Attende da 15 anni di poter rientrare nella sua casa
FIORDIMONTE - La battaglia legale di Maria Conti che vive in un prefabbricato dopo il terremoto del 1997
di Monia Orazi
Una casa a cielo aperto ad Alfi di Fiordimonte, su cui scende la pioggia, ad attendere da quindici anni un tetto che non c’è più, cancellato dal terremoto. Un vecchio palazzo settecentesco, affrescato, con all’interno il mobilio di pregio, su cui polvere, oblio, crepe e calcinacci hanno steso un velo di inaccessibilità. Sono queste le due proprietà della signora Maria Conti, pensionata, gravemente lesionate dalle scosse del terremoto del 1997, che ancora restano devastate, a testimoniare una ricostruzione mai avvenuta. La signora ha iniziato da allora una battaglia che al momento non sembra avere una conclusione definitiva. Anziana e malata, la pensionata vive ancora nella casetta di legno per i terremotati, ma non si arrende, è assistita nel suo cammino giudiziario dall’avvocato Marco Massei. Nel palazzo era ospitato anche il negozio emporio alimentari di Fiordimonte, che da allora è in una struttura prefabbricata periferica, rispetto alla localizzazione precedente, con minori opportunità di essere raggiunto dai clienti. “Mi hanno dato della pazza ma non ho mai mollato. Sono stata consigliere comunale e ho subito capito che i progetti presentati nel mio caso non andavano bene. Ho chiesto di poterli vedere, scrivendo alla regione ed al comune, ma non me li hanno mostrati”, racconta con voce ferma e decisa.
Il progettista incaricato di presentare la documentazione per ricostruire i due immobili avrebbe presentato degli elaborati difformi, rispetto a quanto previsto dalla legge. I progetti di ricostruzione all’epoca sono stati regolarmente approvati ed è stato concesso un primo contributo di circa 40 mila euro, non sufficienti per partire adeguatamente con i lavori di recupero, con danni stimati in circa 300 mila euro. “I progetti per i lavori non erano realizzabili, in quanto mancava la sicurezza statica per gli immobili – racconta la signora – in un caso mancavano le scale, come potevo arrivare in casa? Nell’altro progetto non erano state inserite le fondazioni del tetto”. La documentazione presentata non era idonea ad ottenere i contributi per la ricostruzione pesante, con una somma a disposizione che sarebbe stata sufficiente a riparare tutti i danni riportati e a permettere alla signora di rientrare a casa sua. Il progettista dei lavori inviò alla signora richiesta di decreto ingiutivo per essere pagato, ma nel 2009 il tribunale di Camerino le ha dato ragione, stabilendo che non aveva diritto al compenso perchè il progetto era difforme da quanto previsto. Ora la pensionata ha incaricato l’avvocato Massei di presentare ricorso in tutte le sedi competenti, per poter ottenere quanto previsto, in modo da poter procedere ai lavori di recupero delle due abitazioni ed ottenere quanto le spetta. “Rischio di perdere per sempre le mie proprietà – si lamenta la signora Conti – chiedo che sia riconosciuto quanto chiedo, ho lottato per poter modificare i progetti ma non sono stata ascoltata”.

