Omicidio di Porto Recanati:
al via l’esame degli imputati

Ben Alì Faycal ha negato fermamente di essere il mandante dell’omicidio di Lofty Draif

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di Cristina Grieco

Stamane dinanzi alla Corte D’Assise Ben Alì Faycal, difeso dall’avvocato Vando Scheggia, accusato di essere il mandante dell’omicidio avvenuto lo scorso 13 novembre 2010 nei pressi dell’Hotel House che ha visto vittima il 25enne marocchino Lofty Draif, ha reso la propria versione dei fatti. Il Faycal ha negato fermamente di essere il mandante dell’omicidio. Ha raccontato di essere stato a sua volta vittima di un’aggressione circa 15 giorni prima della morte del Draif per mano di una banda “rivale” nel traffico degli stupefacenti. Ma ha confermato ancora una volta la propria estraneità ai fatti. Ha riferito di essere stato avvertito telefonicamente che il Draif era stato preso per essere pestato e di essersi recato sul posto solo a seguito di una seconda chiamata con la quale veniva informato che erano stati rinvenuti addosso alla vittima (probabilmente a seguito dell’aggressione compiuta dalla banda a cui apparteneva Lofty Draif), i suoi documenti. Giunto sul luogo, il Faycal ha ammesso di aver inferto al Draif un vistoso taglio sul viso poiché, nel cercare di recuperare i propri documenti, si era sentito opporre delle risposte taglienti e offensive dalla vittima che a quanto pare avrebbe inveito contro la madre del Faycal.

Come preannunciato nessuna risposta da parte dell’ucraina Ganna Prokofyeva che si è rifiutata di sottoporsi all’esame. La Corte, dando seguito alla richiesta già precedentemente avanzata dalla difesa, ha disposto sull’imputata una perizia psichiatrica finalizzata a capire se al momento del fatto la Prokofyeva fosse o meno in grado di intendere e di volere. È stato nominato quale perito il professore Gabriele Borsetti, psichiatra di Ancona.

Sono stati poi ascoltati i 3 testi della difesa. Due, in quanto coimputati nel medesimo reato nei confronti dei quali si è proceduto con rito abbreviato, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Il terzo testimone sentito, che a quanto pare era molto vicino al Draif, ha riferito unicamente di aver assistito ad uno sfogo di Ayfa, conosciuta come fidanzata della vittima, che diceva di sentirsi in colpa per l’accaduto. Intorno alla figura di Ayfa infatti, nel corso delle testimonianze ascoltate, sono emerse versioni contrastanti poiché a quanto pare la stessa, oltre al rapporto sentimentale con la vittima, intratteneva relazioni anche con soggetti appartenenti ad altri “clan”.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 18 giugno, ora si attende solo la perizia del professore Borsetti che a stretto giro dovrebbe provvedere al deposito.


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