Munafò: “Il Vescovo ha ragione
nel sottolineare che Padre Matteo Ricci
è un uomo di Chiesa”
Dall’ex assessore e consigliere comunale del Comitato Menghi Placido Munafò:
Non frequento la Chiesa essendo un ateo convinto, ma sono abituato a verificare sempre e comunque le mie convinzioni e in questo spirito sento di intervenire su quanto affermato da Vescovo di Macerata in merito all’insignificante dibattito sulla statua a Padre Matteo Ricci. Non voglio intervenire sul fatto che quest’opera sia necessaria o meno, non ha importanza e non è, a mio avviso, questo il problema. Intervengo però come maceratese anche se emigrato altrove. Il Vescovo ha perfettamente ragione quando sottolinea che la figura di Padre Mattteo Ricci non può prescindere dal fatto che egli era un uomo di Chiesa e le sue opere e quanto ha fatto e rapresentato ne sono una diretta conseguenza. Non dimentichiamo infatti che egli fu essenzialmente un missionario e questo suo ruolo è centrale nell’analisi della sua figura e delle sue opere. E’ giusto e doveroso aggiungere al suo nome l’appellativo di « padre », cosa che sino all’intervento del Vescovo volutamente era stato spesso omesso per arroganza ideologica, confusione di idee, o non conoscenza della realtà dei fatti e omettendo di conseguenza cosa questo personaggio ha realmente rappresentato. Ho letto molti interventi in merito che sono però quasi tutti politici, ma la religione non trova la sua leggittimità nella politica. Non posso che osservare che gli interventi fatti in merito alla questone inerente questo illustre personaggio maceratese e alle attività programmate e fatte per celebranne il 400.mo anniversario della sua morte sono sovente ispirati dal cosiddetto « modello francese » che spinge l’esperienza della fede di Padre Matteo Ricci ad una esperienza solamente privata e non pubblica. Daltronde non dimentichiamo che a Macerata esistono divese logge massoniche ! Infatti, per chi si professa credente la laicità non può essere intepretata se non come « condivisione » e « rispetto della dimensione pubblica » della fede intesa come luogo di incontro. Detto questo, credo che le manifestazioni « ricciane » e i musei che si intendono realizzare debbano porre in evidenza principalmente questi aspetti a prescindere se fanno parte o meno della cultura personale di chi le promuove. Non si possono infatti imporre modelli ideologici a chi, come Padre Matteo Ricci ne era completamente estraneo. Faccio un’ultima osservazion : si parla delll’istituzione dell ‘Istituto delle Relazioni con l’Oriente, dimenticando che in Cina esiste la Chiesa Cattolica di stato sotto il controllo ferreo del Partito Comunista Cinese e quella che fa riferimento alla Chiesa Cattolica Romana, cioè al Papa, che può essere considerata quasi clandestina. Omettere volutamemte questo stato di fatto non può che rammaricarmi, perché denuncia una buona dose di ipocrisisa”.

Caro Placido niente da ribattere su quanto dici.
E in effetti nessuno ha contestato l’appellativo di “Padre”.
Le discussioni in questa sede sono venute fuori dal momento poco adatto per fare una statua con un costo esorbitante e poi si sono accese con le affermazioni “poco distinte” del vescovo.
Il quale, oltre che usare parole poco piacevoli con i maceratesi, se l’è presa con il direttore del resto del carlino, addirittura con Sgarbi, se l’è presa col nostro ragionevolissimo sindaco, con cronache maceratesi…
Un po’ con tutti insomma!
E siccome CM da a tutti la possibilità di dire qualcosa, ognuno a suo modo ha espresso la sua idea, purtroppo, la gran parte, contro il vescovo.
Il fine politico credo sia stato relativo.
Tutti abbiamo contestato il modo ma nessuno la statua nè, tanto meno, Padre Matteo Ricci nell’illustre persona che è stata.