Maceratese al capolinea
Fuori gli attributi

Biancorossi sempre più vicini alla retrocessione
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di Filippo Ciccarelli

Vanno molto di moda, ultimamente, le cene con delitto. I convitati gustano l’ultimo pasto della giornata scervellandosi per capire chi sia il colpevole di un crimine che può essere di diversa natura; un furto oppure un omicidio, per esempio. A Macerata da qualche tempo si assiste a pomeriggi domenicali con tinte da giallo, dall’esito però nero per la prima squadra di calcio della città. Potremmo definirle, visto l’ora in cui vanno in scena, merendine con delitto.

LA VITTIMA:
senza dubbio è la Maceratese. La squadra è ferma a quota 29 punti da tempo immemore, rischia la retrocessione. Non si sa infatti se i playout saranno inutili, visto che si paventa la volontà di ridurre l’Eccellenza a 18 squadre, ed in ogni caso ci sarebbe da vincerli; una missione impossibile pure questa, visto come gioca la squadra.

I SOSPETTI: qui l’elenco è lunghissimo. È una prassi giornalistica quella di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Di scrivere, in situazioni come queste, che tutti sono responsabili. Giustissimo; non è esente da colpe né chi va in campo, né chi ha costruito la squadra. Ma molto spesso questo costume diventa un alibi per poter liquidare il tutto come insegna il vecchio adagio, secondo cui sono tutti colpevoli, per cui non c’è nessun colpevole. Per quanto possibile cerchiamo invece di fare nomi e cognomi di questa crisi infinita che dura da almeno 4 mesi. Resta il fatto che le opinioni di seguito scritte sono, appunto, opinioni. Come tali sono personali ed opinabili, ma sono frutto di un’attenta analisi del campionato della Maceratese, dei vizi e virtù di una squadra in crisi perenne.

LA SOCIETÀ: ha le prime responsabilità nella misura in cui ha costruito una squadra gonfia di difensori ed in sofferenza a centrocampo. Qui i responsabili sono Gilberto Pierantoni, Roberto Agostinelli e Giuseppe Sampino nella misura in cui ha contribuito, in qualità di consulente di mercato e non di direttore sportivo, a creare l’undici biancorosso di quest’anno. La Maceratese ha mostrato sin dall’inizio del campionato un atteggiamento timido, a partire dall’esordio in quel di Cupramontana contro la Belvederese. Il gioco è sempre stato latitante sotto la gestione di Pierantoni, che all’Helvia Recina ha vinto solo una volta (contro la Vis Pesaro, complici i disastri dei pesaresi) subendo sempre il gioco degli avversari di turno. Cardinali, compagno di reparto di Cacciatori, è stato criticato e giudicato non all’altezza del compito assegnatogli, ma se a Cascinare riesce a non far rimpiangere Bugiolacchi probabilmente buona parte della sua inconcludenza offensiva derivava dal non-gioco espresso dalla Maceratese.

Il presidente Paci, del quale abbiamo spesso sottolineato i pregi, come l’amore sincero per la Maceratese e le sue sorti, e lo sforzo economico che ha sempre assicurato per questa società dovrebbe però fermarsi un attimo a riflettere. In primo luogo; ha sempre dichiarato di voler tenere Sampino come suo consulente personale. La qual cosa è legittima. Ma a cosa serve, in Eccellenza Marche, un consulente esterno per il mercato? Quali risultati sta ottenendo Sampino, che l’anno scorso in qualità di direttore sportivo costruì una squadra che si salvò alla penultima giornata? I tifosi hanno spesso manifestato tutta la loro insofferenza nei confronti dell’ex giocatore della Maceratese, visto come un elemento che ha un conflitto di interessi nel sodalizio biancorosso in virtù della sua professione come agente FIFA.

