“Rumori…” a Loreto

TEATRO AMATORIALE - Il 1° Festival Regionale debutta con una esilarante commedia contemporanea

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Rumori-fuori-scena-Foto-dassiemedi Walter Cortella

Non ci sono dubbi, il 1° Festival Regionale di teatro amatoriale di Loreto – Premio Simona Galassi è nato sotto i migliori auspici. La manifestazione, patrocinata dalla UILT Marche e organizzata dalla locale Compagnia «Artistica…mente» con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, è partita alla grande. Ai blocchi di partenza la Compagnia STEP di Ancona con «Rumori fuori scena» di Michael Frayn, uno scoppiettante e ormai collaudato spettacolo diretto da Alberto Manini. Quando il pubblico entra in sala il sipario, per ragioni di spazio, è già aperto e rimane colpito dalla poderosa scenografia. Siamo all’interno di una villetta realizzata su due livelli, al momento disabitata, ma pronta per essere affittata da un’agenzia immobiliare. Dotty, la donna delle pulizie, si accinge a godersi un tranquillo pomeriggio davanti alla TV. C’è il Gran Premio ippico che per nulla al mondo perderebbe e in più dispone di una buona scorta di sardine, di cui è golosa. Che vuole di più dalla vita? Solo un po’ di serenità, ma il destino le riserva ben altro. In un baleno, sul grazioso «cottage» si abbatte un tornado micidiale: due coppie in cerca di intimità si ritrovano a convivere, loro malgrado, in pochi metri quadrati. Ha inizio una sarabanda infernale: le porte della casa non hanno più pace. È un continuo entrare e uscire dalle stanze, con repentini e spassosissimi scambi di persona e oggetti. Il divertimento sale a mille e il pubblico partecipa con gusto a quell’incessante carosello. Ma in realtà, che cosa sta succedendo sulla scena? Ci troviamo in un teatro americano dove una compagnia sta facendo la prova generale di «Con niente addosso», una sexy-commedia, ma gli attori sono impacciati e spesso non riescono a padroneggiare le rispettive parti. Come se non bastasse, fra di essi non c’è armonia. Ripicche, screzi, invidie, legami sentimentali incrociati, pettegolezzi, gelosie e intrighi creano i presupposti per un clamoroso fallimento. Il regista è disperato perché, ciliegina sulla torta, il debutto è previsto per l’indomani!! I complicati meccanismi (porte che si aprono e si chiudono, equivoci, piattini di sardine che vanno e vengono, vero leit motiv dell’intera opera) ma soprattutto gli innumerevoli errori e inciampi dei protagonisti diventano gustose gags che coinvolgono lo spettatore. Siamo nella classica situazione vincente del «teatro nel teatro». Lo spettacolo, malgrado tutto decolla e la compagnia parte per la sua tournée. Nel secondo atto l’azione si sposta a Pittsburg e il pubblico (quello vero, cioè noi) assiste a ciò che accade dietro le quinte. Le tensioni tra gli attori non accennano ad attenuarsi, anzi, e le conseguenze nefaste si riflettono sullo spettacolo, del quale percepiamo solo alcuni flash lontani. Nel «fuori scena» i protagonisti non sempre riescono a litigare sottovoce, ad esprimersi a gesti come mimi e ciò che dicono si sovrappone alle battute dei loro compagni sulla scena.  La situazione diventa sempre più paradossale, mentre la comicità si fa più raffinata. Infine, nel terzo atto, la compagnia ridotta allo sbando approda finalmente a Broadway, la Mecca dello spettacolo, ma purtroppo niente va per il verso giusto. Ciò che avviene sulla scena non ha più nulla a che vedere con la versione originale del testo. Gli attori ormai, abbandonato il copione, recitano improvvisando senza ritegno, ad un ritmo sempre più sostenuto ma mai caotico. A questo punto la comicità tocca il suo acme e il pubblico (sempre noi) ride di gusto. Il testo è di una banalità estrema, ma il prodotto finale diventa un spettacolo molto divertente per effetto delle situazioni comiche, del ritmo incalzante e delle trovate spiritose che l’autore, vero maestro nel suo genere, ha saputo creare e dosare con destrezza. Che dire della Compagnia? È un complesso di livello artistico superiore e di provata esperienza. Riesce a tenere per tutta la durata dello spettacolo una concentrazione altissima e un ritmo indiavolato. Non si è notata nei protagonisti la minima indecisione, il minimo sfasamento nell’azione. Tutti gli «errori» commessi sulla scena sono rigorosamente previsti dal copione. Il cast funziona come un orologio di alta precisione e gli attori sono sempre sicuri nei loro interventi. Non è possibile individuare tra di essi il cosiddetto «protagonista». Sono tutti sullo stesso piano, dal primo all’ultimo. Nell’economia generale dello spettacolo, ognuno dà il medesimo contributo. Anche Tim, l’imbranato ma prezioso factotum e Selsdon, il ladro distratto, fanno una gran bella figura grazie alle loro perfette caratterizzazioni e alle azzeccate «controscene» nelle quali sfoggiano una prorompente vis comica e una notevole espressività mimica. La Compagnia STEP dispone per questo spettacolo addirittura di due «formazioni» assolutamente speculari, impossibili da distinguere se non fosse per i nomi naturalmente diversi dei protagonisti. I due cast sono del tutto intercambiabili, senza che lo spettacolo ne risenta in alcun modo. Questo è, tra gli altri, il grande merito del giovane regista Alberto Manini: aver saputo bilanciare da perfetto alchimista le diverse personalità artistiche. E non è certo poco. Sua anche la progettazione tecnica della scenografia, forse l’unica, vera «attrice protagonista» È funzionale e robusta, ma richiede uno sforzo notevole da parte di una efficientissima squadra di tecnici la quale, complice l’impossibilità di chiudere il sipario, ha lavorato «a vista», meritandosi il caloroso applauso finale del pubblico. Non capita mai una cosa del genere. Magia del teatro!


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