Parentopoli: in tribunale
vince Costamagna

CIVITANOVA - Il giudice Corrado Ascoli ha stabilito la cessazione del contenzioso dopo la denuncia presentata da Gianluca Squadroni

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COSTAMAGNA

Ivo Costamagna, segretario provinciale del Psi

di Laura Boccanera

Si chiude un primo capitolo nella vicenda Parentopoli fatta scoppiare come un fulmine a ciel sereno lo scorso dicembre dal segretario provinciale del Psi Ivo Costamagna a seguito di una conferenza stampa in cui l’ex sindaco di Civitanova aveva fatto nomi e cognomi di parenti e familiari assunti presso le aziende partecipate del Comune. I diretti interessati avevano sporto denuncia e ieri il giudice ha sciolto le riserve e dichiarato cessata la materia del contendere con la condanna al pagamento delle spese legali da parte di Gianluca Squadroni che aveva presentato ricorso lo scorso 18 marzo, quando di ritorno da un viaggio aveva trovato Civitanova tappezzata con il suo nome legato alla vicenda Parentopoli. Ma non solo, la campagna mediatica prevedeva anche la distribuzione di volantini e riproduzioni sul sito del partito socialista. Squadroni fa ricorso al giudice ritenendo le pubblicazioni lesiva del suo onore e della sua reputazione, presentando una serie di ragioni, tra cui il fatto che nel 2002 era sì delegato del cda dell’Atac e poi assunto nel 2003 presso la stessa partecipata, a seguito di una selezione privata, ma ritiene le parole di Costamagna lesive e inappropriate rispetto alla continenza verbale e illegittime in quanto egli non sarebbe parente di nessun politico. Il giudice ha però rigettato le tesi adducendo l’articolo 21 e il diritto di critica politica e non ritenendo diffamatoria la definizione di “già delegato di Forza Italia, assunto all’epoca all’Atac” come compare nei manifesti. Inoltre viene considerata infondata anche la deduzione secondo la quale non avendo vincoli di parentela politica i fatti non siano corretti. In questo caso la sentenza è chiara: <<il termine parentopoli si riferisce ad un sistema di nepotismo clientelare che non annovera tra i propri elementi costitutivi indispensabili il rapporto di parentela propriamente detto. Il fatto portato alla pubblica opinione, pertanto, è sostanzialmente vero. Ciò che è opinabile non è un fatto, bensì la valutazione, il dubbio, la critica che i redattori del manifesto suggeriscono, ossia che lo Squadroni sarebbe stato assunto nel gennaio del 2003 all’esito di una selezione privata (doc.1 fascicolo di parte ricorrente, che peraltro ha omesso di depositare il relativo bando di selezione privata) quale dipendente in Atac anche grazie alla carica di consigliere di amministrazione della predetta società di nomina politica che aveva svolto nei tre anni precedenti. Ciò che contesta lo Squadroni a ben vedere non è pertanto la verità dei fatti riportati, ma l’interpretazione soggettiva che di essa forniscono i partiti di opposizione effettuata nell’esercizio legittimo del diritto di critica politica>>. Questa mattina in due conferenze distinte sia Squadroni che Costamagna hanno commentato la sentenza: <<è una tappa storica, – ha detto il segretario provinciale del Psi – importante e completa. Invito gli amministratori locali a riflettere, per far uscire di scena i giudici e tornare alla politica>>.

<<Sulla sentenza non ho nulla da dire, la accolgo senza critica – ha detto Squadroni – nel merito però dico che sono soddisfatto perchè la controparte nell’udienza del 7 aprile  aveva accolto di rimuovere, al fine di determinare la cessazione della materia del contendere, anche la piccola foto che era ancora presente nel sito (dove secondo la difesa, attraverso operazioni di Photoshop e ingrandimento sarebbe stato possibile leggere il nome di Squadroni), ma a questa mattina ancora non era stata sostituita, quindi noto che non hanno ancora ottemperato al 100% a quanto dichiarato>>. Mentre scriviamo tuttavia dal sito del Psi l’immagine è scomparsa.

Il giudice ha condannato Gianluca Squadroni alla rifusione delle spese di procedimento e legali per un ammontare di circa 5mila euro.


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