Il lungo viaggio di un muccese
attraverso il Novecento

Il libro è stato presentato nel Teatro di Muccia

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La copertina del libro

di Lorenzo Cacciamani

Nel teatro Leopoldo Marenco di Muccia è stato presentato il  libro di Canzo Cioli intitolato “Classe 1922 – Il lungo viaggio di un muccese attraverso il Novecento”. Questo libro, insieme a pochi altri, si inserisce nel patrimonio culturale di Muccia, ridente paesino dell’alto Maceratese che è tra l’altro la “scenografia” principale del libro oltre che il paese natale dell’autore. Per presentare il libro è stato invitato Maurizio Verdenelli che da giornalista professionista, ha dato le sue impressioni personali sul libro e ha arricchito la discussione con commenti e riflessioni, insieme al sindaco di Muccia Mario Baroni, a Canzio Cioli e al figlio Paolo che è stato tra l’altro lo “scriba” dell’opera. Il libro  fa riflettere sul passato soprattutto a coloro che lo hanno vissuto, tra cui ovviamente l’artefice Canzio e alcuni suoi coetanei, tra l’altro in parte intervenuti all’incontro. Il libro spazia dal terrore della seconda guerra mondiale ai nostri giorni riportando anche il terremoto del 1997 che sconvolse particolarmente il nostro territorio e parte di quello Umbro, tanto che lo stesso Canzio, lo cita nell’opera come “la sua seconda guerra”.

Questo libro rimarrà sempre per Muccia una importante fonte storica, per chi ne rilegga le pagine alla ricerca di assaporare le sensazioni che si potevano provare in quei tempi. Il libro insomma riassume tra l’altro parte del percorso storico del paese citandone anche esponenti che ne avevano influenzato l’economia, la cultura e la situazione sociale. Nel testo viene anche riportata la prigionia dell’autore in un lager tedesco che senza dubbio fa pensare sulle sofferenze che venivano subite dai detenuti che vivevano di stenti per la fame, la fatica e la malattia. I tempi sono molto cambiati, oggi abbiamo nuove tecnologie, vite totalmente diverse, ma in fondo noi siamo sempre gli stessi uomini di allora, che ancora fanno guerre e rivoluzioni, curano solo i propri interessi e se ne lavano le mani degli altri. Canzio, ad 88 anni ha vissuto delle esperienze positive e negative che nel suo libro vengono fuori facendo riflettere sulla nostra attuale società, scricchiolante economicamente e non rispettosa di ciò che la circonda, che ogni tanto si ribella dimostrando all’uomo che è impotente tutt’oggi e lo sarà sempre. Lo stesso terremoto che colpì Muccia nel 1997 insieme a parte del territorio limitrofo, dimostrò ciò. Ma comunque il sisma non ha mai abbattuto Muccia, sebbene abbia distrutto case ed edifici, tanto che Canzio per l’appunto come dicevo sopra lo definì “la sua seconda guerra”, ma le conseguenze della calamità che la colpì, non la fecero arretrare ma anzi progredire, grazie al vero cuore del paese che non sono tanto le strutture, ma i cittadini. Inoltre il terremoto ha mostrato quel poco anche se autentico altruismo che l’uomo possiede oggi, gli aiuti umanitari che vennero portati per Muccia, i cittadini non li hanno dimenticati, ma non solo quelli definibili “economici”, ma soprattutto quelli di conforto che hanno mostrato la grande solidarietà dei soccorritori. L’amicizia è uno dei beni più cari e fa parte degli ideali più nobili, che può tutto, lo stesso Canzio se ne è reso conto nella sua prigionia quando le amicizie erano tutto quello che aveva e probabilmente sono state in parte ciò che gli hanno dato forza oltre al forte desiderio di riabbracciare i suoi cari, non si vive infatti di solo pane diceva Gesù Cristo.


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