Primo, storico trasferimento di Camosci appenninici dalla Majella ai Sibillini
VISSO - La popolazione di Camoscio Appenninico dei Sibillini, con i tre rilasci di ieri, è arrivata a contare 38 animali
Nel pomeriggio di ieri, nell’anfiteatro delle Murelle, all’interno del Parco Nazionale della Majella, quattro femmine di Camoscio appenninico sono state catturate e dotate di radio collare GPS dai tecnici del Parco; tre di queste sono state trasferite e rilasciate nel gruppo del monte Bove, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, grazie all’ausilio di un elicottero privato. E’ una delle azioni realizzate dai due parchi nazionali nell’ambito del Progetto Life Coornata che prevede lo sviluppo di misure di protezione coordinate tra le aree protette dell’Appennino centrale per la conservazione del Camoscio appenninico.
L’evento di ieri apre una nuova, fondamentale fase per la conservazione del Camoscio appenninico. È la prima volta, infatti, che in Appennino vengono catturati dei camosci in un sito diverso dalla Val di Rose, nel Parco Nazionale d’Abruzzo – sede del nucleo storico della specie – per essere reintrodotti in un’altra area protetta. Per la prima volta, inoltre, sono stati utilizzati sistemi di cattura alternativi a quello tradizionale della tele-anestesia che viene effettuata con fucili lancia siringhe.
I camosci, infatti, sono stati catturati utilizzando la up-net, una sorta di recinto che si solleva rapidamente attraverso un comando azionato a distanza. Tale sistema permette di catturare contemporaneamente più individui appartenenti allo stesso branco che, rilasciati insieme, hanno più favorevoli condizioni di adattamento al nuovo ambiente.
Il progetto Life Coornata – Sviluppo di misure coordinate di protezione per il Camoscio appenninico” – cofinanziato dalla Comunità Europea, ha come obiettivo lo sviluppo di una strategia di conservazione a lungo termine, necessaria per garantire il miglioramento dello stato di conservazione della specie. Fra le azioni più importanti del progetto sono previste le catture in natura di individui da rilasciare per l’incremento numerico del nucleo già esistente nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e per la costituzione di una nuova colonia nel Parco Regionale Sirente-Velino.
La cattura in Majella è il risultato di un intenso lavoro preparatorio svolto negli ultimi due anni da tecnici e collaboratori del Parco che, dopo aver effettuato il monitoraggio intensivo della popolazione dell’area protetta e individuato le aree più idonee allo sviluppo delle attività di cattura previste dal progetto, hanno allestito le strutture attivate a seguito della frequentazione da parte dei Camosci.
La popolazione di Camoscio Appenninico dei Sibillini, con i tre rilasci di ieri, è arrivata a contare 38 animali, 23 dei quali provengono dai rilasci effettuati a partire dal 2008. Il progetto Life Coornata prevede il rilascio di altri sette animali che consentiranno di raggiungere quota 30, considerato numero minimo per la costituzione di una colonia vitale in un nuovo territorio.
La popolazione di Camoscio Appenninico del Parco Nazionale della Majella, invece, alla luce degli ultimi dati rilevati in occasione del censimento della popolazione effettuato alla fine di luglio, attualmente in fase di elaborazione, oltre ad essere diventata la più numerosa popolazione della specie si conferma come strategica per lo sviluppo delle politiche di conservazione della specie.
I primi rilasci di camoscio d’ Abruzzo sui Sibillini risalgono al 2006, seguiti da altri nel 2008 con in mezzo un altro tentativo fallito che è costato in tutto la vita ad almeno 3 esemplari.
Animalismo di maniera.
Chissà perchè il camoscio dai Sibillini era sparito da quasi 200 anni?
Bah………
Speriamo che non facciano come col cinghiale che hanno reintoidotto prendendoolo dall’est europa, grande come un maiale e che si riproduce 8 volte di più. Certe cose vanno fatte con la testa ricostruendo prima l’ambiente naturale altrimenti è normale che i lupi si avvicinino alle abitazioni e che caprioli e cervi creino problemi al rimboschimentonmangiando le giovani piante.
I primi rilasci in natura di camoscio appenninico sui Sibillini sono stati effettuati nel 2008. Non si tratta di una reintroduzione bensì di una “introduzione benigna” poichè il camoscio appenninico si estinse sui Monti Sibillini in epoca non storica (probabilmente circa 8.000 -10.000 anni fa). la neocolonia di camoscio appenninico che si sta consolidando sui Sibillini è la terza, dopo le reintroduzioni effettuate in majella e sul gran sasso negli anni novanta del secolo scorso. Si tratta di un programma complesso, che posa su solide basi scientifiche, avallato dall’ISPRA e dal Ministero dell’ambiente, e che ha come obiettivo la costituzione di almeno 4 nuclei di camoscio appennico isolati tra loro in modo tale da avere, oltre alla popolazione madre del Parco d’Abruzzo, altre quattro popolazioni in grado di garantire la sopravvivenza della specie. Si tratta infatti di una specie con un variabilità genetica bassissima, cosa che la rende estremamente vulnerabile a eventuali cambiamenti ambientali o patologie trasmissibili da altra fauna (sia selvatica che domestica). Porgrammi come quello in corso non hanno NULLA a che vedere con le immissioni di cinghiale a fini venatori, eseguiti nei decenni scorsi purtorppo senza il minimo criterio e rigore scientifico.