La mostra “Libertà e Destino” al Buonaccorsi
ricorda il medico-artista Luigi Di Sarro

Docente dell'Accademia maceratese, fu ucciso nel cuore della notte il 24 febbraio 1979, nel cuore degli anni di piombo

- caricamento letture
Luigi-di-Sarro

Luigi Di Sarro (1973). Autoscatto

di Maurizio Verdenelli

La tragedia, improvvisa, maturò nei pressi dell’abitazione di Giulio Andreotti, a Roma. La porsche del dottor Luigi Di Sarro, 37 anni, medico e docente dell’Accademia maceratese, che aveva a fianco un’amica americana, sfrecciò davanti al gruppo di carabinieri di piantone alla casa del leader dc. Giovani in borghese che intimarono l’alt. Giovani scambiati fatalmente per  rapinatori e dribblati con il piede sul gas. Giovani che fatalmente scambiarono a loro volta per un brigatista rosso quel loro coetaneo, dai folti baffi e dalla lunga chioma, alla guida dell’auto potente che già filava per le vie del centro storico, tentando di eclissarsi. L’ultimo, disperato tentativo di Luigi di sottrarsi ad un Destino atroce ed assurdo. L’inseguimento si concluse come in un film: uno dei carabinieri saltò acrobaticamente sul cofano della porsche sparando tre colpi in direzione del guidatore. Di Sarro non ebbe scampo. Parabrezza in frantumi, fu ucciso così nel cuore della notte del 24 febbraio 1979, nel cuore degli anni di piombo. L’uomo della legge venne assolto nei vari gradi del giudizio. Rimasero le lacrime della madre di Luigi (“Mio figlio è morto due volte”), lo sgomento degli amici, dei colleghi ed allievi all’Accademia maceratese dov’era stato assunto nel ’74, e i commenti commossi da parte dei quotidiani romani e pure un articolo indignato del prof. Stefano Rodotà, anch’egli ‘maceratese’ (“Troppi omicidi di Stato”).
Un anno prima Di Sarro aveva scritto: “Se l’arte accompagna la mia vita, se la mia vita serve l’arte, io…posso anche morire”.
“Luigi amava la vita, il suo lavoro presso la cattedra di Anatomia artistica, l’innovazione costante. Avrebbe dato tanto ancora alla scuola, alla formazione, all’arte e alla cultura maceratese che avrebbe contribuito a collegare al mondo data la sua sete di novità, di ricerca e i tanti viaggi che faceva… ” ricorda uno degli allievi del prof. Di Sarro, l’editore Paolo Bravi -figlio di Rolando, uno dei padri futuristi con Ivo Pannaggi, Sante Monachesi e Wladimiro Tulli.

paola-ballesi-buonaccorsi

Paola Ballesi

Chi scrive ha memoria, negli anni ’80, di un significativo ed intenso tributo all’arte di Luigi, presente la famiglia Di Sarro -che aveva intanto aperto al quartiere Parti di Roma un Centro per promuovere giovani fotografi. L’iniziativa fu organizzata  presso i locali della libreria Einaudi, dai fratelli Torresi. Poi più nulla. Tuttavia il ricordo, la commozione dei colleghi non si è perduta nel tempo. Ne ha reso testimonianza, ieri, a nome di tutti Paola Ballesi che con Roberto Cresti ha curato la bellissima mostra sul tema del Sof di quest’anno: “Libertà e Destino” inaugurata sabato 23 nell’immediata vigilia della ‘prima’ di Rigoletto a Palazzo Buonaccorsi.
Un panorama d’eccellenza, dove sono presenti dieci autori, divisi in tre sezioni così definite: Vanitas Vanitatum; Sulle ali della libertà e Sorte, fortuna, destino dove spicca in particolare la straordinaria testimonianza del medico artista, la cui drammatica vicenda di cronaca è riverberata al centro della sala con documenti, ritagli di giornali, pubblicazioni e foto.
Di Luigi ci sono quattro splendidi autoscatti: una ricerca avanzata, strenua.
In uno di questi -ha detto la prof. Ballesi che ha presentato la mostra e i vari autori- sono presenti spunti da un viaggio in America nel ’71 compiuto dal docente: la foto ha chiare suggestioni psichedeliche, alla Pink Floyd.
L’inaugurazione ha visto un eccezionale concorso di personalità.
Il sindaco di Macerata, Carancini; il vicesindaco Manzi, l’assessore Monteverde; l’assessore provinciale, Bianchini; il presidente della Camera di Commercio, Bianchi; il presidente dell’Anas e il direttore della soc. Quadrilatero; il direttore del Sof, Pier Luigi Pizzi; il regista Massimo Gasparon. E naturalmente i dieci artisti. Oltre a Mauro Mazziero e alla giovanissima Elena Giustozzi espongono tre soci dell’Accademia delle Arti di Macerata (Adam): Francesca Gentili, Michele Mobili e Simona Scarpacci e quattro artisti proposti dalla galleria Marconi di Cupramarittima: Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Sabrina Muzi e Rita Vitali Rosati.
La mostra è organizzata dalla stessa Adam in collaborazione con l’associazione DiViniVersi, Macerata Cultura, il Comune di Macerata, l’associazione Arena Sferisterio, col patrocinio della Provincia e il contributo della Camera di Commercio.
Le trenta opere presenti sono composte con le tecniche più svariate, da quelle tradizionali alle nuove tecnologie, con una forte prevalenza della fotografia che nel panorama artistico attuale sembra più attrezzata ad esprimere lo spirito e l’immaginario del nostro tempo.
La mostra -davvero da visitare anche per il suggestivo allestimento- chiude il 3 settembre e ‘prorogherà’, oltre la conclusione della stagione in corso, i temi di drammatica intensità esistenziale proposti quest’anno dal Sof: Destino e Libertà.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X