Suap Giorgini, Migliorelli:
“Serve uno strumento
di programmazione territoriale partecipato”
Da Carlo Migliorelli, ex assessore provinciale all’ambiente:
“La consapevolezza che dovremo assumere è che il territorio consumato è pressoché irriproducibile e che quindi diventa fondamentale la sua conservazione, la sua cura, la sua tutela. Chi ha responsabilità amministrative e politiche deve ripensare a modelli di sviluppo tesi alla decrescita, alla riconversione, al riuso; che guardino sempre di più cioè alla qualità piuttosto che alla quantità.
Volendo utilizzare un parametro di misura consumistico, mi permetto: “capitalistico”, ci accorgeremo, ovviamente in un contesto sovracomunale, che nel breve e lungo periodo tutto ciò che si è deciso di costruire, abitazioni, aree commerciali e artigianali, vista la loro incapacità di creare “nuova ricchezza”, si trasformeranno (in realtà già lo sono) in un costo per la collettività e quindi per la pubblica amministrazione, cioè in debito.
Noi stiamo assistendo solamente ad uno spostamento di residenzialità, da storiche zone della città alle nuove lottizzazioni, con annessi problemi di creazione di nuovi servizi da quelli scolastici a quelli legati alla mobilità, contribuendo a depauperare e disgregare progressivamente il tessuto sociale esistente. Questo vale ovviamente anche per il settore produttivo; ma è pensabile, in un contesto mondiale attraversato da una profonda crisi strutturale legata alla produzione di beni materiali, ipotizzare per Macerata che oltretutto la vocazione produttiva non l’ha mai avuta, espansioni del tipo Valleverde?
Veniamo alla lottizzazione Giorgini, condivido gli interventi fatti in questi giorni, soprattutto quello di Tartabini, che introduce tra le righe un elemento importante; è indispensabile cioè che le amministrazioni si dotino di uno strumento di programmazione territoriale partecipato.
Vorrei fornire su questa vicenda altri elementi e spunti di riflessione, che spero possano aiutare nella discussione i cittadini e i consiglieri comunali che saranno chiamati a votarla.
1)Lo strumento del SUAP, per intenderci lo sportello unico per le attività produttive, quello cioè utilizzato in questo caso, a fronte di un’ indubbio snellimento degli iter burocratici a carico dell’azienda proponente, costituisce un’ abdicare da parte dell’amministrazione comunale al suo ruolo di programmazione del territorio.
2)Questo iter definisce le compatibilità con gli strumenti di programmazione comunale e sovracomunale e solo nella fase conclusiva, quando cioè tutti i soggetti coinvolti, hanno espresso il loro parere tecnico, viene sottoposta la variante di destinazione d’uso al consiglio comunale. Questo comporta evidentemente una sorta di condizionamento psico-politico a cui i consiglieri vengono sottoposti; una sorta di ricatto amministrativo.
Ebbene, non c’è nessun parere tecnico o presunto diritto acquisito, che possa in nessun modo prevaricare la scelta del Consiglio Comunale, i consiglieri sono liberi di votare secondo coscienza e sarebbe gravissimo se chicchessia paventasse ricorsi o richieste di risarcimento nei loro confronti.
3)Essendo la porzione di territorio interessata dalla lottizzazione adiacente alla costruenda Valleverde, ed essendo presumibile che i proponenti abbiano dichiarato l’utilizzo delle opere di infrastrutturazione primaria di quest’ultima, si può ragionevolmente dire che l’una è la naturale continuazione dell’altra. Ebbene nell’accordo di programma su Valleverde vengono escluse le industrie insalubri, la Giorgini è classificabile come industria insalubre di prima classe, basterebbe questo per un diniego.
4)Tra le industrie insalubri di prima classe rientrano anche le carrozzerie o le lavanderie, attività cioè con le quali, senza troppi clamori, conviviamo quotidianamente. Il problema quindi non è demonizzare questi tipi di impresa, ma individuare nel proprio territorio in fase di programmazione urbanistica delle apposite aree.
5)Per ultimo è davvero anomalo un progetto di delocalizzazione di un’industria da un comune all’altro, nel quale a fronte di un mantenimento dello stesso livello occupazionale e della stessa area dedicata alla produzione, viene proposto lo sviluppo di un’area commerciale di rilevante entità. I più maliziosi potrebbero pensare ad un’operazione prettamente speculativa.
