Il treiese Vittorio Sampaolo
arbitra agli Europei femminili

VOLLEY - Il fischietto di casa nostra è attualmente impegnato nella competizione continentale
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Le Marche del Volley mettono in palmarés un altro importante risultato della loro scuola tecnica. Ai campionati europei femminili che si stanno disputando proprio in questi giorni, tra i protagonisti c’è Vittorio Sampaolo, arbitro treiese che, insieme al compagno di coppia Fabrizio Pasquali, rappresenta una delle più solide garanzie tecniche della serie A italiana ed un’importante risorsa a livello internazionale. La sua è una carriera cominciata allo scoccare dei 16 anni regolamentari e culminata con la promozione in serie A nel 1996 e ad internazionale. Nel suo curriculum finali scudetto, molte gare di coppe europee, convocazioni nella rosa della World League e le Olimpiadi Giovanili di Singapore del 2010 che ha definito “un’esperienza formidabile perché ho ritrovato, in forma se possibile amplificata, lo spirito di sana competitività che mi ha fatto scegliere la pallavolo fin da ragazzino”. Sampaolo, che ha diretto tre delle gare in programma nel girone serbo (Francia-Serbia 1-3, Francia Germania 0-3 e Ucraina- Francia 0-3), pensa che questi Europei rappresentino “oltre che un altro prestigioso traguardo e viatico per il curriculum di arbitro internazionale, un momento importante di crescita tecnica”. Non è un mistero che Sampaolo e Pasquali (figli del grande movimento de Le Marche del Volley e degni eredi di una scuola arbitrale che vanta fischietti arrivati a conseguire la massima qualifica di FIVB come Luciano Gaspari) siano un po’ penalizzati dalla presenza di squadre di vertice marchigiane. “In effetti, visto che sempre più spesso le nostre squadre maschili e femminili vanno in finale sia nel campionato italiano che nelle coppe europee, essere della partita per noi è praticamente impossibile. Però questa grande qualità è anche quello che ci ha permesso di crescere fino a questo livello”. Per Vittorio l’avventura europea non potrà concludersi con l’arbitraggio di una finale, non certo per motivazioni tecniche. “Semplicemente mi capita di essere sia italiano che marchigiano, quindi fatico ad accumulare designazioni che mi consentano di avanzare velocemente nel ranking come i colleghi stranieri. Come arbitro non nego che qualche volta mi piacerebbe potermela giocare alla pari come potenzialmente potrei, poi penso che ci sono i nostri colori in campo e mi guardo la partita da tifoso. Vi assicuro che, comunque, ha tutto il suo fascino”.

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