Tante le ragioni
per il parcheggio
sotto Rampa Zara

L'intervento
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L'avvocato Bruno Mandrelli

di Bruno Mandrelli*

L’articolo di Mario Battistini sull’utilità o meno di un parcheggio sotto rampa Zara induce ad alcune considerazioni che non possono essere contenute nello spazio del semplice commento: mi risolvo quindi ad esprimere con un intervento la mia opinione.

Mario Battistini, oltre ad essere un amico e bravo giornalista, è sicuramente persona simpaticamente caparbia: era in tempi lontani e meno lontani contrario alla realizzazione di un parcheggio sotto rampa Zara e, seppur con diverso approccio, mi sembra che confermi tale sua convinzione con l’articolo in questione. Rispetto ai “niet” categorici del passato pone oggi la questione in termini problematici e come invito alla riflessione, non celando tuttavia la sua convinzione profonda: ieri era un’opera che avrebbe fatto scempio della verde vallata con il rischio di innestare fenomeni speculativi, oggi è, probabilmente (?), un’opera inutile.

Tuttavia questa impostazione – da me non condivisa, come Mario ben sa – è confortata da un’analisi densa di spunti interessanti che merita, a mio avviso, di essere ragionata e discussa. Cerco quindi di andare per sintesi.

1)      E’ condivisibile la tesi per la quale il recupero dei centri storici non debba passare solamente attraverso la rinascita delle attività commerciali (e, con questi chiari di luna, nel breve periodo ci si potrebbe anche accontentare di una conservazione intelligente) ma che debba essere ulteriormente valorizzata la vocazione culturale. L’una cosa non esclude però necessariamente l’altra. Se ventimila turisti visitano in poco tempo il bel Palazzo Bonaccorsi immagino che, tutti o parte, abbiano piacere di trovare anche la possibilità di rifocillarsi in un bar o ristorante o magari di fare qualche acquisto. Il concetto di piazza è anche questo e – concordo con Mario – l’alternativa invalsa negli ultimi anni di trasferire questa idea negli ipermercati di periferia non è esattamente entusiasmante. Un conto è infatti agevolare l’erogazione di servizi anche nelle periferie, che in quanto tali hanno il diritto a non essere neglette, altro conto è favorire più o meno consapevolmente lo spostamento del baricentro sociologico di una comunità (ricordo che ancora oggi la massime assise cittadina si riunisce nel palazzo che da sulla piazza della Libertà) senza una reale prospettiva culturale alle spalle. La questione assume peraltro una dinamica definibile come “circolare”: se ci sono turisti o comunque fruitori dello spazio c’è offerta complessiva, di merci e servizi, se l’offerta manca o è parziale il potenziale del turista non sarà completamente utilizzato e, forse, avremo anche qualche turista in meno, alla lunga.
Vorrei ricordare, sommessamente e con grande amore per Macerata, che il centro storico della nostra città non è “il” centro storico per eccellenza, in Italia ve ne sono molti altri indubbiamente interessanti, forse di più. Abbiamo quindi il dovere di fare tutto quanto possibile per renderlo gradevole e gradito, senza lasciare nulla di intentato: sì quindi al completamento del museo diffuso, sì al recupero dello spazio ex Upim, sì alla individuazione di un progetto complessivo per il rilancio del centro anche attraverso idonei strumenti operativi (non escluderei al proposito un ragionamento sullo strumento della società di trasformazione urbana sulla scorta di quanto realizzato per via Trento).

2)      Quanto sopra vale anche per la grande questione residenziale: io penso che ci si debba battere per riportare i cittadini nel centro storico, per un centro storico vivo, per tutti e di tutti. Il centro storico (tutti i centri storici) per definizione non può che essere di tutti perché porta in sé la memoria della città. E tale memoria deve certamente essere conservata ed arricchita con la riscoperta dei beni culturali, con la loro valorizzazione, con la possibilità di goderne, in uno all’irrobustimento delle iniziative culturali e di spettacolo: condivido perciò il legame non ideale che deve costruirsi con lo Sferisterio ed aggiungo che va ripresa con buona lena l’iniziativa per immaginare politiche comuni con l’Università e l’Accademia, utili a rinvigorire presenze nella parte vecchia della città (ma questo è un altro discorso che non può essere compresso nello spazio di questo intervento).

3)      Nel contesto di quanto sopra si pone anche la questione del parcheggio sotto rampa Zara, non estranea quindi ad un ragionamento complessivo.
Dico subito che non mi convince la tesi per la quale, essendovi delle aree di sosta sottoutilizzate, se ne deve dedurre che non vi è bisogno di ulteriori parcheggi. L’equazione è formalmente corretta ma – è la mia ipotesi – sostanzialmente simile al sillogismo di scolastica memoria in forza del quale, se una delle premesse è solo formalmente valida, il risultato sostanziale può essere contraddittorio ed irreale.
Quindi, se è vero che alcune aree di sosta sono sottoutilizzate, è necessario approfondirne le ragioni. In estrema sintesi la mia impressione è che l’area di sosta sotto lo Sferisterio sia troppo lontana dal centro storico (escluse piazza Mazzini e l’adiacente corso Cairoli se vogliamo considerarlo come pertinenza della zona intramuraria) per poter essere considerata come parcheggio a servizio di tale area, stante, tra l’altro, la mancanza di un attracco meccanizzato per la risalita e l’adiacenza del parcheggio del Direzionale che comunque assorbe parte consistente dei flussi; l’area dei giardini Diaz non sia comunque percepita dai cittadini come funzionale al centro storico oltre certi limiti ed anche se ciò può esser valutato come un errore (del cittadino) se ne deve al momento prender atto. Del pari si deve prendere atto che, per motivi diversi, appaiono fortemente utilizzate sia le aree di sosta sotto le mura di tramontana che gli spazi proprio sotto rampa Zara, allo stato attuale descrivibili come momento di sosta incontrollate a margine della strada (e su questa situazione i commenti sono radi).

