Evasione fiscale: la Maga Clara di nuovo in aula

CIVITANOVA - Nel 2005 avrebbe presentato una dichiarazione infedele per 359mila euro e nel 2006 avrebbe omesso di dichiarare 394mila euro

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La Maga Clara nella sua casa di Porto Potenza (foto Picchio)

di Cristina Grieco

Si è svolta questa mattina al Tribunale di Civitanova una nuova udienza del processo che vede la nota Maga Clara, al secolo Clara Romano, imputata per evasione fiscale a causa di dichiarazioni dei redditi non  corrispondenti al vero o del tutto omesse.
In particolare nel mirino delle autorità sono finiti i redditi degli anni 2005 e 2006. Dagli accertamenti effettuati, è risultato che la Maga Clara avrebbe dichiarato una cifra inferiore alla realtà nel 2005 e avrebbe del tutto omesso la dichiarazione nel 2006. Oggi sono stati ascoltati proprio gli uomini dell’agenzia delle entrate che hanno descritto le modalità con le quali si sono svolti gli accertamenti. In particolare hanno sottolineato  che in caso di evasione fiscale,  le autorità in nome di una presunzione  per verificare eventuali difformità nelle dichiarazioni effettuano  un controllo incrociato tra incassi annuali e le spese di conto corrente. Se l’indagato non  è in grado di giustificare le uscite, queste vengono considerate come investimenti e dunque soggette a tassazione e sarà il controllato a dover dimostrare la reale destinazione delle spese effettuate. “Tale presunzione – ha spiegato il procuratore della Maga l’avvocato Gianfranco Formica – non vale in sede penale dove diventa compito dell’accusa dimostrare la colpevolezza”. Per questo l’avvocato Formica si è detto tranquillo che la cosa semmai andrà risolta in sede civilistica. Al termine dell’udienza  il giudice ha disposto un rinvio al prossimo otto marzo 2013 al fine di verificare il materiale probatorio già in possesso e valutare se in effetti il processo debba chiudersi con un’ assoluzione perché il fatto non sussiste o proseguire con l’ascolto dei testi della difesa.
In particolare alla Maga Clara sarebbe stata contestata un’infedele dichiarazione per il 2005 per un importo di 359.000 euro mentre per il 2006 un’omessa dichiarazione per un importo di 394.000  euro che però sarebbe stato calcolato sommando le entrate di 244.000 e le spese di conto corrente di 194.000 per la presunzione civilistica di reinvestimento delle somme. Per questo il giudice, con i dati in possesso, dovrà stabilire se in effetti è stata raggiunta la prova del superamento della soglia di punibilità che fa si che l’evasione fiscale diventi rilevante anche in sede penale.


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