Canone su pc e smartphone, arriva lo stop

Il Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Corrado Passera invia all'azienda di Viale Mazzini la propria interpretazione sul regio decreto del 1938, e la Rai fa marcia indietro

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di Filippo Ciccarelli

Ha suscitato molte reazioni, tra cui quella della Confartigianato locale (leggi l’articolo) l’annuncio della Rai di voler far pagare il canone televisivo speciale ad imprenditori e liberi professionisti che fossero in possesso di pc, smartphone, tablet o comunque apparecchiature in grado di visualizzare i programmi trasmessi dalla rete nazionale che non fossero i canonici televisori. L’azienda voleva sfruttare l’articolo uno del Regio Decreto del 21 febbraio 1938, che recita: “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto. La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente”. In Italia erano di là da venire molte cose, tra cui la democrazia, la forma di stato repubblicana, e pure la stessa Radiotelevisione italiana, che sarebbe nata solo nel 1954 raccogliendo le eredità dell’Eiar e della Radio Audizioni Italiane: figuriamoci gli smartphone, i computer e di tablet. Per questo motivo il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito, nel corso di un incontro coi vertici Rai, l’interpretazione autentica di quella legge, ed ha specificato che la stessa non si può applicare a tecnologie digitali e beni digitali. Insomma, internet non è stato pensato per guardare Sanremo o L’Isola dei famosi aggirando lo strumento televisivoa favore dei supporti più disparati; possono stare tranquille tutte le persone che avevano già ricevuto bollettidini da 200 a 6.000 euro di canone speciale da mamma Rai.


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