Perticarari: “Gli alfieri di Fermo facciano un mea culpa”
MACERATA - Il dirigente del Pd analizza il decreto ministeriale che prevede l'accorpamento delle Province e ricorda gli errori fatti in passato
Da Renato Perticarari, dirigente del Pd, riceviamo un commento riguardo la questione dell’accorpamento delle province marchigiane, determinato dallo spending review (leggi l’articolo):
«In questa polemica montante sulla soppressione delle Province del sud delle Marche è assordante il silenzio di quelli – da destra e da sinistra, senza distinzioni – che si fecero alfieri ottusi della nascita della Provincia di Fermo. Una sciocchezza già allora, oggi manifesta, ma che rischia – per una beffa del destino – di essere un ulteriore motivo per temere che nel risiko delle abolizioni Macerata possa finire per essere vittima.
Ovviamente, è perfino inutile dirlo, quelli che allora non spesero una parola per dire che “Fermo-provincia” era una sciocchezza populista, oggi ne spendono molte per gridare allo scandalo per l’ipotesi di sopprimere la nostra Provincia. Ma se il Paese è a questo punto, lo si deve anche a quei comportamenti ignavi.
Già nel 1996 e nel 2005 cercavo inutilmente di far capire che la Provincia di Fermo era una stortura e che meglio sarebbe stato pensare ad una disaggregazione dell’allora provincia di Ascoli Piceno, “trasferendo” nel territorio maceratese i Comuni di Porto S.Elpidio, S.Elpidio a Mare, Montegranaro e Monte Urano che, da sempre, gravitano sulla valle del Chienti (e su Civitanova Marche in particolare) dal punto di vista socio-economico. Si sarebbe sostanzialmente riunificato il Distretto Calzaturiero con vantaggi enormi per il nostro territorio; tutto vano. Se si fosse fatto, oggi Macerata avrebbe tutti i requisiti, mentre invece ci troviamo costretti a gridare “al lupo, al lupo”, tutti pronti ad alzare le barricate….
Se i criteri fissati nella Deliberazione del CdM del 20.07.12 non cambiano, la situazione è la seguente: Macerata possiede il solo requisito territoriale; Fermo ed Ascoli Piceno divise non ne possiedono nemmeno uno; Fermo ed Ascoli insieme possiedono solo il requisito della popolazione, con un avanzo di 41.207 abitanti.
Ciò significa, per esempio, che il solo spostamento del Comune di Porto Sant’Elpidio (25.684 abitanti) sarebbe sufficiente per dare a Macerata entrambe i requisiti e non toglierebbe nulla alle mancanze di cui già soffrono Fermo e Ascoli Piceno. E’ da considerare, ed è storia nota, che Porto S.Elpidio ha vissuto come una palese forzatura la nascita della provincia fermana e che già nei primi anni ’80 era ben presente in quella cittadina un movimento spontaneo per il passaggio alla nostra provincia.
Ma, ciò detto, visto che oggettivamente è da perseguire il disegno di una riorganizzazione delle istituzioni provinciali (in mancanza della loro totale soppressione), forse è il caso di leggere con attenzione ciò che dice la Deliberazione le cui prime interpretazioni (forse un po’ affrettate) sembrano creare ad arte una china che non ha fondamento.
La norma centrale, rispetto alle troppo entusiastiche dichiarazioni degli amministratori di Ascoli Piceno, è quella contenuta nel comma 6 dell’art. 1 della Deliberazione che recita: “In esito al riordino di cui al comma 1, assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo delle province oggetto di riordino con maggior popolazione residente”. Ebbene, senza voler fare il cavilloso, ma con l’idea che anche chi ha scritto la norma volesse guardare agli aspetti veramente sostanziali del problema, a me sembra che la mancanza di una virgola prima della parola “già” e di un’altra dopo le parole “oggetto di riordino” rende evidente che il riferimento alla “maggior popolazione residente” riguardi le “province oggetto di riordino”. Se l’italiano è ancora quello che conosco….
Del resto, sarebbe veramente singolare che il capoluogo della nuova provincia fosse il capoluogo di una di quelle che, prima del riordino, non possedeva alcun requisito tra quelli richiesti.
