La guerra in Libia
vista dalle Marche
La Regione chiede al Governo lo stop alle armi. L'imprenditore di Potenza Picena Vincenzo Taffo racconta la fuga dei suoi dipendenti. Paola Giorgi (Idv): "Gravi le affermazioni del Ministro Frattini sulle Marche"
di Alessandra Pierini
«Siamo abituati alle emergenze, non alle guerre». Per questo Vincenzo Taffo e i suoi collaboratori più stretti all’interno della National Service Company, azienda di Potenza Picena specializzata nella fornitura di servizi per il settore petrolifero, nella trivellazione e nella messa in sicurezza di pozzi che si incendiano, hanno deciso, appena intuito il pericolo di riportare a casa i 5 dipendenti, in parte maceratesi, che si trovavano nella base di Tripoli, dove da un mese a questa parte, è scoppiata una rivoluzione che negli ultimi giorni diventata una vera guerra e sta facendo tremare tutto il Mediterraneo. La Nsc non è la sola azienda a guardare con preoccupazione all’evoluzione della guerra libica. Sono molte infatti le industrie maceratesi che esportano i loro prodotti in Libia e ce ne sono molte altre che hanno aperto un cantiere o una sede nel paese africano che era considerato, fino a pochi mesi fa, uno dei più importanti per lo sviluppo e l’internazionalizzazione.
Anche la Regione Marche guarda con preoccupazione al conflitto libico e proprio oggi l’Assemblea legislativa delle Marche ha approvato a maggioranza una risoluzione in base alla quale chiederà al Governo di operare «esclusivamente all’interno del mandato dell’Onu senza accedere all’uso della forza, revocando contemporaneamente il tratto di amicizia sottoscritto da Gheddafi previo voto parlamentare». La Regione ha chiesto anche al Governo’«un impegno a livello internazionale affinche’ tra le parti in conflitto si giunga ad un rapido, effettivo e verificabile cessate il fuoco e si dia vita ad una trattativa che risparmi alle popolazioni civili ulteriori sofferenze e apra la possibilita’ per il popolo e la nazione libica di una soluzione pacifica e autodeterminata».
I dipendenti della Nsc se ne sono andati dalla Libia dal 20 febbraio.
«Siamo stati i primi ad andarcene – spiega Taffo – abbiamo annusato il pericolo immediatamente, un po’ per le mie passate esperienze ad esempio durante la guerra in Nigeria, un po’ perché sono iniziati i problemi di comunicazione. Internet non andava più e i cellulari cominciavano a saltare. Le notizie da giù non erano buone, sembrava che la ventata di rivoluzione dovesse muoversi in tempi brevissimi fino a Tripoli e i nostri ragazzi sentivano di notte gli spari. Quando è iniziato il coprifuoco a Tripoli abbiamo deciso che non potevamo rischiare».
A questo punto ha preso il via il piano per riportare i 5 lavoratori a casa: «Il 20 febbraio si volava ancora – va avanti il carismatico leader della Nsc – siamo riusciti a far tornare i nostri lavoratori con un volo Alitalia strapieno e il due giorni dopo era già impossibile andarsene».
Oltre ai dipendenti italiani, laNsc si è occupata anche dei locali, in particolare di Alì, il custode nigeriano della base di Tripoli che rischiava seriamente di non poter tornare a casa: «La gente di colore è ora in pericolo in Libia. Alì non aveva soldi per tornare a casa, siamo perciò riusciti a farlo assistere da una ong e a farlo tornare nel suo paese. I nostri ragazzi, in 4 o 5 anni di permanenza hanno conosciuto tanta gente e comunque, pur non avendo vissuto lo shock della guerra di questi giorni, sono molto preoccupati per le sorti del paese».
Era possibile prevedere la rivoluzione? «Io sono stato spesso a Tripoli e a Bengasi. Negli ultimi anni c’erano moltissime macchine ma non si può dire che lì si vive bene ma mai avremmo immaginato che poteva accadere tutto questo».
Ora la Nsc ha in Libia una situazione di stand by: «Abbiamo chiuso la nostra sede in Libia – spiega ancora Taffo – l’avevamo aperta 4 o 5 anni fa. Prima ci chiamavano per le emergenze sui pozzi e partivamo direttamente da Potenza Picena, poi però si è resa necessaria una sede. A Tripoli abbiamo lasciato il materiale per le emergenze. Quello che sta accadendo è molto triste e speriamo che finisca presto anche perché la Libia è un paese ricco di energia».
