Francesco Rosati: “La cultura rende più dei Bpt”

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Francesco Rosati con il grande pianista Ramin Bahrami

di Maurizio Verdenelli

Quest’anno il Camerino Festival celebrava un traguardo importante: la sua 25° edizione? Com’è andata dal punto di vista artistico?

Direi molto bene; sono assai soddisfatto delle performances degli artisti invitati: il calore e l’entusiasmo del pubblico, a conclusione di ogni concerto, ne sono stati la prova più evidente.

C’è stato riscontro alla biglietteria? Gli spettatori sono aumentati? Sì, abbiamo registrato rispetto allo scorso anno un aumento sia della media delle presenze a spettacolo, che del numero totale di spettatori. Un vero successo, considerata sia la tipologia della proposta, certamente non popolare, che il periodo di crisi, il quale sta condizionando non poco l’affluenza ai concerti di musica classica.

Quest’anno il Festival ha avuto come location la chiesa di San Filippo a Camerino, che non è certo grandissima. Quali sono state le motivazioni?

Sono diversi anni che il Camerino Festival si caratterizza anche per la scelta dei luoghi. La Chiesa di San Filippo è un ambiente che si presta ottimamente per i concerti di musica barocca: in passato vi abbiamo ospitato gruppi prestigiosi del calibro di Giardino Armonico, London Baroque, Zefiro; vi hanno cantato celebri soprano come Lynne Dawson, Monica Piccinini, Gemma Bertagnolli … Quest’anno è toccato al complesso d’archi dell’Accademia Bizantina esibirsi nella Cappella Foschi con alle spalle la splendida pala di Giambattista Tiepolo, Apparizione della Vergine a San Filippo Neri, in un programma dal titolo“Settecento Veneziano” con musiche di Galuppi, Vivaldi, Albinoni e Platti, in un mirabile connubio tra arte pittorica, musica e devozione. Lo Choc du monde de la musique ha premiato l’ensemble di musica antica come miglior gruppo del 2009 e come realizzatore del miglior album. Il gruppo ravennate ha poi vinto nel 2010 il Midem Award, massimo riconoscimento mondiale nella musica classica, con l’album Beetween Heaven and Earth, edito dall’etichetta Naive, confermandosi come uno dei migliori gruppi di musica antica del mondo. La serata dunque non ha deluso le aspettative, con un motivo di interesse in più: il programma prevedeva infatti musiche di Giovanni Benedetto Platti, compositore che ha molte affinità con il Tiepolo che faceva da sfondo ai musicisti, poiché entrambi furono alle dipendenze del principe vescovo di Würzburg Johann Philipp Franz von Schönborn. Giovanni Benedetto trascorse l’intera vita a Würzburg, distinguendosi per le sue raffinati doti musicali e la sua abilità sia come compositore che polistrumentista, mentre il Tiepolo affrescò, dal 1750 al 1753, gran parte dei saloni di parata dello stesso palazzo vescovile.

Per l’appuntamento clou con Richard Galliano, al Marchetti, il boxoffice ha avuto problemi: file di spettatori lungo il corso mentre era già scaduto l’orario d’inizio del concerto… come mai?

La sommatoria di vari elementi: il grande richiamo che tutte le volte accompagna i concerti del celebre fisarmonicista francese; la biglietteria  informatizzata, tanto precisa e sicura, quanto lenta nella procedura di stampa; il pubblico del jazz (e dintorni) che non si distingue certo per puntualità. La straordinaria bravura del Galliano Tangaria Quintet, suggellata dalle ovazioni a fine concerto, credo abbia adeguatamente ricompensato il foltissimo pubblico presente a teatro.

Un grande inizio (Bahrami) ed una grande conclusione (Campanella): due pianisti d’eccezione. Bach e Liszt: è stata una scelta precisa, perchè?

Per motivi diversi. Con Bahrami c’è un rapporto particolare: già da qualche anno l’associazione che presiedo (la Gioventù Musicale d’Italia sede di Camerino) segue l’artista iraniano, apprezzandone la ricerca interpretativa tutta rivolta alla monumentale produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach. Ciò che affascina di Bahrami è il modo con cui affronta tale repertorio, con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza. Nel 2007 Bahrami eseguì al Teatro Marchetti di Camerino l’Arte della fuga, nell’ambito della rassegna inverale Concerti a Palazzo; nel 2008 presentò il repertorio “italiano” del genio di Eisenach, con il noto Concerto Italiano ed altri brani. C’è in progetto di invitarlo nuovamente, a conclusione della sua nuova fatica discografica (Il clavicembalo ben temperato). Anche Michele Campanella è un amico della Gioventù Musicale e dunque del festival camerte; più volte ospite, anche in formazioni cameristiche, il pianista napoletano è cittadino onorario di Camerino per aver regalato alla città un concerto memorabile dopo il terremoto del 1997. L’invito nell’edizione del 2011, anno del bicentenario della nascita di Liszt, vuole appunto sottolineare la grandezza dell’interprete lisztiano, tra i più grandi in circolazione oggi nel mondo. Credo sia stato per il pubblico del Teatro Marchetti un vero privilegio ascoltare Campanella in un momento così intenso e ispirato della sua carriera; i prossimi impegni presso prestigiose istituzioni come l’Auditorium di Roma (concerto inaugurale della rassegna cameristica di Santa Cecilia), il Teatro San Carlo di Napoli (sempre in recital), il Chicago Symphony Center (dove suonerà il primo Concerto di Liszt con la Chicago Symphony Orchestra diretta da Riccardo Muti) dimostrano l’attualità del grande pianista italiano, autore quest’anno anche di un prezioso libro “Il mio Liszt”, edito da Bompiani.

