Piace il Pirandello della Compagnia dell’Eclissi
Prosegue con successo il44° Festival Macerata Teatro
di Walter Cortella
Il pubblico del Lauro Rossi ha salutato con calore il gradito ritorno della Compagnia dell’Eclissi di Salerno che ha messo in scena La ragione degli altri di Luigi Pirandello, nella riduzione ad atto unico curata dal regista Marcello Andria. La vicenda di Leonardo Arciani, intellettuale e scrittore di talento, si staglia sulla sfondo di una Roma corrotta, in cui la stampa compiacente è lautamente sovvenzionata da politici in carriera. La commedia fu scritta nel 1895, ma da allora il tempo sembra essersi fermato, dal momento che la nostra classe dirigente ha ancora simili vizi.
Tuttavia, non è questo il tema portante del lavoro. Pirandello ne affronta uno a lui molto caro, quello dell’«apparire» piuttosto che dell’«essere». Questa, in sintesi, la trama. Lo scrittore è sposato con Livia, esponente della agiata società romana ma, nel contempo, intrattiene da tempo una relazione con una donna nubile, Elena, dalla quale ha avuto una figlia. Livia,che non ha provato le gioie della maternità, sopporta in silenzio, vittima di un ingiustificato senso di colpa, ma un giorno suo padre, improvvidamente, la costringe a guardare in faccia la realtà. La rivelazione turba la donna che adesso non può continuare a macerarsi nel suo tormento. La società del tempo, borghese e stereotipata, le impone una dolorosa scelta: il marito deve abbandonare la casa e trasferirsi presso la sua amante, perché lei sostiene che «la casa è dove sono i figli».
Leonardo, non vuol separarsi dalla moglie ma nemmeno abbandonare la figlia, e dopo una breve riconciliazione i coniugi decidono di comune accordo che la vicenda potrebbe in qualche modo sistemarsi prendendo in casa propria
la bambina, naturalmente con il beneplacito della madre. Al giorno d’oggi, una soluzione del genere apparirebbe perlomeno singolare ma per capirne la portata bisogna entrare nella mentalità di un’epoca in cui, non dimentichiamoci che siamo alla fine dell’800!, i protagonisti di una relazione adulterina avrebbero avuto un’esistenza socialmente assai difficile. La soluzione pensata, invece, avrebbe rimesso tutte le cose al loro posto, salvando le apparenze e soddisfacendo, nel contempo, le esigenze di ciascuno. Livia avrebbe salvato il matrimonio e, cosa non da poco, avrebbe potuto assaporare le gioie dell’agognata maternità; Leonardo, in gravi difficoltà economiche, si sarebbe assicurato un prosieguo di vita più agiata e avrebbe potuto avere accanto la sua bambina; Elena, ormai sentimentalmente «scaricata» dall’amante, avrebbe salvato la sua dignità e la bambina avrebbe goduto di un ambiente famigliare più sereno e socialmente più elevato.
Il centro indiscusso del dramma è Livia, ma Elena le fa da degno contraltare. Livia, manovrando gli altri personaggi, appaga alla fine il suo egoismo di moglie e di madre. Vive il suo dolore con grande forza interiore, evocando le figure della tragedia greca. Rifiuta con decisione la brutale soluzione paterna di scacciare di casa il marito e lo convince, invece, a raggiungere quella che per lui è ormai la sua «vera» famiglia, vicino ad Elena e alla bambina. Un personaggio decisamente difficile e complesso, reso alla perfezione da una superlativa Flavia Palumbo, attrice dotata di grande personalità artistica. Di altissimo livello anche l’interpretazione di Viola Di Caprio, nei panni di Elena. Con indiscussa bravura, ha dato vita ad un personaggio altamente drammatico perché costretta a rinunciare al sacrosanto diritto di madre, nell’interesse della figlia sì, ma soprattutto nel rispetto delle convenzioni sociali e delle «ragioni degli altri». All’altezza della tradizione della Compagnia le prestazioni di Felice Avella (il padre di Livia), di Enzo Tota (Cesare d’Albis) e di Roberto Lombardi (Leonardo). Insomma, un cast di prim’ordine per uno spettacolo di altissima qualità. Molto elegante, essenziale e senza orpelli la scenografia di DonQi, mentre i raffinati ed originali costumi sono di Angela Guerra. Un bravo va, infine, al regista Marcello Andria per la intelligente riduzione del testo e per il pregevole spettacolo, molto apprezzato dall’attento pubblico.


