Riprende la causa di beatificazione
per il portorecanatese Enrico Medi

IL GRANDE SCIENZIATO - A cento anni dalla nascita di colui che accompagnò con il suo commento in tv la conquista della luna nella notte tra il 20 e 21 luglio 1969. Figlio spirituale di Padre Pio serviva ogni domenica all'alba la messa celebrata dal grande cappuccino a San Giovanni Rotondo

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enrico-medi-4-244x300di Maurizio Verdenelli

Incontro Tito Stagno, con Giancarlo Trapanese e il caro, indimenticabile Tonino Carino all’hotel Janus di Fabriano, ad una conviviale dei Lions.

Tito Stagno è stato per tanti anni in Rai, redattore capo del servizio Sport e il responsabile della popolarissima “Domenica sportiva”. Tuttavia, ancora prima era divenuto molto noto ai telespettatori per una diretta memorabile nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong e ‘Buzz’ Aldrin scesero, primi uomini della storia, sul suolo lunare. Da New York il leggendario corrispondente Ruggero Orlando, mentre dagli studi romani insieme con Stagno a commentare c’era un grande portorecanatese che a 21 anni si era laureato in Fisica Pura con Enrico Fermi. Raccontava e spiegava così bene ai milioni di italiani incollati alla Tv, quella notte memorabile, che ad un certo punto Ruggero Orlando non riuscì a trattenersi dal chiedere: “Scusa, Stagno, ma chi è quel signore vicino a te così bravo a comunicare con tanta semplicità e chiarezza cose tanto difficili?!”.

Lui, l’esperto portorecanatese di Fisica, era già una celebrità nel suo ramo ma sarebbe diventato sino alla sua morte (sopraggiunta abbastanza rapidamente: il 26 maggio 1974) un personaggio popolarissimo.

enrico-medi-3-300x165Il suo nome: Enrico Medi. Nato cento anni fa, il 26 aprile 1911 a Porto Recanati, dopo la laurea ‘precoce’ con Enrico Fermi a Roma, era diventato libero docente di Fisica terrestre a 26 anni e a 31 aveva vinto la cattedra all’Università di Palermo. Nel capoluogo siciliano aveva avviato il “Censimento della sofferenza” per conoscere direttamente nelle case dei più umili, la vera condizione degli ultimi. A 38 di nuovo a Roma, direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica e titolare della cattedra di Fisica terrestre.

Dopo la guerra, nel ’46 Medi era eletto nell’assemblea Costituente e quindi alla Camera nella prima legislatura della Repubblica. Un anno più tardi in  un emendamento aveva chiesto per le donne lavoratrici gli stessi diritti e retribuzioni per gli uomini, e garanzie per la maternità. Richiamando inoltre i colleghi deputati sulla situazione terribile dei bambini mutilati di guerra e degli orfani.

enrico-medi-2-201x300Nel 1958, a Bruxelles vicepresidente dell’Euratom. Nel ’71, due anni dopo la conquista della Luna da parte dell’Apollo XI, Medi risultò con 75.000 voti il primo degli eletti al Consiglio comunale di Roma.

Il 21 maggio 1996 è stata introdotta la sua causa di beatificazione da parte della Diocesi di Senigallia. La causa è ferma per il momento al processo diocesano, ma riprenderà a breve con un nuovo postulatore.

Ad un secolo dalla nascita dello scienziato, del Servo di Dio  che ha coniugato Scienza e Fede, la zona pastorale di Porto Recanati ne ha rilanciato in grande stile l’alta personalità morale.

Dice il vescovo emerito di Senigallia, il cingolano mons. Odo Fusi Pecci: “Enrico Medi era ed è di riferimento per quanti oggi desiderano impegnarsi in un cammino di fede all’interno della storia che essi vivono nella loro quotidianità personale, professionale, familiare e sociale”.