Musica da camera e pure teatro da camera: ci riferiamo anche e sopratutto all’appuntamento con Maio e Canino. E’ l’inizio di una nuova linea?

Il teatro da camera fa ormai parte integrante dei programmi del festival. Proprio con Luigi Maio abbiamo approfondito e sviluppato questo genere, proponendo negli anni al pubblico del festival grandi capolavori, primo fra tutti L’Histoire du soldat di Stravinskij, in una memorabile versione con Maio affiancato dai Solisti della Scala. Quest’anno il musicattore, così si autodefinisce Luigi Maio, non si è accontentato di un semplice melologo ma, per la sua versione del Peer Gynt, ha approntato una vera e propria riscrittura teatral-cameristica cercando di snellire, senza peraltro negare, le complesse dinamiche teatrali e concertistiche che s’impongono a chi si cimenta con Ibsen/Grieg: in linea con l’essenzialità del Kammerspiele (versione tedesca del teatro cameristico) e per evidenziare la schizofrenica frammentazione dell’Io del protagonista, Luigi Maio ha affidato personaggi, coro, canto, azione e narrazione ad un unico interprete, che ha interagito con una più agile riduzione pianistica dell’originale partitura sinfonica. Il divertito coinvolgimento sul palco del grande pianista Bruno Canino, raffinatissimo camerista fra i più richiesti al mondo, ha entusiasmato un pubblico sempre più informato, plaudente e trasversale.

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Da sn: Francesco Rosati; il vicesindaco di Camerino, Gianluca Pasqui; l’assessore provinciale Massimiliano Bianchini, il presidente della GMI, avv. Corrado Zucconi

Il Camerino festival si sta imponendo sempre di più: però anche non c’è un’adeguata attenzione dei mass media (parlo di Rai sempre presente, ad es,  invece a qualsiasi festival folk). Perchè? Avete mai protestato con il servizio pubblico?

Riprendo le parole del Presidente del Camerino Festival, Corrado Zucconi Galli Fonseca, dicendo che è un vero peccato che il TG Marche abbia fatto notare, soprattutto quest’anno, la sua assenza. A tal punto che il Sindaco di Camerino ha inviato, insieme al presidente del Festival, una lettera a firme congiunte alla RAI Marche con una sentita protesta, per lo scarso risalto dato all’evento. Consideri che la Radio nazionale (Rai Radio Tre) ha più volte trasmesso per intero alcuni concerti registrati al nostro Festival (da ultimo Paolo Fresu e la sua Brass Bang lo scorso mese di maggio). Mi auguro che tale assenza sia stata dovuta ad una coincidenza e sono convinto che in futuro si possano ristabilire i giusti rapporti tra la testata regionale e la nostra rassegna: il Camerino Festival merita uno spazio adeguato sui mass media regionali, visto che è apprezzata e valorizzata in campo nazionale.

 

I giovani sono ancora interessati alla musica da camera. Nel pubblico, pure numeroso, se ne sono visti pochi…

La carenza del pubblico giovane ai concerti di musica classica è un fenomeno nazionale. Teste sempre più “bianche” in platea, lamentano in modo un po’ crudo gli operatori culturali e le agenzie di rappresentanza e management musicale. Purtroppo dall’alto non viene il buon esempio: pochi gli investimenti e le idee per avvicinare i giovani alla musica d’arte e creare un adeguato ricambio generazionale. Non sarà facile porci rimedio a breve termine; altri Paesi stanno facendo meglio: penso ad alcuni festival di grande successo come il Festival International de Piano de la Roque d’Anthéron, in Provenza, che stabilisce record d’incassi e coinvolge molti giovani, grazie anche all’idea di coniugare arte e turismo, ma anche e soprattutto a qualcosa di più strutturale, che interessi e coinvolga il nostro sistema d’istruzione e formazione: cioè la scuola. Qui l’educazione musicale e la storia della musica sono trattate solo nelle scuole medie ad indirizzo musicale o nei nuovi Licei musicali e coreutici, mentre dovrebbero essere materie trasversali a tutti gli indirizzi di studio, come la storia dell’arte o la letteratura.

Come si prospetta la 26* edizione: inizia già a lavorare da adesso…? Gli sponsor e le istituzioni sono sempre presenti?

I progetti in campo sono molti, ma bisogna fare prima un po’ di chiarezza. Le istituzioni si devono convincere che risparmiare sulla cultura non è un buon investimento. Uno studio recente di Banca Italia, basato su stime che fanno riferimento a precisi indicatori econometrici, rivelano che l’istruzione ha un rendimento pari all’8,9%%, maggiore rispetto ad investimenti in titoli pubblici. Ecco, proporre musica d’arte significa fare istruzione e, contemporaneamente, favorire una componente importante dello sviluppo di una comunità, la socializzazione. Anche quest’anno al nostro Festival si è realizzato tutto questo, ma con grande sacrificio di alcuni pochi volontari, grandi appassionati di musica e di arte. Non so quanto possa durare, senza un adeguato sostegno.

 

 


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