“Il centro trasfusionale non chiuderà
e il servizio sarà potenziato”
Il direttore di zona Enrico Bordoni rassicura sulla situazione dell''ambulatorio degli scoagulati che segue 1.800 pazienti e ha bisogno di nuove professionalità
di Filippo Ciccarelli
“Al centro trasfusionale, per ora, funziona tutto normalmente. A breve, però, andranno in pensione due dottori e ci auguriamo che si trovino i sostituti. L’organico qui è composto da 22 persone, di cui 6 medici; di questi ce n’è sempre uno che, a turno, segue l’ambulatorio degli scoagulati. La nostra preoccupazione è che, se non venissero rimpiazzati quelli che se ne andranno, sorgerebbero delle criticità. Proprio oggi, però, ho parlato con il direttore di zona Enrico Bordoni, che ha ribadito il suo impegno per trovare i rimpiazzi necessari”. Sono queste le parole di Maria Teresa Carloni, primario del centro trasfusionale dell’Ospedale di Macerata, che spiega l’attuale situazione del reparto. “La questione più rilevante riguarda l’ambulatorio che segue gli scoagulati; sarebbe dovuto venire un medico in sostituzione per le ferie, e la nostra idea era quella di integrarlo affinché seguisse anche in futuro i pazienti, ma alla fine ha rifiutato e non se ne è fatto nulla”. Non è dato sapere perché il professionista abbia rinunciato, ma il direttore di zona, Enrico Bordoni, non si preoccupa:“Noi ci siamo attivati come zona, per mantenere e potenziare questo servizio. Il medico che ha rinunciato? Ne prenderemo un altro, che verrà addestrato dalla dottoressa Carloni: lei mi ha assicurato che, finché ci sarà bisogno, anche se andrà in pensione, si occuperà di formare i nuovi professionisti. Stiamo infatti pensando ad un contratto particolare da sottoporle, affinché la transizione sia il più “morbida” possibile. In ogni caso l’Asur si sta muovendo in anticipo per sostituire queste professionalità, peraltro ancora in servizio, anche per evitare le limitazioni delle assunzioni del personale imposte dalle varie normative nazionali”.
L’ambulatorio degli scoagulati segue 1.800 pazienti, è un servizio di particolare impegno ma non è previsto come organizzazione portante nei LEA, i livelli essenziali di assistenza (finanziati dallo stato), ed in ogni caso non è a rischio chiusura. Per questo servizio, tuttavia, si stanno manifestando le carenze di specialisti già segnalate a livello nazionale da anni dai sindacati medici, conseguenti al numero chiuso di specializzazioni finanziate dal governo in un numero che attualmente rappresenta la metà del fabbisogno nazionale, a causa dei pensionamenti di medici nati dal 1950 al 1955. Il problema della carenza di personale, quindi, riveste carattere ormai cronico e nazionale.
Anche alcuni Comuni hanno contribuito allo sviluppo dell’ambulatorio, partecipando all’acquisto di apparecchiature necessarie. I pazienti, ad esempio, di Sarnano, Treia, Montecassiano, Corridonia e Tolentino possono effettuare gli esami nelle sedi a loro più vicine, ed i risultati vengono poi spediti per via telematica all’Ospedale di Macerata, che in risposta manda la terapia da seguire. Il centro trasfusionale copre per intero la zona di Macerata, ma alcuni pazienti di altre zone (ad esempio quelli provenienti da Morrovalle, dalla zona 8 dipendente da Civitanova) per prossimità geografica si rivolgono comunque al centro guidato dalla dottressa Carloni.