4)      Quindi un parcheggio può servire e dovrà, secondo me, essere collegato ad una nuova politica di riduzione del traffico veicolare e dell’utilizzo a parcheggio della piazza. Va tuttavia preliminarmente ricordato che il centro storico di Macerata non potrà mai (o perlomeno non nel medio periodo) essere completamente pedonalizzato: vi sono i residenti che possiedono garages ed i residenti che non li possiedono ai quali sembra impossibile, rebus sic stantibus, comprimere il diritto di raggiungere la propria abitazione con l’automobile; vi sono gli uffici ed i servizi statali per i quali (salvo pensare ad una sorta di deportazione forzata in periferia, con una scelta culturalmente, socialmente ed economicamente errata) non è possibile ipotizzare un divieto di accesso, transito e sosta. E via discorrendo, ivi comprese le necessità delle attività commerciali. La situazione può però essere migliorata. Si guardi l’esistente: con una robusta dose di ipocrisia si finge di non accorgersi che, ormai da mesi, è possibile accedere al centro e parcheggiare in piazza della Libertà al costo di due euro per due ore. Quindi, chi entra in centro alle 17,00, paga il parcheggio sino alle 19,00, ora in cui scatta la misura dell’apertura a tutti. Non è ragionevole pensare che con un parcheggio sotto rampa Zara la piazza della Libertà potrebbe essere riportata a condizioni migliori? Certo, il parcheggio sotto rampa Zara dovrà esser necessariamente ed ineludibilmente dotato di attracchi meccanizzati (altrimenti perdiamo tempo) e situato in luogo prossimo alle attuali strutture, ma la prospettiva mi sembra concreta e possibile, idonea a favorire anche una riflessione sull’utilizzo di tale spazio (e qui ci ricolleghiamo anche al tema della utilità di centri di aggregazione o di interesse collaterali all’offerta culturale: se è vero che è bello vedere una piazza storica come quella della Libertà non invasa dalle automobili è pure vero che è altrettanto bello non vederla desolatamente vuota in molti giorni della settimana, quindi escluso il mercoledì di mercato o le occasionali manifestazioni di questo o quel tipo).

5)      Ed ancora: per quanto possa sembrare marginale siamo in presenza di una maggioranza di governo che ha vinto le elezioni (anche) con l’impegno a realizzare questo spazio di sosta. Ora, se è vero che è lecito cambiare opinione, è vero del pari che, nel caso di specie, sembra di poter serenamente affermare che le analisi di fondo siano state fatte tutte nel corso degli ultimi 40 anni (ricordo che, anno più, anno meno, la discussione sul punto ha quest’età). Ed è proprio in forza di queste analisi che l’idea iniziale di un maxi parcheggio si è modificata, prendendosi atto sia della mutata realtà in termini di offerta di aree di sosta (l’iniziale intuizione di un sistema di parcheggi a corona intorno alla città in buona parte realizzata anche se con ubicazioni da molti ritenute non del tutto soddisfacenti) sia della mutata concezione in termini culturali e sociali del significato della civiltà dell’automobile, oggi molto meno attrattiva di ieri per le intervenute, maggiori consapevolezze della società. Del che si discute oggi di una realizzazione non enorme, non invasiva e rispettosa comunque di ciò (quel poco, secondo me) che rimane di un valle che, negli ultimi decenni, ha visto comunque edificazioni di varia natura lederne irrimediabilmente la primigenia conformazione (con l’aggravante dell’obiettivo stato di degrado del complesso dell’area, come verificabile sol affacciandosi dalla balconata). La realizzazione del parcheggio potrà quindi l’occasione per una buona opera di pulizia del contesto.

6)      Avanti allora con gli impegni elettorali, nel caso di specie per le opere pubbliche tra le quali segnalo, in aggiunta alla vicenda parcheggio ed a quella del collegamento stradale  tra via Mattei e la Pieve, la necessità di affrontare e risolvere in tempi stretti i problemi connessi alla realizzazione dell’impianto natatorio: non possiamo proprio permetterci un’altra telenovela come quella del parcheggio di rampa Zara (ricordo che dal primo ordine del giorno votato in consiglio comunale sull’argomento sono passati quasi sette anni e stiamo già pagando le rate del mutuo a suo tempo contratto allo scopo). L’amministrazione ed il sindaco confermano peraltro l’impegno su questi tempi e non vedo motivo per non credere loro.

*consigliere comunale del Pd



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