“Ao Fra vede de fa lo vono”
Il dialetto civitanovese spopola su Facebook

Vecchi detti, frasi e modi di dire nel gruppo "Solo a Citanò"
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di Laura Boccanera

Per Pasolini era come tornare all’infanzia e all’aspetto materno dell’ esistenza, Camilleri lo usa per dare carattere e forza al suo Montalbano, grazie ad esso Dante è  considerato il padre della lingua. E’ il dialetto, linea di confine tra l’italiano scritto e la lingua parlata, da qualcuno stigmatizzato, da altri amato e osannato, riscoperto dai puristi per la genuinità e la simpatia, non poteva non essere presente anche nella Rete. E a spopolare su Facebook è il gruppo “Solo a Citanò” interessante esperimento, anche dal profilo sociologico, che rispolvera i vecchi detti, le frasi e i modi di dire che fin da piccoli abbiamo ascoltato per farne un momento di svago, ma perchè no, anche un curioso esperimento di cultura popolare condivisa, da fare invidia all’Accademia della Crusca. E come si vede già nella presentazione nessuno è escluso: “da Fontespina fino a Sammarò” scritto tutto attaccato, oltre 900 simpatizzanti quotidianamente “postano” ricordi e detti che oltre alla particolarità dell’accento esprimono molto di più: dalla filosofia di vita concreta, realistica, fino all’atteggiamento ottimistico e un po’ sbruffone, passando per i personaggi che hanno fatto la storia di Civitanova, dalle pesciarole alle “cencette”, fino a Ciriaco “che se je chiedi na pizza te spara” come ricordano tutti i nati fino al 1990. E ancora a descrivere l’indole pacifica e accomodante dei civitanovesi alcuni post come: “vede mpò che te daco du moccatò” o “ao Fra che vo rleà” , “Io so de lo porto e chi me tocca è morto” “ao Fra vede de fa lo vono” che corrisponderebbe al saggio monito di “uomo avvisato mezzo salvato”.

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C’è poi la categoria dei consigli degli anziani che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito: da “cocco de nonna se vai in gniro cuscì frifrinello te pija la free..e io te ce meno sopre!” a “se te caschi te ce rdaco sopre”.

Non vengono sottovalutate neanche le problematiche della città, partendo dai parcheggi con “d’estate non c’è parcheggio manco pe li muturì”, “ce metti du ore a troà parcheggio e quando rii a lo mare pioe” fino alla viabilità: “mettecene n’antro de autovelox” o “le rotonde co le sculture dentro che ogni orda che ce passi te vergogni”. E poi c’è l’identikit: “-Chi? Eddaje cullù…l’amico de cossora che scappa co quessadrri”.

Ma la vera perla del linguaggio civitanovese è il famoso aforisma scioglilingua che anche un cinese troverebbe complesso: “O va vo ve lo vi? Sci va ve” (Traduzione per chi non è pratico dell’idioma della moderna Cluana: O papà, vuoi bere il vino? Si va bene).

Ma ovviamente, fra tanti fans non mancano le critiche che vengono però subito rispedite al mittente: “la nostra è autoironia, commenta un lettore”. E se parlare da “contadini” come commenta una  lettrice può essere utile a riscoprire uno spirito di comunità che oggi si sta piano piano spegnendo, perchè non farlo? Il dialetto è il metro con cui si misura la cultura di un popolo, è la metafora delle esperienze, l’insieme di significante e significato. Mi arriva un messaggio: Oh fra ma che stai a dì, parla come magni!



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