Medi non la pensava come Margherita Hack e tanti altri scienziati: per lui scienza e filosofia “non si confondono, ma non di contraddicono. L’uomo non è fatto a cassetti: qui il fisico, là il religioso, il politico, il filosofo. L’uomo è uno ed ha delle cose una concezione unitaria: distinta ordinata, ma armonica”. Ancora: “Se l’uomo valesse per il lavoro che fa, allora una centrale termoelettrica della Edison vale più di tutti i Dante, Leonardo, Manzoni di ogni epoca anche se vivessero ciascuno mille anni. Questa è civiltà: liberare l’uomo dalla servitù del lavoro, per schiudergli le ali allo scintillante gaudio del suo spirito operante in comunione con la sua natura fisica”.

Il nuovo postulatore che dovrà  riprendere la causa di beatificazione per far salire lo scienziato portorecanatese agli onori degli altari, ha molti elementi a disposizione. Enrico Medi era uno dei ‘figli’ di Padre Pio, uno dei più cari, quelli che il santo, in una sua celebre frase, avrebbe atteso ad uno ad uno all’ingresso del Paradiso dove sarebbe entrato anch’egli, ma per ultimo. Ogni domenica mattina, all’alba (ore 5) Medi era a San Giovanni Rotondo a servire la messa celebrata dal grande cappuccino. E quando questi morì, toccò a lui tenere l’orazione funebre ufficiale. Che si concluse in modo preveggente: “E’ morto un santo, nasce un santuario”.

Il generoso altruismo di Enrico Medi si era manifestato già molte volte nella sua vita. Durante la guerra, abitando a Belvedere sui Colli jesini, venuto a sapere che due persone stavano per essere fucilate, si recò a piedi al comando di Jesi offrendo la propria vita in cambio di quella dei condannati, che alla fine furono risparmiati.

enrico-medi-1-199x300La vita di Enrico terminò  piuttosto presto, a 63 anni. Poco prima della fine, in un’intervista rilasciata al popolare rotocalco TV7, chiuse con una professione d’amore verso l’avvenire e la stessa scoperta e voglia di futuro. Usando una bella metafora tratta dalla sua passione per la guida. “La strada che mi piace di più? La curva: tu giri necessariamente il volante e sai che ti troverai di fronte ad un’altra situazione, da affrontare, da investigare, da capire. Questa è la vita, ed è meravigliosa!”. Il servizio della Rai si chiuse con uno splendido primo piano dello scienziato, sorridente ed elettrizzante.

Lo stesso sorriso -è qui il ricordo personale di chi scrive riprende dall’hotel fabrianese- che Tito Stagno si trovò davanti quella mattina in Rai incontrando Enrico Medi con il quale aveva continuato a commentare tutti gli altri allunaggi e di tutte le altre imprese successive dell’Apollo.

Mi rivelò il celebre giornalista:  “Non ricordo più che numero progressivo avesse la navicella spaziale americana -tante erano state fino ad allora le missioni!- in rapporto a quella programmata cui mancavano circa due mesi quando incrociai Medi uscendo dalla mia stanza. Ero molto felice quando lo vedevo: aveva una personalità che metteva a proprio agio chiunque. Gli dico dunque con gioia: ‘Professore, mi raccomando: tra poco si ricomincia. L’aspettiamo!’. Lui al solito sorridendo mi fa: ‘Stavolta non posso proprio, considerato che mancano due mesi alla partenza della navicella…’. Resto sorpreso, penso ad uno scherzo e gli chiedo spiegazioni. E lui, tranquillissimo e con pazienza, senza mai perdere il sorriso come se dovesse spiegarmi come faceva ogni volta con i telespettatori una legge della fisica terrestre, risponde serenamente: ‘Proprio questa mattina i medici mi hanno detto che la mia malattia non mi lascia più di trenta giorni di vita… mi dispiace, ma stavolta non potrò essere dei vostri… mi dispiace’. Mi lasciò -io improvvisamente ammutolito ed addolorato- con un grande abbraccio, allontanandosi con il suo passo lungo ed elegante. E il suo sfolgorante sorriso che riscaldava l’anima”.

Verso l’ultima curva da affrontare, professor Medi, alla scoperta dell’ultimo mistero da indagare.

(FOTO TRATTE DALLA PUBBLICAZIONE “IL SERVO DI DIO ENRICO MEDI” DELLA ZONA PASTORALE DI PORTO RECANATI – DIOCESI DI MACERATA-TOLENTINO-RECANATI-CINGOLI-TREIA)


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