La rassegna “Non a voce sola” fa tappa a Pollenza
L'ospite della kermesse è Maria Perosino, storica dell'arte. Appuntamento domenica 8 al Giardino di Vicolo degli Orti
Sarà Maria Perosino con il suo libro “Io viaggio da sola” l’ospite della seconda tappa della rassegna “Non a voce sola”: l’appuntamento è fissato per domenica 8, alle 18.30, nel Giardino di Vicolo degli Orti.
Maria Perosino è storica dell’arte, curatrice di mostre, e si occupa della ideazione e gestione di iniziative culturali. Nel suo lavoro si è interessata soprattutto alle situazioni in cui l’arte incontra altri saperi: scienza, design, illustrazione, fotografia, letteratura. Questo è il suo primo libro di narrativa. “Le sue pagine sfuggono da qualsiasi definizione : sono un corso di autostima, un racconto divertente, un diario involontario, un manuale intemperante.” Deliziosa ed ironica la prefazione: un libro “scritto per le donne ma non vietato agli uomini” e così via dicendo, una prosa ironica e lieve che è molto più di un manuale per viaggiatrici sole. E’ un modo di concepire la vita, è il non aver paura di affrontare l’ignoto, è il correre il rischio di essere aperti al nuovo, al diverso, all’altro in qualsiasi forma si manifesti. E per citare un altro passo “ Viaggiare da sole non significa affatto essere sole .Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia”. Emblematica la citazione iniziale di Emily Dickinson “ Sarei forse più sola senza la mia solitudine”. Forse per dire che l’essere soli è un’opportunità, l’essere soli è un itinerario, il viaggiare da soli significa conoscersi e mettersi alla prova, significa anche ascoltarsi e pensare. Ed è ancora Maria Perosino a darci la chiave di interpretazione: “ La vita è un lungo viaggio per me è più che è un modo di dire….Non si tratta solo di una questione di quantità : il fatto è che il viaggio, con tutto il suo potenziale simbolico, fin da subito mi si è imposto come elemento ordinario in cui infilare la mia vita, non il contrario.” Di rimando, così, commenta Oriana Salvucci, ideatrice della rassegna:
“Ho pensato fosse interessante capire come una donna vive l’idea del viaggio, uno dei più grandi topos della letteratura. Mi sembrava un libro interessante e irriverente. Tanti di noi sono stati affascinati dall’Odissea o dalla Divina Commedia, questa idea del viaggio come Errore/ Errare. Il viaggio è comunque una grande metafora che tende a diventare mito, leggenda. Qui ci troviamo alla presenza di un’operazione quasi blasfema, la riduzione del viaggio ad una serie di aneddoti e di consigli. Mi piacciono le trasgressioni rispetto all’ordine costituito. Vi è un punto di vista dominante, preteso neutro, che sembra debba comprendere e dettare ogni nostro bisogno o desiderio. Mi piacciono le “divagazioni” a partire da sé, mi piacciono le idee alternative al comune sapere o sentire. Mi piace tutto ciò che “scantona”.