Il silenzio della mafia
raccontato a Macerata
Ai Geometri la lezione di Gianni Palagonia, lo sbirro invisibile
di Matteo Zallocco
Il suo volto non può essere ripreso, il suo nome deve restare sconosciuto. Perché Gianni Palagonia – pseudonimo scelto al volo, leggendo il nome del paese di provenienza di una cassetta di arance – è uno sbirro antimafia che ha dato fastidio a Cosa Nostra. Troppo fastidio. Tanto da dover lasciare la sua Catania e trasferirsi in una città del Nord, che pure resta rigorosamente ignota. La sua storia l’ha raccontata stamane ai ragazzi dell’Istituto Tecnico Geometri Bramante di Macerata. Compare di spalle, su un maxischermo e viene intervistato in videoconferenza da Pier Nicola Silvis, vice questore di Macerata che – come Gianni Palagonia – è anche scrittore e la mafia la conosce bene essendo stato protagonista nel 1992 dell’arresto dell’allora numero due di Cosa Nostra, il boss Giuseppe “Piddu” Madonia, intercettato quasi casualmente durante una sua breve trasferta in Veneto.
Palagonia esordisce facendo i complimenti al Questore Giuseppe Oddo: “In pochi dicono quello che ha detto lui, evidentemente è un uomo libero”.
Anche Giuseppe Oddo la mafia la conosce bene. Lui che in Sicilia ha lavorato per tutta la vita prima di essere recentemente trasferito a Macerata: “Non bisogna avere nessun tipo di considerazione nei confronti di questa gente, sono persone che vivono lucrando del lavoro degli altri – ha detto utilizzando poi parole ben più pesanti -. Se venite a Palermo non crediate di trovare l’omino con la lupara e la coppola in testa, la mafia è abilissima e si adegua ai tempi, usano bene le tecnolgoie, spesso sono all’avanguardia rispetto a tutti noi. Bisogna uscire da certi stereotipi e i ragazzi sono i primi a dover capire l’importanza della correttezza”.

Da noi la mafia c’è? “Grazie a Dio qui è tutto più tranquillo ma questo non ci fa abbassare la guardia perché da qualche parte forse è riuscita ad entrare perchè non si è vigilato abbastanza. Siamo attentissimi per evitare infiltrazioni mafiose, qui a Macerata vigiliamo, in altri posti bisogna guardare il fenomeo molto da vicino”.
Gianni Palagonia, cos’è la mafia? “Non più quella che spara, ma quella che ricicla – risponde lo sbirro invisibile – . Comprano case, alberghi, centri commerciali, ora la mafia si veste in giacca e cravatta”. Palagonia ha parlato anche del suo ultimo libro, ‘Nella mani di nessuno’: “Ho iniziato a scrivere perché ero molto arrabbiato, ci sono tante ottime persone nella Polizia ma anche qalche burocrate di troppo. Con questi libri racconto le mie esperienze, i poliziotti veri non sono quelli delle fiction, non sono i Montalbano, ma quelli che dicono parolacce perché lavorare sulla strada non è una cosa semplice”.

E’ apparentemente sereno Gianni Palagonia, ma dentro di lui non può che esserci tanta rabbia: “Purtroppo in Italia chi ci dovrebbe indicare la retta via in alcuni casi fa il contrario, il livello superiore di Cosa Nostra è la politica e io questo legame l’ho visto da vicino. L’eminenza grigia esiste, io l’ho pedinato, lui e tutto il suo entourage, è il trade union tra la classe politica e la mafia. Dopo averlo visto e non poter far molto io e tutti gli altri volevamo smettere di fare questo lavoro. Nonostante tutte le indagini sui politici non si è arrivati mai da nessuna parte”.
Gianni Palagonia, un uomo lasciato solo: “Mi sento frustrato, emarginato, mia moglie mi ha lasciato a causa di questo lavoro e dopo il divorzio non avevo più i soldi neanche per comprare il gelato ai miei figli. Vivevo come un barbone in un agriturismo. Mi sono risposato da poco tempo”.
Nonostante tutto, Gianni Palagonia dice di essere innamorato del suo lavoro: “E’ un mestiere bellissimo che non cambierei con nessun altro più remunerativo, sono orgoglioso dei miei giorni e morirò da poliziotto”.
Foto di Guido Picchio



sono questi i momenti in cui mi sento di poter dire di essere orgoglioso del mio paese, perchè abbiamo uomini come lui.
E’ VERO,ORA LA MAFIA SI VESTE IN GIACCA E CRAVATTA.