area Vasta n.3 deve operare un cambiamento di rotta, a 360 gradi: occorre riaprire l’ala del reparto chirurgia (chiusa per progetto ferie!), mantenere il pronto soccorso, salvaguardare un efficiente organico di ostetricia e ginecologia, il laboratorio analisi, il reparto oculistica, conservare cioè le eccellenze del nostro nosocomio.
Solo così la struttura ospedaliera potrà assumere la dignità di “ospedale di rete”, a fatti e non a parole.
Dottor  Bordoni, un ospedale che nell’anno 2011 ha avuto 847 parti, 11491 accessi, 1946 ricoveri per day hospital, 4068 ricoveri ordinari, 42.046 prestazioni, le sembra destinato alla “rottamazione” ?!»


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