L’acqua non si vende
Mozione di Mandrelli

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L'avvocato Bruno Mandrelli

Di seguito il testo della mozione di Bruno Mandrelli (Pd) contro la privatizzazione dell’acqua.

Si premette.

Le ultime norme sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, tra i quali è ricompreso anche il ciclo delle acque, aprono la strada alle privatizzazioni anche in tale settore. In altre parole anche l’acqua viene ad essere considerata puramente e semplicemente come ogni altra utilità dalla quale è possibile estrarre profitto.  Sembra peraltro opportuno ricordare come questa impostazione, in forza della quale la realtà concreta ha dimostrato come il concetto di liberalizzazione troppo spesso equivalga a privatizzazione in favore di soggetti economicamente forti, sia assolutamente comune alla gran parte delle forze politiche.

Nello specifico tale linea di condotta appare culturalmente povera in quanto non tiene in alcuna considerazione il fatto che,  in linea di principio, a molte cose può essere contrapposta un’alternativa, ad alcune – poche – no.

Esemplificando è senza dubbio possibile sostenere che non è obbligatorio per la vita umana disporre di una utenza cellulare (possiamo tornare a scriverci una lettera) o avere in casa energia elettrica per far funzionare l’illuminazione (possiamo utilizzare le candele) o ancora e sempre sul filo del paradosso, non è detto che non si possa sopravvivere senza gas da utilizzare per riscaldare le abitazioni (possiamo riscoprire le funzioni del camino e della legna che brucia).

Per l’acqua la situazione è obiettivamente diversa: senza acqua, così come per l’aria, non si vive.

Sembra quindi necessario riaffermare l’incomprimibilità del diritto all’acqua, diritto che verrebbe fortemente vulnerato se, in un modo o nell’altro, venisse collegato ad una logica di profitto.

Dobbiamo tener presente che già oggi siamo davanti ad una crisi mondiale che riguarda le risorse idriche del nostro pianeta, crisi in ragione della quale molti Paesi vivono una delle peggiori siccità degli ultimi cinquant’anni, e che la sostanziale povertà idrica è purtroppo divenuta una condizione permanente del pianeta, condizione in aggravamento. E che in tale condizione ragionare sull’accesso all’acqua equivale a ragionare della sfera dei diritti umani. La corsa all’ ”oro blu” sarà probabilmente causa di maggiori conflitti futuri di quanto possa far oggi la corsa all’ ”oro nero”.

In tale drammatico contesto si pone quindi la questione della possibile privatizzazione della risorsa idrica e delle risposte che a tale questione debbono esser date anche dagli enti locali, in primis i comuni, responsabili delle condizioni di vita delle collettività amministrate. Ed è probabilmente utile ricordare che è già stato indetto un referendum popolare contro la privatizzazione dell’acqua che ha raccolto migliaia di firme di cittadini assolutamente bipartisan e che si stanno ipotizzando iniziative di legge, sostenute anch’esse da migliaia di firme, che ipotizzano da un lato una corretta regolamentazione delle acque pubbliche che metta in ordine il sistema sul presupposto di base del minimo delle tariffe rispetto alla massima efficienza, senza che questo rapporto sia lasciato alla soggettività del privato, dall’altro sia il riassetto delle infrastrutture sia la gestione di ogni singola parte del circuito sotto il controllo dei pubblici poteri, evitando fenomeni di parcellizzazione nella titolarità dei rapporti che non giovano, tra l’altro, né all’efficienza del servizio, né alla politica di contenimento dei costi.

Quindi tutto il contrario dell’apporto privatistico che, peraltro, laddove è stato sperimentato – in Italia ed all’estero – ha spesso e volentieri offerto risultati deludenti sotto il profilo del servizio ed inaccettabili sotto il profilo dei costi per l’utente.

Ma oggi, ciò  nonostante, la realtà verso la quale si corre il rischio di muovere è proprio quella  della definitiva e totale privatizzazione dell’acqua potabile in Italia,
imponendosi per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com’è l’acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari, con il risultato che, entro breve tempo,  si potrebbe vedere la sostanziale dismissione  di  tutto il comparto idrico pubblico in favore dei privati o comunque verso società miste nelle quali l’eventuale partecipazione pubblica dovrà risultare minoritaria (ancora ignoti, peraltro, gli effetti del recente decreto legge in punto di partecipazione degli enti locali quali Macerata ad una sola società ove effettivamente ed in tali termini convertito).

Accogliendo quindi la richiesta forte e consapevole della società civile e dei tanti Enti locali governati da amministrazioni di diversi colori politici di confermare il diritto all’acqua come diritto umano e quindi non oggetto di contrattazione economica, consapevole che la strada delle liberalizzazioni da tempo intrapresa in campo nazionale troppo spesso coincide puramente e semplicemente con una privatizzazione a beneficio esclusivo dei poteri economicamente forti e che tale scelta politicamente discutibile non vede particolari esenzioni di responsabilità politica

Il Consiglio COMUNALE  di Macerata impegna lA GIUNTA  E  IL CONSIGLIO STESSO:

1. ad esprimersi esplicitamente contro l’espropriazione degli Enti Locali di un diritto e di un bene comune com’è l’acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari;
2. a vigilare perché l’acqua potabile non venga fatta oggetto di interessi privati speculativi ma resti un bene pubblico a disposizione dei cittadini;
3. ad attivarsi, infine, per sollecitare la Regione, la Provincia di Macerata, gli altri enti locali del territorio, ad utilizzare ogni strumento utile alla modifica dell’attuale normativa affinché i cittadini, attraverso le loro istituzioni pubbliche o gli strumenti operativi da queste governati e controllati, restino titolari della potestà dell’acqua;
4. ad esprimere solidarietà a tutte quelle iniziative che tengono conto delle questioni sopra esposte.



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