La Pars di Civitanova
tra le vittime della sanità romana
Oltre 419mila euro non saldati. Parla Josè Berdini, fondatore della Pars Pio Carosi
di Laura Boccanera
C’è anche la Pars di Civitanova tra i creditori della sanità romana. Per la precisione oltre 419mila euro non saldati in cambio di prestazioni di servizi. La Pars che lavora in ambito privato per la cura delle tossicodipendenze e per il recupero del disagio giovanile, lavora come ente accreditato e dal 2005 prestava, attraverso le comunità terapeutiche, attività di assistenza e recupero per giovani dipendenti da alcool e sostanze stupefacenti anche per una asl laziale, la Roma G fornendo ospitalità ad utenti problematici provenienti da quel distretto sanitario che per motivi di recupero dovevano essere allontanati dall’ambiente in cui la dipendenza era maturata . Tuttavia dal 2007 l’ente laziale ha sospeso i pagamenti. La denuncia emerge da un’inchiesta sui costi della sanità e sui tagli degli enti pubblici al no profit diffusa dalla testata online ilsussidiario.it. Luigi Santambrogio, il giornalista che ha curato il pezzo inserisce anche il caso civitanovese tra quelli eclatanti. Secondo quanto è raccontato a partire dal 2007 la Asl romana avrebbe bloccato i pagamenti alla Pars senza preavviso, nonostante il servizio di recupero e assistenza continui ad essere attivo. La vicenda va in Tribunale, passando prima attraverso decreti ingiuntivi, e presto dovrebbe essere fissata la prima udienza.
A confermarlo è lo stesso Josè Berdini, fondatore della Pars assistito dal legale Paolo Picozzi di Macerata. <<Siamo vittime di una forte ingiustizia – dice Berdini – è una storia che viene da lontano e tra le vittime dei tagli alla sanità ci siamo finiti anche noi. Non riusciamo a sostenere le spese per il servizio di assistenza che forniamo e che non abbiamo smesso di erogare per responsabilità nei confronti dei nostri utenti. Andremo anche a Roma se occorre. Ogni comunità ha almeno 5 educatori, uno psichiatra e psicologo, un totale di 21 dipendenti a libro paga, per le tre strutture che abbiamo come residenze per la cura delle dipendenze, un numero che arriva fino a 40 se sommato con le consulenze esterne e l’indotto di collaboratori. I costi di gestione sono dunque elevati e non possiamo metterci di non ricevere le somme che ci spettano>>.
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L’inchiesta de ilsussidiario.net:

La compagnia delle opere troverà di sicuro i fondi tra le pieghe dell’istituzione, forse riusciranno ad operare anche i sert pubblici, finalmente!