25 aprile: gesto simbolico
del sindaco Carancini
in memoria della Resistenza
Una breve cerimonia per celebrare il 25 aprile si svolgerà anche a Macerata domani mattina, alle ore 8, in via Cioci.
Il sindaco Romano Carancini, prima di partire alla volta di Montalto di Cessapalombo per presenziare alla Celebrazione provinciale del 65° anniversario della Liberazione, ha scelto infatti di apporre personalmente una corona di alloro davanti al monumento dedicato alla Resistenza. Un gesto simbolico di partecipazione della città di Macerata alle celebrazioni ufficiali dello storico evento che il neo sindaco vuole riportare anche nei prossimi anni nel capoluogo. Alla cerimonia sono stati invitati il prefetto, il presidente della Provincia e l’Anpi e naturalmente sono invitati i cittadini.
Come ogni anno il Comune, oltre a dei mazzi di fiori che saranno posti sulle tombe dei caduti nel civico cimitero, farà apporre a nome del Comune, del Prefetto, dell’Anpi, del Cil e delle associazioni combattenti, anche delle corone di alloro davanti al monumento ai caduti di piazza della Vittoria, di Piediripa e di Santa Maria del Monte, davanti al monumento dedicato al maggiore Infelisi e alla lapide dedicata a Salvo d’Acquisto a Piediripa. Cornici di alloro infine per numerose lapidi dislocate in città.
Dalla liberazione d’Italia alla Costituzione (1945-1947)
L’AVANZATA DEGLI ALLEATI, dopo lo sfondamento della “linea Gotica”, e l’insurrezione partigiana al Nord liberarono e riunificarono, il 25 aprile 1945, l’Italia.
La diversità delle esperienze vissute nelle varie parti del paese, dal settembre 1943, si rivelò però non facilmente componibile; approfondì, in modo diverso nel Nord e nel Sud, la cesura della guerra e le tradizionali spaccature.
Nell’immediato dopoguerra prevalse comunque l’attesa di mutamenti profondi nella vita civile e nelle istituzioni.
Dopo una crisi ministeriale lunga e complessa si costituì, il 20 giugno 1945, un ministero guidato da Ferruccio Parri, ex vice comandante del Corpo Volontari della Libertà, esponente del Partito d’Azione. La nomina di Parri a Presidente del Consiglio fu il risultato dell’elisione delle candidature contrapposte di Nenni, segretario del Partito Socialista, e di De Gasperi al quale fu confermata tuttavia la responsabilità degli Affari Esteri.
Da quella posizione, De Gasperi poté conoscere meglio l’ambiente internazionale del dopoguerra, le tendenze che dopo la fine delle ostilità si stavano affermando nei rapporti fra le potenze; poté consolidare la consapevolezza di condizionamenti internazionali nella rinascita della democrazia in Italia.
Dopo un breve periodo di attività, svolta fra grandi difficoltà per la gravissima situazione dell’economia e della finanza pubblica, per la disoccupazione e lo stato di miseria in cui era il paese, il ministero Parri dovette dimettersi per contrasti fra i partiti del CLN che lo sostenevano.
La carica di presidente del Consiglio venne affidata allora a De Gasperi; per la prima volta l’esponente di un partito di massa, il leader dei cattolici italiani raccolti nella DC – che aveva sostenuto il dovere di passare “dall’opposizione al governo” – assumeva la guida del paese.
La vicenda costituì uno dei segni significativi dei cambiamenti avvenuti dopo il crollo del fascismo: l’affermarsi di una democrazia fondata sui partiti popolari e di massa.
Fra difficoltà di carattere interno e internazionale, De Gasperi riuscì a garantire una ordinata transizione verso un assetto finalmente democratico del paese.
Nella primavera del 1946 si svolsero le prime elezioni libere dell’Italia liberata, alle quali parteciparono per la prima volta le donne, per eleggere i Consigli Comunali; il 2 giugno si tenne il referendum per la scelta fra Monarchia e Repubblica che contribuì alla difficile saldatura fra l’Italia repubblicana che stava nascendo e l’Italia monarchica e a porre la Repubblica – che ottenne il 54,3% dei voti – su basi solide.
Lo stesso giorno venne eletta anche l’Assemblea Costituente.