Restano in carcere
i quattro rapinatori di Piediripa

Convalidati gli arresti oggi in tribunale a Macerata. I fermati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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di Cristina Grieco

Sono stati convalidati questa mattina in tribunale a Macerata gli arresti dei quattro rapinatori fermati in flagranza di reato dopo la tentata maxi rapina nel caveau della Fitist di Piediripa. Per i quattro (Giuseppino Coppola , 48 anni, di Pomezia; Massimo Morresi, 49 anni, di Castel Madama;  M. M., 54 anni, di Tivoli e Attilio Clementi, 53 anni, di Guidonia)  il Gip Enrico Zampetti ha confermato la misura cautelare in carcere, così come richiesto dal Pm Andrea Belli. Respinta, quindi, la richiesta degli avvocati difensori di avere il beneficio degli arresti domiciliari. Tutti e quattro i fermati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Come noto, nell’ambito dell’inchiesta è finito anche un dipendente della Fitist, denunciato per ora a piede libero. Si tratta di un uomo residente a Macerata ma originario di Battipaglia, in provincia di Salerno. Poteva rischiare di finire in carcere, ma il suo atteggiamento estremamente collaborativo ha pagato. Ha ammesso di essere stato lui a fare entrare i malviventi nel deposito, facendoli salire a bordo di un Fiat Doblò della ditta. La talpa, insieme a due suoi colleghi (un uomo e una donna) del tutto estranei ai fatti, è stata legata dai banditi. L’uomo di origini campane ha ricoperto i panni dell’attore, fingendo incredulità e paura per la rapina. A lui era stato promesso un compenso pari al 10 per cento dell’ammontare del bottino per aiutare la banda a mettere a segno il colpo del secolo. Qualcosa come 2 milioni e mezzo di euro. Denaro contante, da poter spendere subito senza grossi problemi. Infatti, il grosso del bottino era composto da 663mila banconote per 12 milioni e 730 mila euro. Il resto, invece, era diviso in dollari americani in tagli da 100, 50, 10 e 5. La gang di laziali stava per fuggire con due furgoni carichi di denaro, ma l’arrivo di polizia e carabinieri ha fatto sfumare il colpo della vita.  

(foto di Guido Picchio)

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Dopo un lungo interrogatorio gli arrestati escono dalla Questura di Macerata


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