Una mostra ricostruisce
la storia di Padre Matteo Ricci

INAUGURATA A PALAZZO BONACCORSI - Carancini annuncia un evento a Bruxelles dedicato al gesuita. Spacca: "Non è solo un grande maceratese, ma un simbolo europeo"

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L'orologio di Gorla

di Alessandra Pierini

Giacomo Leopardi non conosceva Matteo Ricci. Questo è solo uno degli elementi relativi alla percezione che i posteri hanno avuto del noto gesuita. E’ infatti questa la prospettiva della mostra “Matteo Ricci. Modello di umanità 1610-2010” promossa da Comune di Macerata, Comitato Celebrazioni Padre Matteo Ricci e Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente. Inaugurata questo pomeriggio a Palazzo Buonaccorsi, la mostra sarà visitabile fino al 22 gennaio ed è l’ottava mostra dedicata all’illustre maceratese, dopo le 4 in Cina e le tre in Italia. Il percorso inizia dal 1610 e ripercorre le vicende che hanno condizionato la sua memoria che si snodano attraverso documenti, mappe, strumenti astronomici, personaggi e ideogrammi.  Si parte dalla porta aperta con la Cina per passare attraverso le tappe dell’incomprensione, arrivare fino alla riscoperta nel XIX secolo e concludere con un video che illustra le mostre organizzate nel mondo e ripercorre le tappe salienti della vita di Matteo Ricci.

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La visita alla mostra

Nelle sale si incontra anche l’immagine di Leopardi, poeta recanatese che non ha conosciuto il suo conterraneo e nel libro “Storia dell’astronomia”, dedica due capitoli alla Cina, cita molti gesuiti, ma trascura completamente Ricci. «Episodio molto marchigiano»  lo ha definito il governatore delle Marche Gian Mario Spacca. In un’altra sala scandisce i quarti, l’orologio realizzato nel 2003 da Alberto Gorla, esperto di orologi che lo ha costruito proprio per il gesuita “senza farci pagare nulla” ha sottolineato Filippo Mignini, curatore della mostra.
«Si conclude – ha spiegato Adriano Ciaffi, presidente del Comitato –  un anno di eventi con cui il mondo intero ha voluto rendere onore al gesuita nel IV centenario della morte che ha delineato con chiarezza l’universalità della figura che ha unito due civiltà. La sua impresa continua ancora oggi con scambi e rapporti di collaborazione che si sono rafforzati in particolare con la Cina. Il cammino per la riscoperta deve continuare e andare oltre.»

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Adriano Ciaffi, Irene Manzi, Gian Mario Spacca e Filippo Mignini

Filippo Mignini ha illustrato passo passo la mostra il cui progetto espositivo è stato affidato a Hideaki Kawano: «Dare forma visiva alla storia di Matteo Ricci non è stato semplice, lo abbiamo fatto in poco tempo e con poche risorse. Con questa mostra Ricci torna ad essere protagonista della sua storia e il Comune ha deciso che sarà poi trasferita nelle sale della Biblioteca Comunale.»
Il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca ha ringraziato gli artefici del progetto per i festeggiamenti ricciani, frutto di un lavoro di squadra e ha restituito a Padre Matteo Ricci una dimensione europea: «Vorrei rassicurare tutti voi che continueremo in questo percorso, anzi siamo solo al’inizio di un percorso. Abbiamo rivitalizzato il legame con la Cina e la produzione letteraria di Ricci sarà determinante nei rapporti con l’Oriente. Padre Matteo Ricci non è un figlio di Macerata, non dovete essere così esclusivisti, è figlio dell’Europa e punto di confronto tra due civiltà. La mostra non è in questo marginale ma è un momento grande che può portare lontano.»

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La sala dedicata al XX secolo

Romano Carancini, appena arrivato da Milano perla diretta su Radio Due da Max Giusti, ha annunciato un nuovo prestigioso evento dedicato al gesuita maceratese: «L’amministrazione sta lavorando, da poche ore a dire il vero, a un evento che dovrebbe svolgersi a Bruxelles il 12 gennaio. Questa opportunità ci è stata data da un maceratese che fa parte dello staff tecnico di un parlamentare. Arrivare a Bruxelles vorrebbe dire che Padre Matteo Ricci diventerebbe un simbolo europeo. Non posso dire di più perché sono ancora molti i nodi e gli interrogativi da sciogliere. L’importante in questo momento è non dividersi.» Carancini, con un tacito riferimento alle polemiche degli ultimi giorni con il Vescovo Claudio Giuliodori, assente all’inaugurazione della mostra,  ha fatto appello a tutti i cittadini: «Lasciamoci dietro le spalle quanto accaduto e ritroviamo la comunità di intenti che finora ci ha portato a successi oggettivi.»

(Foto di Guido Picchio)

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Una delle pubblicazioni in mostra

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Filippo Mignini

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