In secondo luogo, il presidente Paci ha mostrato e continua a mostrare un atteggiamento quasi remissivo nei confronti di un gruppo che sulla carta, a detta di tutti gli addetti ai lavori e non, era almeno da playoff. Almeno. Eppure i risultati sono gli occhi di tutti, ed il comportamento del presidente, spesso forse troppo comprensivo e pronto a giustificare qualsiasi sconfitta potrebbe regalare alibi a dei giocatori che già offrono prestazioni scadentissime e non hanno bisogno di un esempio che trovi, nella persona di Paci, un uomo che li scusi praticamente sempre. Avremmo preferito vederlo arrabbiato, furente e sopra le righe almeno dopo la partita contro l’Ancona, che la Maceratese ha giocato per 83 minuti in superiorità numerica e dove aveva trovato anche il vantaggio. Si potrebbe obiettare che l’Ancona è l’Ancona, che non ci sarebbe stata partita, che non sarebbe valsa la pena di arrabbiarsi così tanto per una gara dall’esito scontato. Ma a nostro avviso nella vita (e nel calcio) poche cose sono scontate; un simile ragionamento non sarebbe accettabile, perché se si condividesse non avrebbe senso giocare le partite con squadre che si ritengono più forti. In ogni caso di occasioni per arrabbiarsi ce ne sono state tante, vedi ad esempio la batosta rimediata contro l’Atletico (Piceno, non Madrid, ciò detto a scanso di equivoci) per 1-4. Ma anche in quell’occasione, non è giunta notizia di sfuriate.

Tale atteggiamento è condiviso anche dal d.g. Maria Francesca Tardella, sicuramente molto decisa quando si tratta di fare autocritica, di difendere la squadra dopo arbitraggi penalizzanti, disposta a metterci la faccia prendendosi le proprie responsabilità – e questo le fa onore – però troppo morbida e comprensiva nei confronti dei giocatori. Siamo rimasti sorpresi quando ad Urbania apprendemmo che la squadra aveva ricevuto la promessa, da parte della società, di bonus ed incentivi se avesse raccolto almeno 7 punti nelle tre partite che l’attendevano per recuperare punti in campionato.
Francamente, promettere ulteriori bonus a dei giocatori che, giova ricordarlo, vengono puntualmente pagati per disputare un campionato tecnicamente di livello medio-basso come quello dell’Eccellenza nostrana è uno schiaffo nei confronti non solo di quelli che si sudano la pagnotta, ma anche di altri giocatori militanti nello stesso campionato che rendono il triplo con la metà dell’impegno economico.
Un ultimo appunto alla società riguarda il mercato di riparazione; l’allora ds Agostinelli ha avuto la possibilità di ingaggiare tre pedine, due centrocampisti ed una punta, che servivano come il pane alla Maceratese. È stato però ingaggiato Leopardi, esterno di centrocampo, che ha trovato impiego prevalentemente come terzino. Delle due l’una: o ha sbagliato Agostinelli ad ingaggiarlo, o Pierantoni a schierarlo in campo. Tant’è che è stato poi preso Petrucci, che non è un centrale di centrocampo, ma un’ala. Un doppione di Leopardi, sulla carta, ma molto più efficace dell’ex Recanatese per quel che si è visto al momento.

In ogni caso è stata procrastinata la decisione sul portiere, e ad oggi la Maceratese rimane con Martinelli malsicuro tra i pali, ed il suo vice che è un giocatore classe ’94. Non è che in giro non ci siano under validi in porta: basta vedere Palmieri, della Sangiustese, classe 1992, a nostro avviso miglior portiere under del torneo. La colpa della società è quella di aver rimandato e di continuare a procrastinare la scelta sull’estremo difensore. Molte reti  subite dalla Maceratese, con un portiere più esperto tra i pali, sarebbero state evitabili.

LA PREPARAZIONE ATLETICA: la Maceratese, spesso e volentieri, ha camminato in campo. E questo è un fatto acclarato, che se ad inizio campionato poteva essere spiegato con la formuletta “vedrete nel girone di ritorno” adesso torna in auge con tutta la sua drammaticità. Dopo il break di fine anno dovuto alle feste la situazione è peggiorata. Sarà un caso che uno dei pochi in grado di correre e non di camminare è Petrucci, arrivato da pochissimo, che non ha fatto la preparazione con la Maceratese?

