Morgoni (Pd): “Le istituzioni locali
non possono far finta di niente
dinanzi ai problemi nazionali”
Da Mario Morgoni, già capogruppo del Pd in Consiglio provinciale:
Mentre siamo nel pieno di una drammatica crisi economica e sociale che rende dura, e a volte amara,la vita di milioni di persone, irrompe sulla scena, con gli effetti di una valanga, la disarmante vicenda che vede protagonista il Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Capo dello Stato segnala con allarme il turbamento dell’ opinione pubblica; il Cardinal Bagnasco , dice che ” la collettivita’ guarda sgomenta gli attori della scena pubblica e respira un evidente disagio morale”. Il recentissimo rapporto EURISPES denuncia che i cittadini provano crescenti sfiducia e delusione verso le Istituzioni. Di queste vicende si parla nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di svago. Mi domando se in uno scenario cosi’ inquietante e denso di interrogativi, e’ possibile che i Consigli Comunali, assemblee elettive che hanno il compito di rappresentare nel modo piu’ diretto e ravvicinato i cittadini, possano far finta di niente e, in modo pilatesco, evitare di affrontare e discutere seriamente di questi temi. Non si tratta certo di sostituirsi ai giudici, ma, ad esempio, di ragionare di come si debba dar seguito al dettato costituzionale che impone a chiunque svolga funzioni pubbliche, di adempierle ” con disciplina e onore “. Inoltre, se sia lecito, in particolare per chi detiene alte cariche istituzionali, sottrarsi al giudizio della magistratura, cosa inimmaginabile per qualunque, “normale” cittadino. O ancora se non sia necessario che un uomo di Stato abbia il senso della responsabilita’ di fare un passo indietro nel momento in cui la sua figura, a torto o a ragione non importa, rischia di arrecare un danno grave agli interessi di quel paese che lui dovrebbe rappresentare ed avere a cuore. Se le nostre Istituzioni locali non si cimenteranno su questi temi cercando di dare qualche segnale di consapevolezza e di chiarezza, contribuiranno a rendere ancora piu’ ampio il solco che divide i cittadini da chi li rappresenta. Per questo faccio appello ai Sindaci, ai Presidenti dei Consigli Comunali, ed a tutti gli eletti di queste assemblee nella Provincia di Macerata perche’ promuovano tale confronto coinvolgendo i cittadini, sempre piu’ increduli e sempre piu’ desiderosi di punti di riferimento.

Carissimo Sig.Morgoni
conosce già la mia stima per Lei, indipendentemente dalla fede politica, ma vorrei aggiungere solo una cosa al suo articolo.
A parte tutte le stupidaggini di un presidente con un cervello bacato ormai da frivolezze, del quale una gran parte dei cittadini si vergogna verso il resto del mondo, mi domando se gli italiani si rendono conto di quanto tutto questo sia diseducativo per i nostri figli?!
E i nostri figli rappresentano il domani dell’Italia!!
Che ne sarà della nostra bella Italia???
Liana Paciaroni
Com’è che sono diseducative le frivolezze del Presidente del Consiglio, ancora tutte da verificare, e non lo sono molte altre situazioni che da anni sono davanti agli occhi di tutti?? basta pensare a tutto quello che combinano i preti…..a tutto ciò che vediamo in tv… Sono 30 anni che all’ora di pranzo c’è una serie televisiva dove si vedono incesti…corna…divorzi…figli illegittimi…omicidi…resurrezioni…E NESSUNO SI LAMENTA!! UN GIORNO IL FIGLIO DI UN MIO AMICO, DOPO AVER VISTO QUALCHE PUNTATA, HA DOMANDATO AL PADRE SE LA MAMMA DORMIVA COL NONNO!! MA VI SEMBRA NORMALE???
il compagno Angeletti si fa sempre riconoscere!
Resistere, resistere, resistere… Comunicare, comunicare, comunicare…
Da Famiglia Cristiana un articolo di Alberto Bobbio:
Ruby, si indignano solo le donne?
“Dovrebbero essere i maschi per primi a ribellarsi alla pubblica umiliazione delle donne. C’è un diffuso disagio morale: allora perché ancora non si trasforma in indignazione generale?
26/01/2011
C’è una riflessione da fare e una domanda da porre con urgenza: perché quasi solo le donne si indignano per le donne? Perché solo le donne alzano la voce e organizzano manifestazioni? Perché deve parlare la segretaria “donna” della Cgil, Susanna Camusso, nel totale assordante silenzio di tanti uomini altrettanto impegnati nella politica e nel sindacato, su uno stile nefasto di modello femminile che ormai si sta diffondendo nel Paese?
L’indignazione per donne considerate oggetti, per frotte di ragazze equivalenti a scuderie di puledre, dovrebbe percorrere il Paese da un capo all’altro e interrogare tutti. Invece sembra che l’indignazione sia una questione di genere. In piazza vanno le donne, la voce l’alzano le donne. E neppure tutte, perché c’è chi attende di conoscere la verità giudiziaria, mentre si scivola via dal piano culturale.
Ormai espressioni come “carne fresca” per definire lo stato di povere ragazze impigliate in una vita grama, oggetto di desiderio morboso da parte di uomini senza rispetto, appaiono normali. «Gli piace la carne fresca», ha detto Iva Zanicchi in televisione. A quanti in questo Paese va bene il libertinismo come ideologia e pratica quotidiana, sdoganato ormai alla stregua di terapia antistress?
Chi alza il dito e avvisa che bisogna cambiare stile viene accusato di moralismo interessato. Chi denuncia la diffusione di una cultura che associa l’immagine della donna a quella di oggetto del desiderio con tariffa annessa, viene rimproverato per aver capitolato davanti ad un processo mediatico. Ormai siamo al paradosso per cui lo sfacelo morale è argomento da vescovi, da donne di sinistra, da giornali cattolici.
Certo, c’è un disagio morale. Ma perché ancora non si trasforma in indignazione generale? Il modello di maschio che si sta diffondendo è quello squallido che mette in fila solo pulsioni, desideri, seduzione. E’ “l’idea balzana della vita”, denunciata dal cardinale Bagnasco, che va bene a molti, a troppi, in questo Paese.
Ma soprattutto non inquieta gli uomini. Dovrebbero essere gli uomini ad organizzare manifestazioni contro la pubblica umiliazione delle donne, il mercimonio del corpo di giovani ragazze, dovrebbero essere i maschi per primi a ribellarsi a questa nausea e disgusto. E forse è arrivato il momento di gridarlo a voce alta, uomini e donne insieme.”