I 100 consorti:
ne restano soltanto 43

La "Società civile dello Sferisterio"

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Walfrido Cicconi, presidente della "Società Civile dello Sferisterio"

di Alessandra Pierini

Lo Sferisterio risulta essere più conosciuto nel mondo più della stessa città di Macerata. A renderlo famoso sono state le stagioni di opera, il suo fascino e l’atmosfera che si respira all’interno ma nulla di tutto ciò avrebbe avuto un senso senza quello splendido contenitore, senza l’architettura neoclassica dalla forma così particolare, senza i palchi che lo rendono unico al mondo. “A ornamento della città e a diletto pubblico la generosità dei cento consorti edificò”: è questa l’iscrizione posta bene in evidenza sul frontone del monumento e neanche i maceratesi dalla memoria più labile possono dimenticare che i cento consorti hanno avuto un ruolo determinante per la sua storia, portarono tenacemente avanti l’ambizioso progetto di costruire un grandioso edificio per il gioco della Palla al Bracciale e altri spettacoli pubblici  e si impegnarono anche economicamente per la sua realizzazione. Gli eredi dei cento consorti hanno costituito l’associazione  “Società Civile dello Sferisterio” che nel 1985, a titolo gratuito, ha ceduto lo Sferisterio all’amministrazione comunale, ma ha continuato a sostenere l’attività di promozione e valorizzazione dell’arena maceratese e non solo L’attuale presidente della Società è Walfrido Cicconi.

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Immagini concesse da Walfrido Cicconi, presidente della "Società Civile dello Sferisterio"

Cicconi, cos’è la “Società Civile dello Sferisterio”?
«E’ una società che con silenziosa dignità raggruppa le famiglie degli eredi dei cento consorti. Al momento ne fanno parte 43 famiglie anche se in origine i consorti erano in realtà 86 visto che le ultime 14 quote furono acquistate da Pantaleoni. Solo metà di queste sono famiglie maceratesi, le altre si sono ormai trasferite nel  mondo. Il direttivo è composto  da me e da altri sei consiglieri.La nostra società è l’unica ad aver depositato il marchio “Arena Sferisterio”, oggi sovra sfruttato, avremmo potuto opporci ma nel rispetto dello spirito dei cento consorti non abbiamo mai fatto valere i nostri diritti.»

Quali sono le finalità dell’associazione?

«Nel rinnovato statuto non c’è come finalità quella di osannare questi cittadini che vollero uno spazio aperto fuori le mura in quella che era allora Via Batta per riunire gli appassionati del gioco del pallone, allora delirio popolare, che accomunava gli aristocratici e il populino. Non ci limitiamo a vivere di passato e la nostra associazione è un continuo fermento di idee e l’originaria vocazione è quella di creare importanti momenti d’incontro culturale per i cittadini. Dobbiamo dimostrare giorno per giorno che non viviamo del riflesso dei nostri predecessori ma ci esprimiamo con attività attuali.»

Quali sono state le vostre iniziative più importanti?

«Abbiamo sempre organizzato iniziative volte alla valorizzazione della città ,dai concerti al Lauro Rossi e in Cattedrale  al “”Ad Vesperas” con Marco Mencoboni, un lavoro complesso con musica del 500 che abbiamo proposto per far rivivere le vecchie cantorie conservate in città solo nella Chiesa San Paolo. Per l’amicizia con Mario Crucianelli abbiamo contribuito al recupero della Specola, chiedendo in cambio una targa che si trova ancora oggi all’ingresso della sala. Il Sindaco Carancini ha detto che l’attività culturale di Macerata non deve limitarsi al periodo estivo, noi sposiamo il suo entusiasmo e per questo sosteniamo l’associazione “Appassionata” che fa spettacoli invernali di qualità. Abbiamo anche un sito internet dove è possibile trovare la nostra storia e le nostre iniziative. In collaborazione con l’Università di Macerata, abbiamo catalogato tutto il materiale esistente relativo allo Sferisterio, consiste in lettere, articoli, manifesti, stampe e foto, è un patrimonio ricchissimo conservato nell’Archivio di Stato, nella biblioteca Mozzi Borgetti e nella Biblioteca Statale.»