Ciò detto, in realtà, aggiungo anche che non credo che il riordino delle tre province debba poi essere demonizzato. E’ del tutto chiaro che i territori manterranno gli uffici periferici della “provincia riunificata”; semmai si sposterà (ragionevolmente venendo a Macerata) la sede istituzionale, ma è poi un così grave problema ?
Certo, sarebbe molto serio se chi, a cavallo tra gli anni ’90 ed i primi del 2000, sponsorizzò la Provincia di Fermo, oggi facesse un pubblico mea culpa….»

L’Avvocato Perticarari ha pienamente ragione! La Provincia di di Fermo non è stata solo una sciocchezza ma una “fesseria” e lo a piena voce anche se provengo dal cuore della “marca fermana” ma via da 40 anni in provincia di Macerata.
Io – rebus hic stantibus e ben sapendo che su tante altre faccenduole, allora, ci sarebbe da piangere e intonare infiniti mea culpa – mi attengo al dato di oggi: tre province che non ce ne esce fuori una buona. Sicché ribadisco, con un filino di cinismo campanilistico e qualche ragione linguistico-cultural-geografico-sociologica, che si può sopravvivere agevolmente facendo scivolare Ascoli verso Teramo (così si può salvare anche Teramo) e Fermo verso Macerata (o viceversa). Tirino a sorte la sede politico-istituzionale (perché il dramma dei politici è uno solo…) e con gli uffici periferici a noi cittadini non può che andare molto meglio. Del resto, guardiamoci intorno: potrebbe andare peggio??
La Provincia di Fermo, che grossomodo ha comportato un 2.000/3.000 nuovi posti di lavoro nel pubblico venne “inventata” per scopi meramente elettorali: centinaia di famiglie che, al momento del voto, avrebbero ringraziato chi ha permesso che un loro congiunto avesse un occupazione stabile e poco faticosa.
L’unico motivo per la Provincia di Fermo (e per tutte le altre Provincie create negli ultimi anni) è stato questo: tutti i nostri politici lo sapevano e quasi tutti sono restati zitti.
Le province sono enti inutili.
Lo ha detto anche la Bce, la Banca centrale Europea, così come la Ue: “sarebbe l’unica vera misura di taglio di costi della politica“.Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Costano 17 miliardi di euro l’anno.
Non servono a nulla.
Rispondono solo agli appetiti dei partiti. che hanno fatto delle province il loro granducato di voti, posti, prebende a non finire, per l’insaziabile pancia della politica.
Voglio ricordare in sintesi la storia delle Province.
Già il ministro Minghetti – Destra Storica – nel 1861 (Governo Cavour ) provò a presentare due disegni di legge che nella neonata nazione identificavano a livello territoriale unicamente due livelli di governo: Comuni e Consorzi di Comuni ad area vasta (Regioni) .
Fin da allora gli oppositori di destra e sinistra (sembra di raccontare la storia dei ns. giorni) si opposero alla abrogazione delle Province!!!
Costituite le Regioni nel 1970, ci provò il PRI di Ugo la Malfa che presentò un ddl costituzionale che mirava allo stesso scopo, DC e PCI fecero melina ed il tutto si arenò ..more solito.
Registro che dal 1861 sono trascor si 151 anni e dal 1970, 42 anni e le Province nel frattempo sono persino aumentate.
Adesso ci prova il Governo Monti, più modestamente, puntando ad una riduzione, ho i miei dubbi che possa raggiungere il traguardo.
Vogliono trasformarle in consorzi tra comuni, riducendole ad una cinquantina di macroaree con popolazione superiore ai 350 mila abitanti. Sono balle colossali. Non ne deriverebbe nessun effettivo risparmio.
I principali partiti difendono con le unghie e con i denti e cercano a tutti i costi di mantenere in vita queste roccaforti, avamposti di potere che nessuno vuole.
Come nel gioco dell’ oca si torna alla casella di partenza, ovvero alla situazione del 1861.
Chissà perché all’estero fanno fatica a capire perché l Italia non riesce a risolve mai i suoi problemi ??!!! secondo me dipende dalla Merkel !!!
Le province vanno eliminate. Tutte.