23 maggio 1992,
un giorno che cambia la storia
Diciotto anni fa la strage di Capaci
“Quel giorno e’ una specie di spartiacque nella vita nazionale”. Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, l’associazione contro le mafie, ricorda cosi’ a CNRmedia la strage di Capaci, di cui ricorre oggi il diciottesimo anniversario. “Quel giorno il potenziale di illegalita’ che era cresciuto dentro la societa’ italiana si e’ riversato con potenza sconosciuta contro le istituzioni e contro il simbolo della lotta per la legalita’, cioe’ Giovanni Falcone”.
“Non si era mai verificato un attentato concepito in quel modo: un’azione di guerra, non soltanto un’autobomba. Giovanni Falcone – prosegue Dalla Chiesa – era una minaccia mortale per la mafia e purtroppo era stato visto come una minaccia quasi isolata: colpendo Falcone, l’offensiva dello Stato sarebbe stata depotenziata, colpita a morte. Per fortuna cosi’ non e’ stato, neanche uccidendo, in seguito, Borsellino. Pero’ la riflessione che tutti dobbiamo fare e’ sul perche’ per anni Cosa Nostra abbia allevato dentro di se’ l’idea che il suo unico grande nemico fosse Giovanni Falcone”.
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In questi giorni abbiamo dato molto risalto al convegno organizzato dall’Istituto Tecnico Geometri di Macerata dal titolo “Tutti insieme contro la mafia”. Un’iniziativa lodevole che ha visto il momento clou nella testimonianza del poliziotto in incognito Gianni Palagonia.
Oggi sei studenti dei Geometri, scelti tra quelli più motivati e più sensibili all’argomento, partecipano alle manifestazione di commemorazione a Palermo, in occasione del 18° anniversario della strage di Capaci.
– Tutti insieme contro la mafia
La testimonianza dello sbirro invisibile:
https://www.cronachemaceratesi.it/?p=25200
–Il silenzio della mafia raccontato a Macerata:

E’ un giorno di storia comune che viene propinata alla popolazione italiana esponendola come un fatto anomalo.
La Mafia che decide di uccidere Falcone e Borsellino è un po come il cedimento strutturale dichiarato dallo stato per il DC9 di Ustica.
Ed esattamente come per Ustica dove, dopo decenni, i creduloni delle parole di stato hanno potuto avere notizia che non si trattò di una fatalità, anche per le due stragi oggi si ha notizia di implicazioni “strane” dello stato italiano e dei servizi segreti nella preparazione degli attentati, nel particolare a quello di Paolo Borsellino. Dichiarazioni rese da numerosi pentiti e collaboratori che confermano la presenza di persone “sconosciute ma di apparato” identificate da tutti fotograficamente quali personaggi dell’allora Sisde che curarono la ricezione e la preparazione della 126 usata per l’attentato.
Proprio il silenzio di questi giorni, le mancate commemorazioni mediatiche ed il mancato eco che una notizia del genere (nonstante sia una costante dei tanti “misteri” italiani) dovrebbe avere, rappresentano l’abilità nel deviare l’attenzione comune, nell’occultare.
Citando un noto contemporaneo “In Italia dicono ci sia uno stato nello stato. E guardandosi intorno non è ben chiaro quale sia il preponderante e chi faccia parte dei due schieramenti […] si potrebbero mettere le maglie nere agli appartenenti dell’uno e, magari, bianche ai componenti dell’altro […] il problema che si paleserebbe, credo, sarebbe il gran numero di persone con maglie bianche e nere”
Ciò, tuttavia, è solo una mia opinione