Forum sulla sanità

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malasanità

 

di Marco Ricci

Qualche giorno fa, qui su Cronache Maceratesi, ho raccontato di alcuni aspetti non esattamente encomiabili della sanità maceratese in cui mi sono imbattuto. Da allora ho ricevuto varie telefonate, tanti altri racconti di chi ha vissuto situazioni ancora più spiacevoli e gravi, confermandomi in qualche modo lo spirito con cui avevo scritto l’articolo, finalizzato non tanto alla denuncia scandalistica quanto alla discussione. La sanità, in modi differenti, tocca ciascuno di noi, utilizzatori finali non di escort (!) ma di un sistema complesso che accompagna la vita dalla sua nascita alla sua conclusione. Un sistema che pone tanti interrogativi, dall’utilizzo delle sue risorse alla sua organizzazione territoriale, fino, ovviamente, alla sua efficacia e tempestività, un sistema che riflette non solo il senso civico di una nazione ma anche la concezione filosofica della vita che una società possiede. Pensiamo, ad esempio, a tutte le problematiche riguardanti il fine vita e le terapie del dolore, terapie (a volte negate) che in alcuni casi rischiano sì di accorciare la vita del paziente di una manciata di ore ma che consentono almeno una fine il più possibile serena e dignitosa. Oppure, per fare un ulteriore esempio, riflettiamo che delle risorse pubbliche pro-capite utilizzate da ciascuno di noi nel corso della nostra esistenza, circa il 60% viene impiegato per gli ultimi sei mesi di vita. Questo, magari, a fronte di scarsi o scarsissimi aiuti alle famiglie monoreddito, ai disabili, agli asili nido, a tutto ciò che riguarda la nascita e lo sviluppo più che la morte stessa. La nostra visione onnipotente della vita (e il corrispondente illusorio allontanamento dalla morte), fa sì allora che dalla sanità ci aspettiamo anche quello che la medicina non può dare. Si crea allora un progressivo senso di sfiducia, cambia il rapporto medico-paziente e i medici, sempre più di frequente, lavorano con il terrore della denuncia se un esito non è quello sperato.Ma davanti a queste richieste a volte eccessive ci scontriamo in alcuni casi anche con aspetti che non vanno e che minano la dignità della persona. Sciatteria, poca attenzione ai pazienti, scarso rapporto umano, organizzazione non sempre efficace, necessità di ricorrere alle visite private per avere in ospedale un trattamento migliore o quanto meno sollecito, si crea spesso di fatto una sanità privata per privilegiati all’interno della sanità pubblica, quando non si arriva direttamente a ricorrere alla sanità privata (da parte di chi può permetterselo) nei casi in cui la sanità pubblica proprio non va. Se noi pazienti dovremmo magari ogni tanto abbassare le aspettative, il sistema sanitario dovrebbe però mostrarsi sempre all’altezza almeno in quello che sa fare e che può fare, coinvolgendo i pazienti nel controllo della qualità e verificando attentamente anche la qualità della sanità privata convenzionata (laboratori, cliniche, etc.), di cui spesso si sente parlare assai male. Perché, ad esempio, all’interno della sanità pubblica convenzionata non posso scegliere il medico da cui essere visitato evitando il terno a lotto dei turni, almeno per quelle prestazioni periodiche non di urgenza? Sarebbe, anche questo, un modo di verificare la qualità del personale medico, di limitare la necessità del ricorso alle (costose) visite private intra o extra moenia che siano, di avere un servizio più a misura d’uomo e più accessibile ai redditi delle famiglie.La necessità  di capire, di interrogarsi sul funzionamento di questo sistema così complesso, comunque, non investe poi solo la politica o noi cittadini, ma in primis gli stessi medici. Dopo il mio articolo di due settimane fa ho avuto l’opportunità di incontrare il primario di uno dei reparti di cui avevo scritto, costatando durante il nostro incontro non solo la reciproca volontà di capire e di interrogarsi su quanto successo, ma traendo