Psicopatologia
della politica
maceratese

IL PUNTO

- caricamento letture
mauro_montali_4-300x228

Mauro Montali

di Mauro Montali

Il libro, in politica più letto, anzi, meglio praticato in questi giorni a Macerata? Psicopatologia della vita quotidiana di Freud. Non c’è dubbio. Altrimenti non si spiegherebbe quel clima surreale, da ultimi giorni di Pompei che si respira da piazza della Libertà fino a via Spalato, sede del Pd. Golpe nei confronti del sindaco? Carancini come Berlusconi? Delibere sconfessate o senza padre nè madre? Dite la verità: vi ricordate un momento più buio di questo? C’è quasi da vergognarsi. Io infatti me ne sto bello bello (si fa per dire) a Rimini e vengo a Macerata nottetempo. Mi basta qualche ora al “top of the hill”, dal bar Pierino al Pozzo, in quei trecento metri quadrati del centro, per ripartire, poi, sconsolato e depresso. Adesso l’amico Zallocco, anche lui sull’orlo di una crisi di nervi, mi sollecita a riflettere e a dare il più classico ma anche il più sofferto dei “contributi”.
Vediamo se ho capito bene. Carancini contro tutti: questo è il titolo: O forse: tutti contro Carancini. Ma perchè? Davvero le acque agitate della politica maceratese sono generate da inconfessabili appetiti sulle aree da edificare?  C’è una vulgata popolare che dice: Romano Carancini è il cavaliere senza macchia e senza paura che sta combattendo contro il  “male assoluto”. Quel male che si incarna o che si è incarnato nella vicenda Giorgini, nella minitematica e più in generale attorno al piano casa e all’urbanistica. Una spiegazione troppo semplicistica: se fosse così ben sapremmo da che parte stare. Senonchè le cose sono più complesse e, probabilmente, di altra natura.

Il fatto è che a Macerata è nata una nuova cultura, ammantata anche da qualche sprazzo di conservatorismo di sinistra (ma questo è un altro discorso), che è molto più attenta di prima all’ambiente e alla cementificazione selvaggia. Ha ragione Liuti: con questo movimento d’opinione, e Cronache Maceratesi ne è un vettore prezioso, bisogna fare i conti. E c’è una prima riflessione da trarre. E’ caduta l’ipotesi culturale che ha sottinteso tutto l’ultimo decennio. Ossia la città dei centomila, ossia “Macerata granne”. Questo è il punto vero. C’è qualcuno che lo capisce? Se l’obiettivo era quello (non è mai stato sconfessato), bisogna ora dire con nettezza che si è corso verso un traguardo inesistente e fallace. Macerata va ripensata per come è: inutile attribuirle per forza ipotesi di sviluppo edilizio che non stanno in piedi. La capacità d’attrazione del capoluogo dovrà radicarsi per altri rami, a partire da cultura e musica. E del resto “Piediripa è un non luogo” ha tuonato, l’altro giorno, il professor Calafati che da anni studia la possibilità d’integrazione del territorio. E’ la fotografia della realtà. Realtà dannata e irrecuperabile. Ma quest’impietosa analisi rende davvero plastico il processo di questo decennio: tanta gente, come si vede, insufflata dalla politica e dagli studi professionali che dalla politica dipendono, si è riversata sul tema casa o sul tema terreni da riqualificare (minitematica) come ultima chanche per tirare su qualche euro. D’altronde altre possibilità non ce n’erano. Di questo si parla. Giorgini a parte, non mi pare di vedere in giro speculazioni miliardarie. In ballo, dunque, non c’è, a mio avviso, nessuno scontro epocale sul terreno dell’edilizia. Molto agitarsi per nulla. Macerata ha bisogno di nuovi appartamenti? Chi lo sa. E, comunque, non era questo il prius da mettere all’ordine del giorno nel 2000. I centomila non esisteranno mai. Però c’è questo continuo maldipancia che rende mefitica l’aria.
Allora, dov’è lo scontro? E’ quello tra poteri. Da una parte il sindaco, eletto dal popolo, dall’altra il consiglio comunale, peraltro anch’esso eletto dal popolo. E la questione della minitematica, per le cose dette prima, appare più come l’occasione del conflitto che la ragione di esso. Questione annosa che si trascina da anni e non ci sembra di ricordare con l’opposizione di Carancini.
Carancini, ecco. Cos’è successo a questo giovane politico, mediano di lungo corso, che poteva avere ai piedi la città? Non lo sappiamo. Sta perseguendo una sua strategia, non c’è dubbio. Forse, così dicono dalle sue parti, qualcuno ha avuto paura da “una storia nuova che ricomincia”? Ma le alleanze? La forma-partito? Il progetto?
Citerò un autore di cui non si parla più: Antonio Gramsci. In “Elementi di politica” (Editori Riuniti, 1964, pagina 86) dice: ” I partiti hanno il compito di elaborare dirigenti capaci, sono la funzione di massa che seleziona, sviluppa, moltiplica i dirigenti necessari perchè un gruppo sociale definito… si articoli e da caos tumultuoso diventi esercito politico organicamente predisposto”. E anche qui c’è una lezione maceratese. Gramsci, infatti, stava solo traducendo in politica i “Principi di economia pura” del grande Maffeo Pantaleoni. Leggere il libretto per credere.
E oggi a che punto siamo? Che la tomba di Pantaleoni cade a pezzi, che i suoi diecimila libri giacciono da un decennio ancora incellofanati nella biblioteca comunale.
Dove siamo arrivati? A questo: in Comune il tema del contendere, e parliamo sempre di minitematica, sembra essere non tanto quello del contenuto della delibera, ma quello delle competenze: chi deve fare le delibere? Chi deve attuarle? Il Consiglio comunale rivendica un proprio ruolo sulle (poche) materie rimaste di sua competenza ma questo dà fastidio all’amministrazione. Un’attività che viene ritenuta un’ingerenza.
Vedete un pò voi che razza di problema. E su questo spirano venti di crisi in maggioranza.
Un pò di serietà, da parte di tutti, no? La psicopatologia della vita quotidiana è dietro l’angolo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X