Il museo delle scienze
e l’arrivo dell’axoloti

Una realtà che ben figura in “Macerata città della cultura”. L’axoloti e lo Sferisterio
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axoloti

L'axoloti del Museo di storia naturale

di Giancarlo Liuti

Sfibrato dalle vicende della verifica fra i partiti della maggioranza maceratese – una storia che è finita e perciò, paradossalmente, continua – questa domenica la dedico a un argomento del tutto diverso: l’axoloti. Cos’è l’axoloti? E’ una sorta di salamandra larvale, ossia destinata a non raggiungere mai la maturità, è un essere ambiguo, silenzioso e voracissimo che si aggira in acque melmose, traffica nell’oscurità e, a vederlo, ha l’aria astuta e insinuante di chi sa il fatto suo ma spera che gli altri non se ne accorgano. Immagino già il commento di qualche lettore: “Ma come? Dici che non vuoi occuparti della verifica e invece ci ricaschi?”. Obiezione respinta. L’axoloti proviene dal Messico e figuriamoci se ha mai partecipato alle riunioni politiche cittadine. No, il motivo per cui parlo di questa strana creatura è un altro: spezzare una lancia a favore del museo di storia naturale che ormai da parecchi anni esiste nei sotterranei del cinquecentesco Palazzo Rossini Lucangeli, al numero civico 65 di via Santa Maria della Porta, ed è meta – lo sapevate? – di oltre diecimila visitatori all’anno, molti dei quali alunni di tutte le scuole, dalla materna alle superiori.

La sua istituzione risale al 1993 e si deve alla passione e alla competenza del curatore Romano Dezi e di altri come lui che già da tempo raccoglievano e custodivano testimonianze – morte e vive, remotissime e attuali – dell’ambiente naturale. Una forma di volontariato, questa, in cui s’avverte il sapore di una cultura posta al servizio degli altri, senz’altro scopo, in Dezi, che di coinvolgere la città nelle proprie conoscenze e nelle proprie esperienze. Beh, quando si parla di partecipazione dal basso al cosiddetto bene comune non è proprio a questo che ci s’intende riferire?

museostorianaturale_0181-300x1991Il museo ha compiuto diciott’anni ed è entrato nella maggiore età. Diventerà adulto? Buona domanda. La risposta, infatti, dipende dalla volontà del Comune, che nel proprio sito internet se ne vanta ma non ne è ancora il proprietario e non sembra molto interessato né alla sua esistenza né alla sua crescita. Vero è che circolano voci di una nuova sede o dell’ampliamento di quella attuale. Ma sono voci non ufficiali. Dice Romano Dezi: “E’ tutto ancora da definire”. Non vorrei, insomma, che su questa realtà calasse il sipario del disinteresse e dell’indifferenza. Vedremo. Intanto ripeto, pure a me stesso, alcune informazioni già date da Cm. Il museo – ingresso gratuito – è aperto dalle 9 alle 12 di tutti i giorni, esclusa la domenica. E il pomeriggio? Anche, ma solo su appuntamento (telefono 0733 256385).

Cosa c’è in questi duecento metri quadrati? Intendiamoci, non si creda che si possano fare dei raffronti coi grandi musei italiani dello stesso genere, ad esempio con quello di Milano (sette sezioni scientifiche e due grandi laboratori didattici). No, il nostro è più modesto. Ma ha una funzione didattica analoga a quelli. Una funzione che sarebbe sbagliato ignorare o sottovalutare. Una funzione, in definitiva, che insieme a tante altre preziosità materiali e immateriali contribuisce a fare di Macerata una vera città della cultura. Cosa c’è, dunque? Non enormi e autentici scheletri fossili di dinosauri, per i quali occorrerebbero apposite cupole, ma, oltre a grossi modelli in plastica di Styracosaurus e Tyrannosaurus, c’è una quantità di reperti riguardanti la paleontologia, la mineralogia, l’entomologia, la malacologia e l’ornitologia. E ci sono – vivi – iguana, pappagalli, tartarughe e serpenti (pure un boa constrictor) che provengono dai recuperi effettuati dalla Forestale per salvarli dall’abbandono e dal commercio clandestino. E c’è una novità che si chiama “axoloti”, giunto lo scorso mese su decisione del tribunale di Fermo che l’ha sequestrato a un possessore abusivo. Di che si tratta? L’ho già detto. L’axoloti – o ambystoma mexicanum – è una salamandra che vive nelle acque del lago Xochimilco presso Città del Messico e che a causa dell’elevatissimo inquinamento di quell’habitat si sta rapidamente estinguendo (la convenzione di Washington l’ha compreso fra le specie da proteggere). Le sue caratteristiche le ho elencate all’inizio di quest’articolo: stato larvale, ambiguità, voracità, nascondimento delle sue reali intenzioni. E adesso non è colpa mia se qualche maligno oserà insinuare che esemplari di axoloti sarebbe stato più semplice, per il nostro museo, cercarli e trovarli nelle acque altrettanto melmose di certe manovre politiche di basso profilo.

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Boa constrictor

Basti pensare, ultime in ordine di tempo, alle opinioni che circolano sullo Sferisterio, grazie alle quali la necessità di affrontare con un assetto amministrativo di più ampio respiro la drammatica situazione dei tagli di risorse pubbliche rischia di declassarsi a banalissime e provincialissime dispute su eventuali appetiti monopolistici di Ancona (ah, l’appello tutto di pancia a demagogici e antistorici campanilismi!) e sulla nomina del direttore artistico (Pizzi, Del Monaco o un cosiddetto “traghettatore”?). Ora, posto che una delle poche voci ragionevoli di questi giorni sembra quella del segretario del Pd Bruno Mandrelli (“Non ci possiamo permettere d’impuntarci sul direttore”) e nella vacillante speranza che gli axoloti di turno riescano finalmente a raggiungere la maturità, sarebbe come se una società di calcio, priva di adeguati mezzi finanziari e alla ricerca di strutture decisionali capaci d’impostare una realistica visione del proprio futuro, si perdesse in baruffe sulla rivalità con altre squadre (l’Anconitana?) e sulla scelta dell’allenatore.



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