l’impressione che proprio quei sanitari che credono nella sanità pubblica lamentano l’esistenza di situazioni spiacevoli esattamente quanto ce ne lamentiamo noi. Questo può valere per le scortesie ricevute o per liste di attesa, liste a volte lunghissime ma su cui il personale medico può fare ben poco. Il reparto in questione, per fare un altro esempio, è uno dei primi delle Marche per carico di lavoro. Effettua circa 140.000 esami l’anno, quasi uno l’anno per ciascun abitante della Provincia (non credevo fossimo così tanto ipocondriaci o che, come Leopardi, avessimo tutti quanti questa fortissima tensione all’immortalità!).Dato il grande interesse quindi sulla questione sanità, Cronache Maceratesi ha deciso di aprire una sorta di forum. Il nostro portale diventerà un punto di incontro dove raccogliere le opinioni, le segnalazioni, le lamentele o gli elogi degli utenti che poi saranno messe a confronto con quelle di chi la sanità la vive in prima persona come lavoro, dal medico al paramedico, dal funzionario al dirigente. In questo modo si avrà un quadro completo della situazione e ognuno potrà trarre le proprie, libere considerazioni..Prima di chiudere, e tornando a quanto avevo scritto due settimane fa, debbo fare per correttezza una precisazione che vi prego di leggere.Ve la ricordate infatti la dottoressa dormigliona del reparto d’urgenza che abbiamo atteso per più di mezz’ora e che nell’articolo avevo un po’ sarcasticamente definito la bella addormentata?Ahimè  non dormiva.Era nel suo studio in reparto e ha ricevuto la telefonata solo pochi istanti prima di intervenire.E’ una giovane dottoressa con ancora molto entusiasmo per il suo lavoro e non vorrei essere proprio io a farle passare questo entusiasmo per colpa di una ricostruzione sbagliata e di qualche mia insinuazione non certo elegante. Ho avuto il piacere di incontrarla nel suo reparto e di parlare insieme dell’accaduto. A seguito di questo incontro non ho il minimo dubbio che le cose siano andate esattamente come mi ha raccontato, senza il bisogno di controllare i tabulati telefonici come mi ha anche proposto. C’era rimasta onestamente troppo male nel sentirsi colpevole di qualcosa che non aveva commesso quando, al contrario, era stata il primo medico ad indirizzarci verso la risoluzione del problema andando anche oltre i suoi compiti strettamente di servizio. Inoltre è alle sue prime notti di guardia notturna e, per la responsabilità di cui si sente investita, tutto riesce a fare fuorché sonnecchiare tra una chiamata e l’altra.Diciamoci però  la verità. Tutto onestamente congiurava contro di lei (e a questo punto anche contro di me!), tanto da farla sembrare la causa del disservizio che avevamo subito. Un tecnico che mi chiude la porta in faccia dicendo che non può svegliare la dottoressa ogni quarto d’ora. L’esame che avviene oltre mezz’ora dopo nonostante le telefonate di alcuni colleghi che non riuscivano a rintracciarla, insomma due più due sembrava proprio fare quattro. Ma quattro, tranne in matematica, non torna quasi mai. Perché semplicemente, per qualche motivo, il suo telefono non aveva squillato.Mi scuso ovviamente con la dottoressa che invece di dormire, oltretutto, si era dimostrata la più sveglia di tutti e le auguro di non perdere l’entusiasmo e la passione che oggi dimostra quando parla del suo lavoro. Per parte mia non mi rimane che consolarmi dell’errore pensando che Erich Honecker, segretario del partito comunista della Germania est, affermò solennemente giusto nel 1987 che il muro di Berlino sarebbe durato altri cent’anni.Previsioni e interpretazione (così come le diagnosi!) d’altronde sarebbe bello non doverle fare mai. Scrivere necrologi o equazioni differenziali è senza dubbio più semplice.

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Il precedente articolo e i commenti dei cittadini:

https://www.cronachemaceratesi.it/2011/03/08/quando-un-ricovero-diventa-unodissea/


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