Il maestro maceratese di un giovanissimo Mario Del Monaco
Mario Monachesi, detto Chesimò, ebbe l'incarico di formare il tenore
di Mario Monachesi
Il prossimo 2 agosto lo Sferisterio ospiterà “Serata di stelle per Mario Del Monaco”, Gran Galà ideato e messo in scena da Giancarlo, il figlio del grande tenore. Questo importante appuntamento mi offre l’occasione per ricordare, grazie ad “Una città sul palcoscenico”, vol. 1° curato da Franco Torresi nonché ad un breve appunto di Filippo Davoli nel sito “Maceratesi famosi nel mondo”, che il grande Del Monaco sin da giovinetto poteva annoverare Macerata nel proprio destino. Infatti, il suo primo Maestro di canto è stato il maceratese Mario Monachesi. Questi, nel 1938 ed al fine di distinguerlo da Sante Monachesi,venne rinominato “Chesimò” da Filippo Tommaso Marinetti. Monachesi, figlio di Argeo già fondatore ed animatore della Società di divertimenti Unione e Concordia di borgo San Giuliano, nasce il 2 ottobre 1908 e si diploma in “Canto Superiore e Magistero” al liceo musicale di Pesaro nell’anno scolastico 1931-32. Proprio nell’inverno di quell’anno riceve dal professor Arturo Melocchi l’incarico di formare, nella pensione ove alloggia, un giovane tenore che non ha ancora raggiunto l’età per essere ammesso a frequentare il Conservatorio. Ottenuto qualche mese dopo, da una Società di Sant’Arcangelo in Lizzola (PS), l’incarico di rappresentare al teatro Perticarari della cittadina stessa l’opera Lucia di Lammermoor, ne approfitta per inserire nel cast anche il suo in realtà ancora “troppo” giovane allievo, affidandogli la parte di Lord Arturo (comprimario). Tale circostanza rappresenterà per l’aspirante studente un vero e proprio biglietto da visita, tale da promuovere agevolmente la sua domanda di iscrizione ai corsi del liceo Rossini. Questo, avvenuto il 14 febbraio 1932 e peraltro omesso dalle biografie ufficiali, costituì il vero ed unico debutto dell’allora diciassettenne Mario Del Monaco. Nel frattempo Mario Monachesi “Chesimò”, già direttore del coro dell’OND di Pesaro, torna a Macerata, nella casa dei genitori ora sita in via Felice Cavallotti 100 (l’attuale via Francesco Crispi), anche nella veste di solista, classificatosi al secondo posto al concorso nazionale per cantanti di La Spezia. Diverrà, nell’intero arco degli anni ’30, uno dei più vivaci protagonisti della vita culturale maceratese. Nel dicembre 1932 è tra i fondatori del locale gruppo Boccioni. Musicista e direttore d’orchestra, scrive aeromusiche e riviste e, tra le tante, “L’amore d’altri tempi”. Per l’opera “Mejo per te” (1937), su parole di Virgilio Pagnanelli, scrive la canzone principale “Macerata mia”. E’ inoltre organizzatore di innumerevoli spettacoli ed eventi musicali. Si diletta persino nella pittura e nel 1938 espone tre sue opere alla “Mostra dei sotto i trenta”. Per sfuggire al fascismo nei primi anni ’40 si trasferisce a La Plata (Argentina), ove diventa quasi subito “regisseur” (direttore) del locale teatro. Nel 1947 è già un nome in tutto il Sud America e sarà “regisseur” in molte altre “piazze”. Al termine di una carriera musicale instancabile e ricca di successi, sia come artista che come organizzatore muore a La Plata nel 1992, oramai ottantaquattrenne.
