Colbuccaro si ferma
per salutare il suo angelo
I funerali di Daniele Fusari, il quindicenne morto per una leucemia fulminante
di Alessandra Pierini
“Dani… il nostro angelo in Paradiso. Gli amici di Colbuccaro”. Questo pensiero scritto in un azzurro intenso su uno striscione bianco ha dato inizio al corteo che dalla chiesina dei SS. Vincenzo e Ilario di Colbuccaro è arrivato al vicino cimitero, al limite della frazione. Immediatamente dietro lo striscione c’erano,ognuno con una rosa bianca in mano, gli amici di Daniele Fusari, il quindicenne malato di leucemia morto martedì scorso, dopo 15 giorni di degenza all’Ospedale di Ancona. Subito dopo gli amici, i sacerdoti della parrocchia , poi una sua foto dove appare sorridente e di seguito, portata a spalla lungo tutto il tragitto, la bara di un bianco candido, quasi accecante per gli occhi gonfi di pianto di tanti che non sono voluti mancare nel giorno dell’ultimo saluto a Daniele. Accanto alla bara, fino alla fine, sono rimasti i genitori di Daniele, la mamma con il volto indurito dal dolore e il papà, impiegato all’Ospedale di Macerata, sostenuti dai parenti. Il fratello era già uscito dalla chiesa, per un malore al termine dell’omelia. Dietro al Sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni, c’erano tutti i parenti, gli amici e gli abitanti di Colbuccaro. Per ore la frazione è rimasta deserta e il silenzio delle case e delle strade è stato rotto solo dal suono della campana che ha scandito gli interminabili momenti di una celebrazione alla quale nessuno avrebbe creduto di partecipare.

«Non dobbiamo aver paura della morte, fa parte della nostra vita, dobbiamo metterla in conto. Godiamoci le cose, la famiglia, le amicizie e non stordiamoci con musica, film o col denaro, noi siamo fatti per l’eternità». Con queste parole Don Pietro Gervasio ha ammonito i presenti in chiesa e la folla che, non trovando posto all’interno, ha invaso il piazzale ascoltando dagli altoparlanti l’intera funzione. Il parroco si è rivolto anche alle autorità: «Gli ospedali sono necessari ma stanno diventando qualcosa di strano. Troppo spesso si stanno verificando episodi di malfunzionamento, troppo spesso i pazienti passano in secondo piano. Allora va bene spendere per le case, per gli aerei ma investite anche nella salute. Non è questo il caso ma discariche e ammassi di pericoli produrranno sporcizia e malattie. Siamo fatti per vivere in salute.» Il riferimento, non esplicitato dal sacerdote, è al fatto che i genitori di Daniele hanno presentato un esposto alla procura di Ancona per chiedere di accertare se al ragazzo siano state prestate cure adeguate al caso, in seguito al quale otto medici del reparto di Ematologia di Ancona hanno ricevuto un avviso di garanzia.

«Una settimana fa – ha concluso il parroco – abbiamo pregato il Signore perché facesse un miracolo e salvasse Daniele, oggi non gli chiediamo un secondo miracolo perché è già stato compiuto e Daniele è in Paradiso. Non lo dimenticate – ha detto rivolgendosi ai giovani – lui col suo sorriso aperto, generoso e birichino, saprà strappare a Dio qualsiasi cosa. Chiedetegli aiuto nelle vostre preghiere e sarà vostro amico per sempre.»
La celebrazione si è conclusa con la lettura delle testimonianze di quanto li hanno conosciuti. Gli amici della parrocchia hanno ricordato la sua vivacità e la passione per i motori: «Quindici anni sono pochi per morire, ci manchi tanto ma forse il Signore ha voluto evitarti di soffrire ancora come hai fatto nelle tue ultime ore», i compagni di scuola hanno ricordato gli episodi felici : «A Carnevale ci hai fatti vestire tutti da medici e anche procurato il materiale per tutti. Non ti dimenticheremo mai.» Per finire è intervenuto il Preside dell’Itis Divini in cui Daniele ha frequentato il suo primo anno di scuola superiore: «Daniele era entrato a far parte con l’iscrizione della famiglia dell’Itis. Di recente siamo stati colpiti da due fatti tragici, pur nelle circostanze diverse, hanno in comune l’irrazionalità. D’ora in poi, finchè sarò Preside, organizzeremo ogni anno una manifestazione per ricordare gli studenti che il destino ha voluto toglierci.» Si è poi rivolto ai genitori di Daniele: «Ho vissuto quasi in diretta i tragici momenti che avete passato. Ora possiamo solo rendervi indietro la vicinanza che ci avete mostrato con la nostra presenza nel dolore.»
Un lungo applauso, con gli occhi al cielo, rivolti a Daniele.




