Manovra: il Comune
può attingere
dal patrimonio immobiliare

L'intervento
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L'avvocato Renato Perticarari

di Renato Perticarari

Come di frequente avviene, Liuti pone il dito nella piaga. Questa volta quella inferta dai tagli imposti alla finanza derivata a favore degli enti locali. Anche se i dati sui tagli sono ancora non definitivi, è certo che almeno l’ordine di grandezza è quello indicato da Liuti ed è, quindi, necessaria una grande assunzione di responsabilità per le inevitabili scelte (anche dolorose) che il Comune dovrà fare. E’ anche vero, poi, che non c’è molto da attendersi sul fronte dei risparmi; qualche risultato, certamente, si potrà conseguire sulla razionalizzazione della spesa e qualcosa potrà anche venire (molto poco) sul fronte delle tariffe, ma non più di tanto e non certo in misura tale da colmare il gap con le riduzioni dei trasferimenti. Ma allora ?

C’è, a ben vedere, un settore di attività che per il Comune – da tempo immemorabile – è (colpevolmente) negletto: la gestione del patrimonio (innanzitutto immobiliare, ma non solo). Quasi un fastidio, invece che una grande possibile risorsa, ormai l’ultima rimasta agli enti territoriali.

Invece, è  cosa abbastanza nota che i Comuni (e Macerata non fa eccezione) quasi sempre sono perfino ignari della consistenza del loro patrimonio immobiliare, per non parlare della inconsapevolezza di quale sia il livello di redditività di quel patrimonio che fosse dato in uso a terzi.

Un esempio, a Macerata, è emblematico: i locali situati al piano terra della Palazzina dove ha sede l’Ufficio Tecnico del Comune e che danno sulla stradina che separa tale Palazzina dal Centro Direzionale di via Carducci e che collega viale Don Bosco con Corso Cairoli.

L’esempio è emblematico per vari motivi:

  1. I locali sono inutilizzati da circa 10 anni sul presupposto, peraltro mai attuato e comunque del tutto irrazionale, di poterli usare quali deposito per l’Apm. E’ del tutto evidente che tale funzione ben può essere attivata in qualsiasi locale prefabbricato a Piediripa o altrove, ma non certo con una collocazione così appetibile;
  2. I locali si prestano ad essere usati per esercizi commerciali e/o artigianali in una stradina che è pedonalizzata, collega vie di notevole transito in una zona già molto frequentata da studenti, “colletti bianchi” e densamente abitata;
  3. L’uso a tali fini di questi locali, poiché inseriti in palazzi che la sera si svuotano, non avrebbe le controindicazioni tipiche della forzata convivenza tra bar/pub ed abitazioni e potrebbe agevolare anche una operazione di arredo urbano della strada con un possibile effetto emulativo nella zona circostante, in particolare nelle viuzze laterali a Corso Cairoli.

Questo è  solo un esempio, significativo ma marginale. Il vero snodo nella gestione del patrimonio immobiliare si può produrre attraverso un approccio moderno al tema, come moltissimi Comuni – in particolare nel Nord del Paese ma anche a noi vicini – fanno ormai da tempo e come da anni qualcuno propone inascoltato. Il patrimonio come risorsa, non più come problema.

A Macerata, poi, il tema ha risvolti dimensionali tendenzialmente importanti, passibili di produrre altrettanto importanti ricadute sociali, tanto più in una fase come quella attuale. Mi riferisco al rilevantissimo patrimonio immobiliare che, a regime, sarà devoluto al Comune in attuazione del Piano-Casa e che dovrebbe consentire, finalmente, una seria politica abitativa per le fasce più deboli.

Ma una gestione moderna e profittevole del patrimonio non si ferma a questo, basti pensare alla proprietà delle reti attraverso le quali si erogano i servizi.

Quindi, tutto quello che scrive Liuti è vero, è necessaria una “operazione trasparenza” sui sacrifici che ci aspettano, ma se vogliamo dare anche una prospettiva è necessario mutare radicalmente, come ritengo l’Amministrazione voglia fare, l’approccio sul fronte delle risorse attivabili.

Il commento di Giancarlo Liuti

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