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Le botteghe artigiane dello sferisterio in una foto concessa dalla "Società Civile dello Sferisterio"

Si è parlato della possibilità di utilizzare lo spazio storicamente riservato alle botteghe artigiane come museo. Cosa ne pensa?

«Nel 1997 la nostra associazione commissionò all’architetto Capici un progetto, completo di costi previsionali e di soluzioni per le vie di fuga, per la realizzazione di uno spazio organico museale dedicato non solo allo Sferisterio ma anche alla storia degli spettacoli. Era previsto anche un settore dedicato ai non vedenti. Quello era un periodo felice per lo Sferisterio che veniva anche da due premi Abbiati, il più importante a livello nazionale per la lirica. L’amministrazione avrebbe dovuto sposarlo immediatamente, invece non hanno dato nessuna risposta. Abbiamo sollecitato più volte, senza esito, così la società più antica di Macerata non ha meritato neanche un rifiuto e ora, dopo 13 anni, si riparla del museo.»


Perché nel 1985 avete deciso di donare lo Sferisterio al Comune di Macerata?

«I motivi sono stati di carattere molto pratico. Nel 1985 lo Sferisterio necessitava di essere ristrutturato. Il Ministero, allora, concedeva fondi significativi per sovvenzionare le opere sui monumenti storici. Il Comune di Macerata fece la richiesta ma il Ministero rispose che non era possibile accettarla perché non si potevano finanziare le proprietà private.  C’erano anche problemi legati alla sicurezza e alla stabilità del monumento: se ci fossero stati dei problemi, avrebbe dovuto risponderne la “Società Civile dello Sferisterio” perciò preferimmo accogliere la richiesta dell’allora sindaco Cingolani e cedemmo lo Sferisterio con l’atto del notaio Alessandrini Calisti. Una parte di questi fondi venne utilizzata per dare stabilità alla parte curva il cui margine apicale si era spostato di circa 10 centimetri. I lavori furono affidati a Mario Crucianelli che utilizzò dei mandrini idraulici per sollevare lo Sferisterio e ridargli equilibrio. Questi lavori sono documentati in un vhs che lo stesso Crucianelli donò alla società degli eredi dei cento consorti.»

Cosa avete avuto in cambio dello Sferisterio?

«L’atto prevedeva che avremmo partecipato al consiglio d’amministrazione dell’associazione e che avremmo avuto a disposizione biglietti omaggio per i soci. Poi però i biglietti omaggio sono stati convertiti in un contributo all’associazione da parte del Comune di Macerata e noi ogni anno acquistiamo due biglietti per ogni famiglia degli eredi.»

Se oggi volessero restituirvi lo Sferisterio, lo riprendereste?

«Non potremmo riprenderlo indietro perché si ripresenterebbero immediatamente i motivi per cui l’abbiamo ceduto. Comunque anche se questi motivi non fossero mai esistiti, la nostra società non sarebbe riuscita ad organizzare delle grandi stagioni musicali»

Comunque fate ancora parte del Cda dello Sferisterio?

«Si, del cda fanno parte 5 membri nominati dal Comune e 4 dalla Provincia di Macerata, poi ci sono io, Presidente della “Societa civile dello Sferisterio. Eredi dei cento consorti.” in posizione più libera rispetto agli altri. Credo comunque che il cda ha poco peso nelle decisioni e nelle scelte, dovrebbe poter entrare direttamente nella programmazione delle estate musicali colloquiando frequentemente con gli organizzatori del festival.»

Ritiene che le vendite e i dati relativi alla biglietteria debbano essere resi noti?

«Credo che la cittadinanza abbia diritto ad avere un riscontro economico. Certo per rendere noti i dati relativi alla biglietteria di quest’anno ci vorrà un po’ più di coraggio.»


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