I GIOCATORI: veniamo a quelli che forse sono i maggiori indiziati per il nostro delitto. Si dice che il pesce puzzi dalla testa, ma il corpo non è certamente una parte secondaria: in campo ci vanno giocatori ai quali manca una cosa fondamentale. Gli attributi. Remissivi, rinunciatari, probabilmente spaccati all’interno, senza un leader riconosciuto e d’esperienza in campo. Armellini ha fatto la fine che ha fatto, era il più anziano in una squadra alla quale non mancano in ogni caso elementi di esperienza, anche con ottimi curriculum, che però a Macerata sembrano sentirsi “arrivati” e deludono le aspettative.
Facciamo qualche nome e cognome, premettendo che nessuno può sentirsi esente da colpe, perché si vince e si perde in undici.
Gabriele Bonsignore è arrivato a Macerata sorretto da un’incredibile sostegno da parte del pubblico, che lo attendeva con impazienza, e non ha saputo segnare un goal che non fosse a porta vuota. A Urbino ha forse toccato il tiro di Grcic, a Urbania ha ribadito in rete un pallone che ancora una volta era stato piazzato dal croato (tra l’altro rischiando di far annullare il goal per la sua posizione di fuorigioco). Insomma, da lui ci si attendeva ben altro. Il suo bottino invece consta di goal clamorosi sbagliati sotto porta (Corridonia, Cascinare, Atletico Piceno). Contro l’Ancona si è addirittura fermato perché convinto di aver udito un fischio dell’arbitro, rinunciando a calciare da ottima posizione: difficile credere che un giocatore esperto come lui possa farsi abbindolare così.
Massimiliano Trillini si è perso per strada, per la strada di un campionato sempre più in salita per la Maceratese, ma non per lui; sempre intoccabile nelle formazioni di partenza della Maceratese. Si diceva che fosse necessario, in quanto under: ma di under, in Eccellenza, ce ne vogliono due, e da quando in porta non c’è più Armellini poteva bastare anche il solo Borgiani, o Testa, oppure (perché no) uno tra Romanski e Borioni. Adesso si è aggiunto anche Petrucci, ma Trillini continua ad essere super sfruttato in mediana, cosa che non giova né a lui, perché non ha mai tempo di riposare e tirare il fiato, né alla Maceratese che perde di qualità e forza nel punto nevralgico del campo.
Andrea Romagnoli e Mattia Benfatto sono anche loro deludenti. Forse abituati a essere parte del clan maceratese sono convinti di poter vivere di rendita. Forse le annate storte capitano; sta di fatto che non danno quelle sicurezze che il reparto si attende da loro. A proposito di reparto arretrato, di Martinelli abbiamo accennato in precedenza; non è un portiere ancora adatto per giocare titolare in prima squadra. E non perché non abbia i numeri per farlo, visto che spesso e volentieri ha offerto parate difficilissime (a Fabriano, a Corridonia in uscita su Rosi, ed anche nella gara contro l’Ancona). Però non è continuo addirittura all’interno della stessa partita. Non si possono subire goal come quelli che hanno segnato Bugiolacchi al Martini oppure Pesaresi all’Helvia Recina, con tiro partito da 40 metri.

Ovviamente i sospettati non finiscono qui, per ragioni di spazio abbiamo inserito gli indiziati maggiori. Il delitto si sta compiendo, la Maceratese deve al più presto ritrovarsi e tirare fuori quell’orgoglio mai veramente sbandierato, a parte (forse) contro la Fermana nella gara disputata all’Helvia Recina. Oppure dovrà farsi crescere in fretta gli attributi, perché dubitiamo fortemente che questa squadra possa avere un futuro nella Promozione verso la quale si sta rapidamente dirigendo.

(Nelle foto di Guido Picchio e Matteo Cicarilli alcuni momenti della partita di ieri all’Helvia Recina contro l’Ancona)



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