Intanto il conflitto libico continua e, dopo 10giorni di bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi prima e della Nato poi, tutto lascia pensare che durerà ancora a lungo. Nelle ultime ore si sta facendo strada l’ipotesi, proposta dal Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini di esiliare il leader libico Gheddafi in un paese africano. Il Colonnello non ha affatto gradito e ha risposto accusando gli occidentali di essere come Hitler per il trattamento riservato alla Libia e ha chiesto che la gestione della crisi sia lasciata all’Unione Africana che si è opposta a ogni intervento militare straniero in Libia e ha creato un comitato per seguire la situazione in Libia.
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Paola Giorgi (Idv), vicepresidente assemblea legislativa delle Marche:
“Il consiglio regionale ha approvato una risoluzione sulla questione Libia dove si chiede l ‘impegno della Giunta regionale per chiedere al governo nazionale la revoca, con voto parlamentare, del trattato di amicizia tra l’ Italia e la Libia, come da sempre chiesto dall’IDV. La questione Libia sta mettendo a nudo l’inadeguatezza, la schizofrenia e la superficialità del Governo nazionale nella politica estera. Grave l’ intervento del Ministro Frattini che ieri sera, in diretta Tv ha dichiarato che la Regione Marche, perché colpita da alluvione, non sarebbe disposta ad accogliere i profughi. Grave e falsa affermazione: la regione Marche, sebbene colpita dall’alluvione prima e su cui grava la spada di Damocle della tassa sulle disgrazie, ha subito dato la disponibilità al ministro Marni ad accogliere i profughi a dimostrazione della solidarietà e dello spirito di unità nell’affrontare i problemi.
Frattini si impegni con decisione e fermezza per responsabilizzare i Paesi Europei verso il problema profughi.
La debolezza dell’Italia a livello internazionale e la poca affidabilità, chiaramente dimostrata ieri dall’esclusione dal summit la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Germania ( che di fatto non ha partecipato attivamente alla missione in corso in Libia), è sicuramente data dal comportamento che il Governo Italiano ha sempre tenuto nei confronti di Gheddafi. E il trattato di amicizia ne è una prova. L’Italia, con quel trattato, si è impegnata a non usare e non dare la disponibilità all’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia (l’ esatto contrario di ciò che sta accadendo in osservanza della risoluzione ONU), oltre ad impegnarsi a versare 5 miliardi di euro alla Libia a sostegno di opere infrastrutturali che impegnano nostre, non meglio identificate, imprese sul suolo libico. Quel trattato deve essere revocato dal Parlamento italiano, per avere un minimo di credibilità a livello internazionale: il fatto che il Governo non voglia revocarlo, bensì solo sospenderlo testimonia la volontà di lasciare una porta aperta a Gheddafi, per continuare a fare affari, qualora le cose andassero contrariamente a quanto voluto dall’ ONU. Quale credibilità può avere il governo italiano nella questione Libia se fino a 3 mesi fa il ministro Frattini ha indicato Gheddafi come ” modello del riformismo arabo”? Il Presidente Napolitano che si e’ speso fortemente in prima persona su questa vicenda, legittimando il ruolo del nostro Paese per garantire l’attuazione stretta e rigorosa della risoluzione ONU nel pieno rispetto Dell’ articolo 11 della Costituzione. Per quanto riguarda il presenzialista Berlusconi, in merito alle sue posizioni sulla Libia, le ultime cronache degne di nota ci portano al baciamano del Cavaliere al Colonnello”.



finalmente un articolo che tratta di questa nuova immensa ondata di profughi o presunti tali.
colgo l’occasione per proporre a cronache maceratesi un sondaggio su cosa ne pensano i suoi lettori a tal proposito dal momento che,come cittadino italiano e in primis a dividersi le modeste risorse con questi figuri, MAI NESSUNO HA CHIESTO IL MIO PARERE!
immensamente grazie se vi adoperate in tal senso,non come l’ennesima fatina buona di turno come la signora Giorgi che da buona politica italiana si fa bella con il culo degli altri.
giusto per curiosita’,per vedere in un sondaggio anonimo quanti veri “buonisti” o “razzisti” come il sottoscritto ci sono in giro.
grazie di nuovo
“l’Assemblea legislativa delle Marche ha approvato a maggioranza una risoluzione in base alla quale chiederà al Governo di operare «esclusivamente all’interno del mandato dell’Onu senza accedere all’uso della forza”
Come se il mandato dell’Onu fosse un esempio di democrazia…!
Come se il fatto di non sparare personalmente i missili ci permettesse di dire che “non siamo in guerra”.
Quanta ipocrisia…